MONDIALI 2023 / Storia di Mathieu van der Poel e della sua bici preferita: la mountain bike (parte 1)

Mathieu van der Poel dopo tante polemiche parte in quinta fila
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Mathieu van der Poel è nato come ciclocrossista e in seguito si è buttato sulla strada, seguendo gli esempi che aveva in famiglia: il padre Adrie, il nonno Raymond Poulidor e il fratello maggiore David, pure ciclocrossista. Ma anche prima che la strada diventasse sempre più importante, Mathieu aveva messo gli occhi sulla mountain bike. Alla fine di febbraio 2016, come prolungamento della stagione del cross, andò alla Sunshine Cup, una corsa a tappe a Cipro. In vista di una possibile qualificazione ai Giochi Olimpici di Rio in estate, voleva già raccogliere punti lì. 


Cominciò male. All’aeroporto venne fuori che le biciclette si erano perse. Mathieu dovette aspettarle due giorni, fino alla vigilia del prologo. Si correva di sera, quindi Mathieu decise di esplorare parte del percorso delle tappe successive durante il giorno. Lo portarono su con il furgone, da qualche parte sulle montagne di Cipro, e gli dissero che lo avrebbero aspettato a valle. Qualche ora dopo, Mathieu chiamò Christoph Roodhooft, il suo manager, per dire che aveva una gomma a terra. Quella fu l’ultima volta che lo sentirono, perché la connessione internet smise di funzionare. Lui non riusciva più a raggiungerli e senza GPS loro non sapevano dove cercare. Andò così per quattro o cinque ore, con Roodhooft che girava col furgone sulle strade strette dell’isola, quasi disperato. Finché non vide finalmente Mathieu seduto su un masso.

A quel punto però mancava pochissimo al via del prologo, quindi tornarono a velocità folle col furgone. Mathieu non se la sentiva più di correre, si convinse appena in tempo. Partì senza aspettative, dopo una giornata così frenetica. Arrivò decimo in quel prologo, spinto dall’adrenalina. E ancora meglio: il giorno dopo, nella prima corsa vera e nella sua prima vera gara lunga di mountain bike ad alto livello, vinse subito. E contro quattro corridori tra i primi venti del ranking mondiale, compreso il campione olimpico in carica, il ceco Jaroslav Kulhavy. Fu l’inizio di un grande amore: in mountain bike Mathieu cominciò ad assaporare un mondo a lui completamente sconosciuto, molto più grande di quello del ciclocross. Rimase colpito da quanto devi essere completo come ciclista per competere con i migliori della mountain bike. Oggi ammette tranquillamente che delle tre bici la sua preferita è senz’altro la mtb. 


Nel maggio dell’anno dopo, il 2017, andò a Nove Mesto per la sua prima gara di Coppa del Mondo di quella stagione. Con un problema: la mountain bike che aveva all’epoca non era di ottimo materiale. Faceva anche uno strano scricchiolio, guaio che fu risolto soltanto dopo una lunga ricerca, la notte prima della gara. Subito dopo la partenza Mathieu ebbe anche un altro intoppo: un cavo si staccò, facendolo scivolare dalla posizione di partenza, il novantesimo posto – per mancanza di punti UCI – al centoventesimo, tra gli ultimi di tutto il gruppo. Fortunatamente, i meccanici riuscirono a ricollegare il cavo e Mathieu poté iniziare la sua corsa di recupero. 


Quello che si vide da lì in poi van der Poel non lo aveva mai mostrato neanche su strada. Una rimonta impressionante, clamorosa, mentre tutti si aspettavano che Mathieu crollasse. Ma niente: nel penultimo giro fece ancora il giro più veloce, e chiuse ottavo, a quasi tre minuti dal vincitore Nino Schurter. La raccontò così: «Veramente non ne avevo più voglia, ma ho cominciato a pensare a quanto tempo avevano lavorato sulla mia bici, allora ho continuato a pedalare».

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