Avondetto guarda a Val di Sole con un occhio rivolto a Parigi: «Arrivo un po’ scarico, ma sto bene»

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Simone Avondetto, in azione lo scorso anno a Nové Město con la maglia di campione europeo di XCO
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Domani prenderà il via il weekend di Coppa del Mondo di Val di Sole, unica tappa italiana della stagione di short track e cross country. XCO è anche disciplina olimpica, quindi, per i bikers delle nazionali che ancora non hanno comunicati i convocati, questa sarà l’ultima occasione per convincere i propri ct a sceglierli per la spedizione olimpica di Parigi 2024.

Tra le selezioni ancora in dubbio c’è l’Italia, dove a contendersi i due slot disponibili per gli uomini sembrano esserci tre atleti: Simone Avondetto, Luca Braidot e Juri Zanotti. Stando ai risultati ottenuti fino a ora in questa stagione, Avondetto sembra essere quello più sicuro del posto e, alla vigilia di Val di Sole, abbiamo voluto sentire le sensazioni proprio del nativo di Moncalieri.

Per prima cosa, tu come stai?

«Sto bene. In quest’ultimo periodo ho dovuto un rifiatare un po’ perché nella prima parte di stagione ho corso parecchio e quindi dopo Nove Mesto mi sono fermato qualche giorno, prima di salire di nuovo in bici».

Che aspettative hai per questo weekend?

«Non so bene cosa aspettarmi da questa tappa. Si trova in un punto della stagione molto particolare. Quindi non sarà semplice da interpretare. Tra aprile e maggio ho vissuto un ottimo stato di forma, mentre ora sono in fase di ricarica delle energie. Anche perché il prossimo mese sarà molto pieno e importante. Però in questi primi 15 giorni di giugno mi sono allenato bene e sicuramente non arrivo a questo appuntamento impreparato. Vediamo se il lavoro frutterà già a Val di Sole, ma sicuramente prenderò ciò che arriva analizzando il risultato in prospettiva dei prossimi impegni».

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Il piemontese Simone Avondetto, 24 anni, torna a vestire la maglia di campione europeo dopo 2 anni

Però quest’anno ti presenti con due maglie pesanti: perché sei campione italiano di short track, ma soprattutto campione europeo di cross country. Cosa cambia?

«Per me non cambia nulla. Val di Sole è una bella tappa, il tracciato mi piace e correre lì è sempre una soddisfazione. Sicuramente ci sarà più tifo per noi italiani rispetto alle altre tappe e indossare queste maglie lì mi fa piacere. Anche perché è l’unica tappa italiana del calendario di Coppa del Mondo, ma alla fine conta come le altre».

Pensi che a Val di Sole riuscirai a confermare le top ten raccolte in Brasile? O magari punterai addirittura a entrare tra i primi cinque?

«Non lo so. Mi sto allenando parecchio, ma dopo le tante fatiche degli scorsi mesi non arrivo freschissimo all’appuntamento. Ovviamente voglio almeno un piazzamento tra i primi dieci/quindici, anche per dare continuità ai precedenti risultati. Ma non so se posso ambire a qualcosa di più. Diciamo che prenderò un po’ quello che arriva da Val di Sole».

Le previsioni meteo danno pioggia, soprattutto tra sabato e domenica. Come cambia il percorso? Tu preferisci una gara bagnata (visto che in Romania ha portato fortuna), o no?

«No, sicuramente io preferisco l’asciutto. Sono un biker che si sa difendere bene anche sul bagnato, ma se dovessi scegliere vorrei un weekend con il sole. Anche perché se dovesse essere asciutto, il percorso è naturale. Quindi sarà molto polveroso e duro. Mentre se dovesse piovere per tutto il fine settimana, il terreno potrebbe scavare tantissimo e ciò comporterebbe una gara molto diversa da quella prevista. Ma in fondo anche questo fa parte del suo fascino».

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Il nativo di Moncalieri tutto sporco di fango, ma a braccia alzate sul traguardo di Cheile Grădiștei (Romania)

Lo short track si è sempre adattato meno del cross country alle tue caratteristiche. Il tricolore, però, ti ha dato una maggiore consapevolezza nei tuoi mezzi?

«Devo dire che se sul campionato europeo ci puntavo molto, la vittoria dell’italiano di short track non me l’aspettavo nemmeno io. Anche per questo motivo lo considero un successo molto importante e significativo per me. Perché vuol dire che sto migliorando in questa disciplina ed è bello vedere come il lavoro che fai produce poi i suoi frutti».

A Nove Mesto ti abbiamo visto un po’ affaticato rispetto alle altre uscite stagionali. Solo stanchezza o c’era altro?

«L’avvicinamento al weekend non è stato semplice. Purtroppo, dopo l’europeo, ho avuto l’influenza per una settimana che mi ha condizionato l’avvicinamento. Quindi, anche se visto le premesse, i risultati ottenuti sono da considerarsi positivi».

Non sono ancora ufficiali le convocazioni, ma è probabile che tu faccia parte della spedizione olimpiaca di quest’estate. Quale sarà il tuo avvicinamento a Parigi?

«In realtà molto dipenderà dalle convocazioni, che ancora devono uscire. Ovviamente sono fiducioso, perché la stagione è positiva e i risultati ci sono. Però le valutazioni spettano al ct e io deciderò il mio programma estivo solo dopo questo annuncio. Certo, se dovessi essere convocato ci sono tante corse ancora prima dell’Olimpiade, ma non è il massimo arrivare a un evento così importante troppo affaticati. Quindi in caso valuteremo se saltare qualche corsa, ad esempio una delle due di Coppa del Mondo che sono in programma da qui a fine luglio. Perché è vero che sono in classifica e che mi farebbe piacere curarla, ma se ho la possibilità di andare a Parigi quella è la priorità. Avrò altre occasioni per fare bene lì. Se invece non verrò chiamato punterò tutto sulla Coppa del Mondo».

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Simone Avondetto sta vivendo una stagione decisamente positiva al suo secondo anno tra i professionisti

Insieme al ct e ai tuoi compagni di nazionale sei recentemente stato sul percorso olimpico. Che impressioni hai avuto?

«Si tratta del classico percorso delle Olimpiadi: tutto artificiale. Rispetto a quelli a cui siamo abituati di solito, quindi varia un pochino. Molto battuto, scorrevole e veloce. Hanno messo qualche passaggio tecnico artificiale, un paio di dettagli e qualche tronco. Però nel complesso è un tracciato carino, ovviamente molto duro e tutto un po’ a strappetti. I tratti in salita non mancano».

Celestino ci ha fatto i nomi di Pidcock e Koretzky come favoriti per la vittoria. Tu altri papabili o non si scappa da questi due?

«No. Penso che i nomi siano quelli. Soprattutto Pidcock è il grande favorito per me. L’ha dimostrato più volte in carriera. Anche a Nove Mesto, dove era al debutto stagionale, ha subito dettato legge. È lui l’uomo da battere per tutti».

Cosa ha in più degli altri?

«Non saprei spiegare. Semplicemente ha un talento fuori dal comune».