Siamo nel 2025, l’era del tubeless, delle mousse e dei materiali ultra tecnici. Eppure, tra gli appassionati di mountain bike, sono ancora molti quelli che utilizzano la classica camera d’aria. Le ragioni sono diverse: semplicità, pulizia, compatibilità con cerchi tradizionali (perché convertire non è sempre una buona idea), facilità di gestione e costi contenuti. Magari non sarà la soluzione più performante in termini di scorrevolezza o peso, ma i suoi vantaggi pratici restano innegabili.
Cosa fare quando la camera d’aria si buca?
Praticità che si vede soprattutto nei momenti peggiori, come quello della foratura. Un nemico subdolo e sempre in agguato. Nel caso delle gomme con camera d’aria la domanda è semplice, ma cruciale: che si fa quando si buca? Si butta o si ripara?
Molti optano per la sostituzione immediata della camera. È rapido, efficace e, spesso, anche più sicuro. Basta sfilare la camera danneggiata, controllare che la copertura non presenti tagli profondi o corpi estranei conficcati (come spine, vetri o chiodi), e inserirne una nuova. Una soluzione comoda, soprattutto se prima di una gara o durante un’uscita.

Altri, invece, preferiscono riparare. Una scelta più lenta, certo, ma che ha i suoi vantaggi: si risparmia qualche euro e si contribuisce a ridurre l’impatto ambientale. Per chi va in bici, poi, una camera salvata è una piccola ma vera e propria vittoria personale. Ovviamente, per le riparazioni, parliamo di danni limitati: fori singoli, tagli minimi, lesioni che non compromettono la tenuta complessiva della camera.
Come si individua il punto esatto della perdita?
Un piccolo consiglio, per chi fosse interessato al discorso: per individuare il punto esatto della perdita, se occhio e tatto non bastano, il metodo più semplice resta quello della bacinella d’acqua. Si gonfia leggermente la camera e la si immerge: le bollicine d’aria segnaleranno il punto preciso della foratura. Una volta individuato, si asciuga bene l’area e si procede con la toppa.
Esistono due tipi principali di patch: quelle autoadesive, rapide e pratiche, e quelle vulcanizzate, che richiedono l’uso di una colla speciale. Quest’ultima opzione garantisce però, se ben eseguita, una maggiore durata e tenuta nel tempo.

In entrambi i casi, è fondamentale che la superficie sia perfettamente pulita, asciutta e leggermente carteggiata (la carta è compresa nei kit), per favorire la massima aderenza.
E per le camere in TPU?
E per le camere più moderne, come quelle in TPU (poliuretano termoplastico)? Anche in questo caso, esistono kit di riparazione specifici, spesso forniti dal produttore stesso. Le toppe in TPU permettono di intervenire anche su queste camere ultraleggere, sebbene con un po’ più di attenzione.
Alla fine, tutto si riduce a una scelta personale: velocità contro sostenibilità, praticità contro manualità. C’è chi, per abitudine o mancanza di tempo, preferisce sempre una camera nuova e risolvere tutto in pochi minuti (una scelta comunque comprensibile). C’è chi invece trova nella riparazione un gesto consapevole, quasi terapeutico, capace di riportare in vita un componente che altri considererebbero già da buttare.
E tu, quando fori… butti o ripari?











