Non è una novità assoluta il marchio, per chi ci segue. Ne avevamo già parlato in passato, presentandolo come un brand estremamente innovativo per le possibilità di personalizzazione (qui l’approfondimento). Ma novità assoluta lo è il prodotto: dopo anni di fedeltà all’alluminio, Kavenz compie un passo deciso verso il carbonio con il nuovo progetto VHP X, che segna una svolta tecnica nella visione “modulare” della telaistica della casa tedesca.
Kavenz, marchio giovanissimo, non ha mai fatto del marketing patinato la propria cifra. Anche questa volta, lo sviluppo non è stato nascosto, ma raccontato passo dopo passo attraverso una serie video che documenta prototipi, errori, test improvvisati e progressi concreti. Così nasce VHP X, da quanto dichiarato non una semplice evoluzione della piattaforma precedente, quanto più un ripensamento radicale. Ecco perché.

Kavenz presenta VHP X: il nuovo progetto del telaio ibrido
Le incertezze geopolitiche e le difficoltà commerciali legate ad alcuni mercati strategici hanno spinto il brand a riconsiderare la filiera, riportando la produzione in Europa e coinvolgendo partner specializzati. Questa scelta ha portato un cambio di paradigma: congiunzioni in alluminio lavorate CNC abbinate a tubi in carbonio realizzati tramite avvolgimento a filamento.
Le sezioni in carbonio vengono unite alle congiunzioni in una dima dedicata, che garantisce allineamenti accurati durante l’incollaggio strutturale. Il risultato è un telaio ibrido che unisce la precisione meccanica delle parti lavorate alla leggerezza e alla risposta dinamica del composito (potremmo dire in stile Atherton).

Uno degli elementi più distintivi del VHP X è l’area modulare attorno al movimento centrale e al cambio. Qui il telaio può essere configurato con diverse piastre e interfacce, permettendo di variare assetto e comportamento. Un concetto che amplia le possibilità di personalizzazione e rafforza la loro idea di “più telai in uno”.
Analisi ingegneristica del prodotto
Sul fronte ingegneristico, il team ha utilizzato analisi FEM per individuare le aree a maggiore sollecitazione, intervenendo in particolare su tubo sterzo e tubo sella con rinforzi mirati. Non sono mancati test empirici, definiti con ironia “ghetto test”: prove di impatto e caduta che hanno messo a confronto tubi in alluminio e carbonio. In più di un caso il composito ha mostrato una resistenza sorprendente, rimanendo strutturalmente integro dove l’alluminio evidenziava deformazioni permanenti.


Il percorso non è ancora concluso. Sono previsti test di certificazione indipendenti e prove di invecchiamento in camera climatica per validare definitivamente la struttura. Ma il prodotto è praticamente pronto: il prezzo indicativo del telaio dovrebbe attestarsi intorno ai 3.600 euro, con anche programmi di aggiornamento dedicati agli attuali proprietari dei modelli precedenti.
Per maggiori informazioni: www.kavenz.com.












