Sfruttando una giornata di pioggia in quel di Finale Ligure, zona nella quale si sta allenando in questi giorni Valentina Corvi, abbiamo fatto due chiacchiere con la campionessa italiana XCO U23. La nativa di Sondrio, dopo un’ottima prima stagione nella categoria, in inverno ha cambiato squadra passando dal team italiano Santa Cruz RockShox, ai tedeschi del Canyon CLLCTV Factory XCO. Per Corvi si tratta di un passo importante per il suo percorso di crescita, come biker e come persona.
Raccontaci come è nata la trattativa e cosa ti ha convinto a firmare per Canyon.
«L’offerta del team era già arrivata nel corso della scorsa stagione e ho capito subito che si trattava di un’opportunità non indifferente. Una volta comprese le difficoltà di Santa Cruz, ho ascoltato la loro proposta e mi è stato presentato un progetto decisamente valido e molto interessante. A cui non ho potuto dire no. D’altronde, Canyon è un grandissimo team e il passaggio in questa formazione segna un importante step di crescita per la mia carriera».
Come si struttura il tuo calendario di corse per il nuovo anno?
«Con il team esordiremo a metà febbraio in Spagna, nella gara internazionale di Chelva e la settimana dopo correremo a Banyoles. Queste due corse serviranno per iniziare a testare la gamba in vista della Coppa del Mondo, di cui affronteremo tutte e dieci le prove. Partiremo dalle prime due brasiliane di inizio aprile, fino alla tappa canadese di metà ottobre. La stagione sarà estremamente lunga e sarà fondamentale lavorare bene tra un appuntamento e l’altro».


L’ultima volta che ci eravamo sentiti ci avevi raccontato di voler provare anche a correre su strada. Nel 2025 sarà così?
«Si, ed è stata la stessa squadra a dirmi che avevano intenzione di testarmi su più discipline. Non solo mountain bike, ma anche ciclocross e strada. D’altronde, tutte le squadre targate Canyon collaborano molto tra di loro e il mio contratto è molto versatile».
Hai già avuto qualche contatto con la formazione da strada?
«Ho fatto il ritiro a dicembre con la Canyon SRAM. Non so ancora se riuscirò a correre con loro già da quest’anno, ma se lo farò sarà con la formazione Development. Si tratta comunque di una decisione che prenderemo più avanti insieme alla squadra, anche in base alla possibilità di far combaciare gli appuntamenti su strada con il calendario di mountain bike, che rimane la priorità».
Questa è la tua prima esperienza in un team estero. Quali sono le prime sensazioni?
«Ci sono tante cose diverse e aspetti da non sottovalutare, ad esempio la lingua. In Santa Cruz eravamo tutti italiani, sia tra i corridori che nello staff. Non c’era quindi una barriera linguistica. Mentre in Canyon c’è gente che proviene da ogni parte del mondo e si può dialogare solamente in inglese. In più, i proprietari della squadra abitano a Girona, dove è situata la base centrale. Quindi tutte le volte che faremo un ritiro o che correremo il punto di ritrovo sarà in Spagna. Di conseguenza, io mi dovrò spostare da sola fino a lì. Per la prima gara a Chelva, ad esempio, mi allenerò fino all’ultimo vicino casa e poi prenderò il volo fino a Valencia, dove la squadra mi verrà a prendere. Mentre quando correvo in Italia il punto di ritrovo era spesso a qualche ora da casa, se non addirittura più vicino, e poi ci si spostava insieme ai compagni».

Quest’anno hai deciso di cambiare rispetto alla solita preparazione. Niente ciclocross (o quasi), riposo più lungo e poi tanto lavoro mirato per la MTB. Questa rivoluzione ha dato i suoi frutti?
«Lo scopriremo solamente nel corso della stagione. Quella di non fare nessuna gara di ciclocross, a parte il campionato italiano dove è stata proprio la squadra a chiedermi di provare a difendere il titolo, è stata una scelta che abbiamo fatto dopo un’attenta riflessione con il mio preparatore. Il 2024 è stata una stagione molto pesante e lunga, e il 2025 non sarà da meno. Quindi era importante recuperare bene dalla fatiche dalle scorso anno e fare una preparazione mirata a raggiungere gli obiettivi che mi sono prefissata per la MTB. Dopo il rientro dalle vacanze, infatti, ho fatto principalmente lavoro in palestra e tanti allenamenti specifici con la bici. A dicembre ho poi svolto un blocco importante in Portogallo con il team su strada che mi ha aiutato soprattutto a livello di ore, di volumi e di chilometri nelle gambe. Questa è stata una novità importante della mia preparazione. In questo periodo, dalle mia parti, fa molto freddo e solitamente uno si butta su sport alternativi come ad esempio lo sci, la corsa o la palestra stessa. Perché in bici è un po’ difficile andare, mentre quest’anno la preparazione l’ho svolta soprattutto con il mezzo».
Quali sono gli obiettivi per il 2025?
«Sicuramente le gare di Coppa del Mondo saranno il fulcro della mia stagione. La squadra per cui corro da massima importanza a questi eventi e io stessa ci terrei tanto a far bene. Soprattutto vorrei trovare una certa costanza ed essere sempre protagonista di tutte le tappe a cui prenderò parte. Non ho inoltre mai negato che, dopo il podio dello scorso anno (ottenuto ad Axarà, Brasile, ndr), nel 2025 vorrei riuscire a vincere una prova. So ovviamente che si tratta di un obiettivo molto difficile da raggiungere. Però ho scelto questa squadra proprio perché penso che mi possa dare tutto ciò che serve per fare lo step finale e centrare il risultato grosso. Infine vorrei provare a centrare quel podio mondiale che lo scorso anno mi è scappato di una sola posizione (quarta è stata la sua posizione finale, ndr)».
Quest’anno la corsa iridata si disputa a Crans-Montana, su un percorso ben noto. Pensi si addica alle tue caratteristiche?
«Lo scorso anno abbiamo corso a Crans-Montana in Coppa del Mondo, ma a causa delle condizioni meteo estreme e l’eccessiva presenza di fango, gli organizzatori hanno dovuto modificare il tracciato. Quindi la mia prima, e per ora unica, esperienza lì è stata un po’ falsata. Quella mondiale sarà sicuramente una corsa molto più dura e fisica, con tanta salita a fare la differenza. A me personalmente il tracciato non dispiace, anche se si tratta di un percorso diverso da quelli ai cui siamo abituati. Questo lo rende ancora meno prevedibile. Quello dello scorso anno di Andorra, per esempio, era un percorso più tradizionale e leggibile».

Insieme a te è arrivata in Canyon Jenny Rissveds… un’atleta che in carriera ha vinto giusto qualcosa… hai già provato a “rubare” qualche trucco del mestiere?
«Uno dei motivi che mi ha convinto a scegliere questo team è proprio la possibilità di correre fianco a fianco con compagni di squadra del calibro di Luca Schwarzbauer e Jenny Rissveds, dai quali potrò imparare davvero tanto. Al momento non ho ancora avuto modo di avere a che fare con loro, perché il primo incontro tutti insieme lo faremo nel training camp di febbraio. Quello sarà il momento giusto per me per osservarli da vicino, allenarmi insieme a loro e scambiare opinioni, di cui io farò ovviamente tesoro. Non ti nego poi che un po’ ansia questo primo incontro me lo mette. Non dico di essere impaurita, ma si tratta di figure di calibro internazionale che fino ad oggi ho sempre visto distanti da me. Trovarmi adesso a condividere tanto tempo, dagli allenamenti agli istanti che precedono la corsa, è un cambiamento importante, ma che fa parte del mio percorso di crescita».
«In più, correre con Jenny è un po’ un sogno che si avvera – ci rivela Corvi – Lei è da sempre il mio punto di riferimento e il mio idolo. Pensare di esser diventata una sua compagna di squadra mi fa un certo effetto. Sicuramente la studierò e le chiederò tanto, sperando di poterci anche creare un bel rapporto personale».

Domanda tecnica: che differenze noti tra la nuova MTB Canyon e la tua precedente bici?
«A livello di performance io ero già abituato a un livello abbastanza alto perché la Santa Cruz è un’ottima bici, soprattutto in discesa. La nuova bici Canyon ho avuto modo di provarla negli allenamenti di dicembre e devo dire che mi sono subito trovata a mio agio. Si tratta di una bici estremamente performante in tutti i terreni, sia in salita che in discesa. Rispetto alla precedente MTB questa ha il vantaggio di avere le sospensioni elettroniche. Per farci capire è dotata del nuovo modello RockShox, che è utilizzato anche da un campione come Nino Schurter. Quindi stiamo parlando di una bici veramente competitiva ed è stato facile per me trovare subito la giusta confidenza. Specialmente in discesa, dove avere buona confidenza col mezzo fa non poco la differenza».














