Se le moderne bici da strada sono arrivate, oggi, ad essere dei gioielli per tecnologia e performance, devono molto del loro sviluppo al mondo del fuoristrada. La disciplina della mountain bike, in tutte le sue declinazioni. Il ciclocross e il più recente gravel, hanno come comune denominatore, da sempre, la forte propensione a sperimentare. Infatti, superare gli ostacoli naturali dei percorsi nel modo più fluido, meno dispendioso. E, soprattutto, evitando danni meccanici è sinonimo di velocità, sicurezza e possibilità di vittoria.
Quindi, cercare soluzioni tecniche per migliorare la resa del mezzo meccanico è un processo che, nel fuoristrada, è sempre stato più “avanti” rispetto alla controparte stradista. Un esempio? Il freno a disco. Nonostante in Mtb esso circolasse stabilmente già da diversi anni prima, è stato presentato al mondo commerciale road “solo” ad Eurobike 2012. Eppure, da lì a prendere stabilmente piede tra gli stradisti, è passato quasi un decennio.
Dal freno a disco ai tubeless, fino al perno passante
Collegato al freno a disco, poi, è stato lo sviluppo di telai a “perno passante”, visti prima nell’off-road rispetto alla strada. Questo è, sostanzialmente, un’asta rigida che si avvita alle estremità inferiori della forcella, “passando” internamente al mozzo della ruota. Una tecnologia che garantisce l’uniformità della frenata senza le flessioni dovute ai precedenti quick release. Migliorando ulteriormente le biciclette per rigidità, stabilità e performance.
In generale, però, alla mountain bike si deve una totale revisione del comparto ruota. Gomme, cerchi, inserti, rapportatura: tutto è stato rivisto grazie all’esperienza maturata dal fuoristrada.
Le gomme da strada adesso sono stabilmente di 28-30 millimetri, un netto cambiamento rispetto ai 19-22 millimetri di un paio di decenni fa. Necessariamente, anche i cerchi sono diventati più larghi. Tra 19 e 21 millimetri, una misura su cui la gomma può “lavorare” meglio evitando di stallonare e spanciare.
E le camere d’aria? I tubolari? Quasi del tutto spariti in favore del “tubeless”, una tecnologia in auge, nel fuoristrada, già dai primi anni del 2000. Tubeless (letteralmente “senza camera d’aria”) è un tipo di gomma che, grazie al liquido latticizzante da inserire al suo interno oltre alla tradizionale aria, “sigilla” il copertone al cerchio, consentendo persino l’autoriparazione di piccole forature grazie a quello stesso fluido. Sempre di derivazione off-road, è l’utilizzo di “inserti” rigidi interni al battistrada, utili alla protezione del cerchio dagli urti e di conseguenza alla diminuzione del rischio foratura.
Una rivoluzione sulle pressioni degli pneumatici
Così, le pressioni di gonfiaggio vengono anch’esse totalmente riviste: gli 8-9bar del recente passato sono, oggi, praticamente dimezzati grazie a questi “prestiti” tecnologici del fuoristrada, permettendo una maggiore aderenza (anche sul bagnato), sicurezza e scorrevolezza.
Allo stesso modo, la moderna rapportatura posteriore a 11 o 12 velocità con dentature fino a 34 o 36, o l’uso di monocorona anteriori, è una deriva del mondo delle ruote grasse.
Infine, è cosa recente che anche le bici da strada abbiano iniziato ad “aprire” le loro geometrie, i loro angoli, a garanzia di una maggiore stabilità e un migliore assorbimento degli urti, oltre a una più facile guida e un maggior comfort, una delle ultime derive assimilate dal mondo fuoristrada.
A questo punto, gli utenti Mtb che girano da oltre un decennio sulle loro bici equipaggiate con freni a disco, monocorona, cassetta posteriore 52-11 e pressioni di gonfiaggio sotto 1.5bar staranno sbadigliando, ma tant’è: il ciclismo su strada deve moltissimo allo sviluppo tecnologico promosso dalla mountain bike.

















