Chi è Fabio Bassignana? Nato come stradista, ora è uno dei protagonisti della Coppa del Mondo U23

Melgaço
Fabio Bassignana a braccia alzata sotto il traguardo di Melgaço, prima vittoria internazionale tra gli U23 (credit: novomatias)
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Fabio Bassignana è uno dei nomi emergenti della mountain bike italiana. All’ultimo anno tra gli U23, il piemontese sta vivendo una stagione che lo ha visto compiere un importante salto di qualità, anche in ottica del passaggio che lo attende tra gli Elite il prossimo anno. Una crescita costruita attraverso un percorso iniziato da giovanissimo e passato praticamente da tutte le discipline del ciclismo.

Il percorso giovanile

Originario di Caselle Torinese, Bassignana ci ha raccontato di essere praticamente «nato sopra la bici». Le prime esperienze, però, sono arrivate su strada, mentre si allenava al Velodromo Francone (a San Francesco al Campo), prima di ampliare progressivamente i propri orizzonti verso la mountain bike. «Da esordiente e allievo ho fatto praticamente tutto: pista, ciclocross, strada e mountain bike. Da Junior, invece, mi sono dedicato solamente alla MTB».

Una scelta che, almeno inizialmente, non era necessariamente definitiva. Terminata l’esperienza tra gli Junior, Fabio ha infatti provato nuovamente la strada con la Beltrami TSA, continuando parallelamente a frequentare il mondo della mountain bike. Un passaggio che non ha però avuto gli sviluppi sperati e che lo ha successivamente riportato verso le ruote grasse. «Quando ho avuto l’occasione di passare su strada l’ho fatto, anche perché in quel momento non avevo molta scelta. L’esperienza con la Beltrami, però, non è stata un granché. Fortunatamente l’anno successivo mi ha chiamato KTM e sono tornato alla mountain bike».

Da allora la MTB è diventata il centro della sua carriera. Un ambiente nel quale il piemontese ha trovato anche una maggiore affinità con le proprie caratteristiche. Anche se riconosce di avere ancora margini di miglioramento dal punto di vista tecnico. «In bici sicuramente devo colmare un po’ il gap nella parte tecnica. Mentre vado molto bene nei tratti in salita, che sono quelli che mi piacciono di più».

L’idea di cimentarsi nuovamente in più discipline non è completamente tramontata, anche se il calendario internazionale della mountain bike rende oggi questa possibilità complicata. «Mi piacerebbe, però con gli impegni della mountain bike sarebbe difficile riuscire a fare tante cose. Si corre molto e, raggiunto questo livello, sinceramente non mi sposterei più. Poi mai dire mai».

Il salto di qualità nella stagione 2026

È soprattutto nell’ultima stagione che il percorso del classe 2004 ha conosciuto una nuova accelerazione. All’ultimo anno tra gli U23, l’azzurro ha trovato maggiore continuità di rendimento e risultati importanti anche fuori dall’Italia. Alla base della crescita c’è anche un cambiamento di allenatore (anche lui, come diversi Elite, è attualmente seguito da Matteo Lonati) che ha conseguentemente portato a una modifica nella preparazione. «Quest’anno ho fatto qualche cambiamento. Sono stato più regolare negli allenamenti e sicuramente più stabile rispetto all’anno scorso. Ho modificato anche la tipologia di lavoro e mi sento di aver fatto un bel salto».

Una stagione caratterizzata anche da un calendario particolarmente intenso, con numerose trasferte internazionali alla ricerca dei punti UCI necessari per guadagnarsi spazio ai massimi livelli. «È sicuramente l’anno in cui ho preso più aerei per andare alle gare. Abbiamo fatto tante trasferte organizzate praticamente in autonomia con i miei compagni, proprio per cercare punti UCI. Siamo partiti prestissimo, già a fine febbraio in Portogallo e poi non ci siamo più fermati. A fine Europeo ho chiuso un ciclo di 7 gare in 8 settimane».

Una strategia che ha prodotto un risultato particolarmente importante: la vittoria della Continental Series, che gli garantisce la possibilità di partecipare a tutte le prove di Coppa del Mondo nella stagione successiva. «Non era un obiettivo che avevo programmato dall’inizio. Dopo aver vinto a Melgaço mi sono detto che, facendo bene anche nelle altre tappe, avrei potuto provarci. Alla fine è stata la scelta giusta. Purtroppo non è una competizione tanto sponsorizzata perché non c’era una maglia per il leader o un montepremi. Però, i primi tre di ogni tappa ricevono un Golden Ticket per la successiva prova di Coppa del Mondo, mentre i primi cinque della classifica finale si assicurano la wild card in Coppa per un’intera stagione».

Fabio Bassignana: «In Coppa del Mondo mi sento molto cresciuto»

Questa stagione ti ha visto crescere specialmente nelle prove internazionali. Quanto senti di essere migliorato?

«Soprattutto insieme agli allenatori siamo riusciti ad azzeccare il periodo nel quale dovevo stare bene, quello centrale con tre prove di Coppa quasi consecutive. Sono partito molto bene a Melgaço e poi sono riuscito a mantenere una buona condizione fino a Puy-Saint-Vincent, dove ho trovato il secondo successo stagionale fuori dall’Italia. Nelle prove di Coppa del Mondo ho avuto probabilmente alcune delle migliori gambe della mia vita, quindi non posso lamentarmi».

Quanto è stato importante conquistare punti UCI e riuscire così a partire più avanti?

«Ha aiutato tantissimo, perché partire davanti è fondamentale. Vale nel cross country olimpico come nello short track. Soprattutto per me che faccio un po’ più fatica sui percorsi veloci. Avere una buona posizione in griglia può cambiare molto la gara».

Lo short track è uno degli aspetti sui quali pensi di dover lavorare maggiormente?

«Sì, soprattutto su alcuni percorsi. Essendo una gara di circa venti minuti può succedere di tutto. Ci sono tracciati sui quali riesco a esprimermi meglio e altri dove faccio più fatica. Ad Andorra, per esempio, con un percorso veloce e stretto, il primo giro determina tantissimo la gara e poi diventa molto difficile recuperare posizioni. Quest’anno, infatti, non stavo neanche male, ma quando ho visto che dopo un paio di giri in fondo mi sono ritirato perché era impossibile recuperare le posizioni di testa. Quindi rimanere in gara giusto per recuperare 3/4 posizioni non aveva senso. E, con il senno di poi, ho fatto anche bene».

Il tuo miglior risultato in Coppa del Mondo, infatti, è attualmente il settimo posto raccolto proprio nel XCO di Pal Arinsal. Qual è adesso il prossimo obiettivo?

«Il sogno sarebbe salire sul podio in Coppa del Mondo, anche se in questo momento so che sarebbe un’impresa. Quando ho una buona giornata riesco ad avvicinarmi ai primi, ma mi manca ancora quel gradino per giocarmi i primi tre posti. Se devo pensare a un obiettivo più raggiungibile, sicuramente una top 5 sarebbe un gran risultato».

Tra i percorsi affrontati in Coppa del Mondo, quale si adatta maggiormente alle tue caratteristiche?

«Per come sono fatto direi Leogang, perché c’è tanta salita. Magari non posso dire che sia oggettivamente il percorso più bello, però è quello dove riesco a esprimermi meglio. Anche Andorra mi piace perché è molto dura».

Quest’anno, come ormai succede da diverse stagioni, nella categoria U23 sembra esserci un dominatore fisso. Due anni fa Amos, lo scorso anno Treudler, quest’anno Schehl. Come si corre contro atleti che vedi già chiaramente pronti a un’altra categoria?

«Ci sono corridori che hanno chiaramente un altro passo. Schehl lo vedi solamente in parte e poi lo ritrovi all’arrivo. Quando è nella giornata giusta il gap rispetto al resto del gruppo è senza senso. A La Thuile, ad esempio, ho chiuso il primo giro in quarta posizione, con il terzo davanti a me, e lui ci dava già 30 secondi… All’Europeo, però, abbiamo visto che anche atleti del genere possono essere battuti. Questo significa che bisogna sempre provarci».

L’esperienza agli ultimi Europei

Agli Europei hai conquistato l’argento con l’Italia nel Team Relay. Che esperienza è stata?

«Era la seconda volta che facevo una Team Relay, perché l’avevo già disputata da Junior. È una gara molto bella, ma anche una giornata impegnativa perché devi essere sempre concentrato. Io partivo per ultimo e inizialmente non ero felicissimo, perché l’ultima frazione comporta una bella responsabilità».

Quando sei partito, però, la situazione era già abbastanza definita.

«Sì, i distacchi erano già importanti e la Svizzera aveva una marcia in più. Ho dovuto soprattutto mantenere il vantaggio che avevamo sulle squadre dietro. Non c’è stato un vero duello, quindi ho cercato di gestire la situazione e portare a casa il risultato».

Hai invece rinunciato allo Short Track. Perché?

«È stata una scelta tecnica. Arrivavo da un periodo nel quale avevo corso tantissimo e non riuscivo ad allenarmi come avrei voluto. Fare anche lo Short Track avrebbe significato affrontare potenzialmente tre o quattro gare. Non essendo freschissimo, abbiamo preferito concentrarci su Team Relay e Cross Country Olimpico».

Il nono posto della domenica ti ha invece soddisfatto?

«Sinceramente mi aspettavo qualcosa di meglio. Però è stata una giornata durissima, che arrivava al culmine di un periodo intenso ed ero un po’ scarico. In più gli organizzatori della corsa hanno modificato il percorso del Monte Tamaro, rendendolo ancora più duro e veloce, con meno tratti dove respirare. A condire il tutto ci sono stati i 35° di caldo intenso, che hanno reso la gara davvero una prova di resistenza. Onestamente puntavo a un risultato migliore, ma considerando il tutto credo di aver raccolto il massimo».

Uno sguardo ai Mondiali di Val di Sole

Dopo una prima parte di stagione ricca di risultati e trasferte internazionali, l’attenzione di Bassignana si sposta ora verso uno degli appuntamenti più importanti dell’anno: i Mondiali MTB in Val di Sole.

Che sensazioni provi pensando a un Mondiale da disputare in casa?

«Non vedo l’ora di correre. Gli avversari saranno più o meno gli stessi che affrontiamo abitualmente in Coppa, ma la corsa iridata si sa: è una cosa a sé. Nelle settimane che mancano voglio dedicare ogni minuto possibile all’allenamento per arrivare in Val di Sole nella migliore condizione possibile».

Conosci già il percorso?

«Sì, recentemente abbiamo già fatto uno stage con la Nazionale proprio lì. Il percorso è molto bello. Quello dello short track mi è sembrato abbastanza veloce, quindi bisognerà anche capire su quali gare concentrarsi per cercare di raccogliere il massimo».

Ti piacerebbe essere nuovamente schierato nel Team Relay?

«Sicuramente non mi dispiacerebbe ripetere l’esperienza dell’Europeo. Per il Mondiale non abbiamo ancora parlato delle convocazioni definitive e sarà poi Mirko con il suo staff a decidere chi schierare nella staffetta».