
Come vi avevamo già raccontato nel nostro approfondimento sull’evoluzione down-country del cross country, il mondo delle competizioni off-road sta cambiando radicalmente. Passeggiando tra i padiglioni del Taipei Cycle Show, non potevamo certo ignorare una delle protagoniste assolute di questa rivoluzione: la Giant del Campione del Mondo Alan Hatherly.
Osservandola dal vivo, si capisce perfettamente perché Hatherly indossi la maglia iridata. Questa bici è l’esempio lampante di come l’XC moderno sia diventato a tutti gli effetti la “Formula 1” della mountain bike, dove ogni dettaglio deve essere pronto per essere ottimizzato in un lampo ai box.
Elettronica e meccanica: il setup del campione
Sulla Giant targata Hatherly, la ricerca della leggerezza e dell’affidabilità si traduce in scelte tecniche precisissime, che bilanciano le ultime tecnologie con la solidità della meccanica tradizionale.

Trasmissione e freni: il cuore pulsante della propulsione è affidato all’ecosistema Shimano. Sulla bici spicca il precisissimo cambio elettronico XTR Di2, abbinato a una guarnitura e a un impianto frenante della medesima e prestigiosa serie XTR.
Sospensioni top di gamma, ma a cavo: in netta controtendenza rispetto all’elettronica dilagante nel settore sospensivo, Hatherly sceglie l’affidabilità del cavo meccanico. Il telaio è equipaggiato con il pacchetto FOX Factory al gran completo: forcella da 34 con i classici foderi arancioni, ammortizzatore Float SL e reggisella telescopico. Tutti rigorosamente impreziositi dalla scorrevolissima finitura dorata Kashima.
Adattabilità “da pit-stop”: Flip-Chip e cockpit
La velocità di percorrenza, garantita dalle filanti coperture Maxxis Aspen, deve potersi unire alla massima capacità di superamento degli ostacoli sui tecnici tracciati di Coppa del Mondo. Per farlo, il mezzo deve poter essere stravolto dai meccanici in una frazione di secondo per trovare il setup ideale:
Geometrie variabili: il telaio sfrutta il sistema flip-chip posizionato sul link della sospensione. Questa soluzione permette di variare le geometrie e la posizione di riding, cucendo letteralmente la bicicletta addosso alle asperità del percorso.

Manubrio “spezzato”: niente cockpit integrato in un unico pezzo per il fuoriclasse sudafricano. La scelta di un manubrio tradizionale (piega e attacco separati) non è casuale: garantisce un accesso immediato ai cavi e permette ai meccanici di effettuare regolazioni o sostituzioni lampo tra una prova e l’altra.
Ammirare dal vivo la bicicletta che porta orgogliosamente il nome di Alan Hatherly e la bandiera del Sudafrica è sempre un’emozione per chi vive di fuoristrada. Una vera e propria macchina da guerra superleggera, pensata per i professionisti che non lasciano nulla al caso e che esigono un mezzo pronto a mutare pelle in base alle sfide della pista.
Per il reel realizzato presso lo stand Northwave al Taipei Cycle Show 2026 guarda qui: https://www.instagram.com/p/DWZBAntgWmS/.














