Avondetto: «C’è un po’ di amarezza per la Cape Epic, ma ora testa alla Coppa e al Mondiale in casa»

Cape Epic
Simone Avondetto alle prese con le interviste pre Cape Epic (credit: Wilier-Vittoria)
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Dopo il rientro dal Sudafrica, Simone Avondetto traccia un bilancio della sua Cape Epic 2026: una gara vissuta sempre ai vertici, con una vittoria di tappa e il rammarico per una classifica generale sfuggita all’ultimo.

Com’è andata questa Cape Epic?

«La gara è stata positiva. Nonostante un percorso più veloce e duro dello scorso anno, nei primi giorni abbiamo cercato di stare sempre davanti ed evitando problemi. Da quel punto di vista è andata bene. Siamo stati costanti, presenti in tutte le tappe e siamo riusciti anche a vincerne una. In altre occasioni, però, siamo arrivati molto vicini al successo».

Resta però un po’ di amarezza…

«Ovviamente ci aspettavamo un finale diverso. Partire per l’ultima tappa in maglia gialla ti fa credere davvero nella vittoria. Purtroppo non è andata come speravamo, ma fa parte del gioco. Nel complesso è stata comunque una settimana molto positiva».

Cosa vi è mancato per fare la differenza? Sia nella generale, ma anche nelle singole tappe.

«Spesso ci siamo giocati le tappe in volata con atleti molto veloci. Forse ci è mancato un po’ di spunto nel finale, magari avremmo potuto anticipare di più in alcune situazioni. Però abbiamo anche cercato di gestire le energie e correre in modo intelligente. Quindi non ci sono rimpianti».

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Simone Avondetto e Luca Braidot delusi dopo aver perso la maglia nell’ultima tappa della Cape Epic 2026 (credit: Wilier-Vittoria)
Rispetto al 2025, cambia il giudizio sull’esperienza?

«L’anno scorso era tutto nuovo e il secondo posto finale era oltre le aspettative. Quest’anno, invece, sapevamo di poter puntare alla vittoria, quindi è normale sentire più amarezza. Eravamo più vicini, ma abbiamo trovato avversari molto forti».

Tornerai alla Cape Epic nel 2027?

«È ancora presto per dirlo. Sicuramente è una gara che vorrei rifare, ma i programmi non sono ancora definiti».

Vedremo più gare marathon o corse a tappe nel tuo futuro?

«Difficile. La Coppa del Mondo resta l’obiettivo principale. La Cape Epic è un caso a parte, ha un prestigio unico tra le gare a tappe».

Con un mese a disposizione prima dell’inizio della stagione di Coppa del Mondo, con Simone ne abbiamo approfittato anche per provare a guardare un po’ più avanti e capire le sue ambizioni stagionali.

Come ti preparerai per le prime tappe di maggio?

«Farò qualche giorno di riposo, poi ci saranno ancora due o tre settimane di lavoro per arrivare al top da maggio in avanti. L’obiettivo è trovare più continuità e stare sempre davanti».

Cape Epic
Scatto di Simone Avondetto e Luca Braidot in allenamento alla Cape Epic 2026 (credit: Wilier-Vittoria)
Quest’anno assisteremo al debutto in una nuova location: in Asia. Aspettative?

«Non sappiamo cosa aspettarci. Quello in Corea del Sud è un percorso nuovo per tutti, quindi sarà interessante. Arriveremo lì qualche giorno prima per studiarlo bene e prendere confidenza».

Arrivi a questa nuova stagione con il “titolo” di vicecampione del mondo: cambia qualcosa mentalmente?

«È stata una grande emozione, ma non cambia molto. Sicuramente ti dà la consapevolezza che puoi essere lì davanti con i migliori e ti spinge a migliorarti ancora. Per il resto è tutto come sempre».

Qual è l’obiettivo per questa Coppa del Mondo 2026?

«L’obiettivo principale è trovare la forma e la costanza per essere sempre protagonista. Poi certo, vorrei ovviamente riuscire a salire sul podio. L’anno scorso ci sono andato vicino più volte e ormai penso di avere le carte in regola per centrarlo».

Puoi puntare anche al successo di tappa?

«Ormai i distacchi sono minimi, quindi tra vittoria e podio cambia poco a livello di prestazione. Ovviamente una volta che ti trovi lì davanti punti sempre al bottino grosso, però anche un podio non è un risultato da disprezzare. Sicuramente sono entrambe soddisfazioni che mi voglio togliere».

European Continental Series
Esordio stagionale con vittoria per Simone Avondetto nella prova elite maschile a Melgaço, prima prova della European Continental Series (credit: novomatias)
Lo short track resta un punto debole?

«Sì, è una gara che soffro un po’ e dove voglio migliorare. Non tanto per il risultato in sé, ma perché fare una buona prestazione nella gara XCC mi permettere di migliorare la mia posizione di partenza nella gara della domenica. Partire in prima o seconda fila, piuttosto che in terza, quarto o ancora più indietro fa una grande differenza».

Il Mondiale in Val di Sole rappresenterà uno snodo centrale dell’annata di mountain bike: un appuntamento dal peso specifico diverso, per il contesto e per le aspettative che inevitabilmente lo accompagnano. Su un tracciato storicamente selettivo e tecnico, sarà uno dei momenti chiave della stagione.

Quanto conta il fatto che il Mondiale quest’anno si corra in Italia?

«Il Mondiale è sempre un grande obiettivo, ma quest’anno lo sarà ancora di più. Correre in casa cambia tutto: senti di più il pubblico, l’atmosfera, e anche la responsabilità di fare bene».

Correre in casa è più motivo di pressione o di stimolo?

«Entrambe le cose. Ci sarà sicuramente più pressione, ma anche tanta motivazione. È il tipo di gara per cui vale la pena lavorare tutto l’anno».

Che risultato sogni davanti al pubblico di casa?

«Sarebbe bellissimo riuscire a portare a casa un grande risultato. Un podio in Italia avrebbe un sapore speciale, diverso da qualsiasi altra gara. Però siamo ancora lontani per pensarci. Ci sarà sicuramente un periodo dedicato alla preparazione specifica a fine agosto. Cercheremo di arrivarci nella miglior condizione possibile».