La Thuile: quanto conta la compattezza del terreno

La Thuile
Luca Shaw in azione a La Thuile, alle sue spalle si vede la scia di polvere alzarsi dal terreno (credit: UCI MTB)
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Avete visto quanti errori hanno commesso i riders nella tappa downhill a La Thuile? Abbiamo assistito a tantissimi “voli”, alcuni dei quali anche molto spettacolari. Errori simili, però, rappresentano un unicum: almeno da parte dei professionisti della discesa.

Ma qual è il motivo per cui abbiamo visto i Pro più in difficoltà del solito? In realtà, non c’è una sola ragione, bensì è il risultato di un insieme di fattori. Anche se, alla fine, la classifica parla chiaro: il talento batte qualsiasi piano. E Jackson Goldstone ha dimostrato di essere figlio degli Dei della discesa: con una run decisamente extraterrestre.

Pista totalmente nuova. La Thuile è una tappa inedita nel calendario delle World Series di Downhill: questo è un indice fondamentale. Infatti, la pista scelta per la prova mondiale era nuova, dunque “fresca” e non battuta. Qui, i riders si sono trovati a dover “inventare” le loro linee su un terreno che, per molti turni, non ha dato nessun riferimento.

Continui assestamenti. Ecco perchè le prime giornate di prova sono state molto difficili: il tracciato continuava a cambiare. Man mano che i bikers passavano solcando i vari passaggi, il terreno si assestava e le traiettorie prendevano forma… o sparivano.

Proprio così. Una traccia tagliata fresca e poco collaudata nasconde, al di sotto, foglie, radici e sassi smossi. Ed ecco che il gioco è fatto: intensificando i passaggi, il terreno (già secco) si sfalda e permette l’affiorare di tutte le insidie, scombinando – magari – pensati per il prossimo giro.

Goldstone
Jackson Goldstone, leader della classifica generale, in azione a La Thuile (credit: UCI MTB)

L’erba tagliata è scivolosa come ghiaccio e, di giro in giro, laddove al passaggio precedente si era scelto una certa linea, venti minuti o mezz’ora dopo si incappava in una situazione totalmente diversa.

Ecco che, con una discesa in continua evoluzione, per gli atleti è stato difficile trovare i riferimenti giusti e “memorizzare” la pista. In questa disciplina estremamente veloce, la memoria gioca un ruolo fondamentale: i turni di prova servono proprio a questo. Infatti, abbiamo visto molte curve, o passaggi tecnici, interpretati in modi anche diametralmente opposti. Come se non bastasse c’erano anche tante contropendenze insidiose a destabilizzare il flow della picchiata verso la valle.

Pulizia di guida. In casi simili, la differenza tra i piloti è molto sottile: diventa tutta una questione di sensibilità e capacità di adattamento.
La foga di uno stile aggressivo non verrà premiata: conta molto di più modulare la frenata, portando una buona velocità in curva. Per fare ciò, sarà fondamentale “appoggiarsi” a qualsiasi sponda – non soltanto a quelle costruite artificialmente – ricavando “anticipi” ovunque sia possibile. Frenate veementi e staccate al limite potranno soltanto far perdere secondi preziosi: la guida, anche se velocissima, dovrà essere pulita e senza eccessi.

Goldstone si è dimostrato un vero mago: nonostante sia giovanissimo, è riuscito ancora una volta a dare lezioni di Downhill ai suoi avversari. Guardandolo scendere, si nota immediatamente come lasci correre la bici, cercando la giusta velocità alla quale affidare la rotazione dei cambi di direzione. Il suo stile innovativo, poi, gli permette – nel vero senso della parola – di “volare” sugli ostacoli senza lasciare indietro secondi preziosi. Chi riuscirà ad impensierirlo per la conquista del titolo?