Ci sono carriere costruite sulla continuità. E poi ci sono quelle che, proprio nel momento di massimo successo, scelgono di cambiare direzione. Così ha deciso di fare il possessore della maglia iridata di cross country Alan Hatherly.
Due volte campione del mondo (2024 e 2025), bronzo olimpico a Parigi 2024 e riferimento della nuova generazione della mountain bike, dallo scorso anno il sudafricano ha intrapreso una strada alternativa, che dal 2026 virerà verso una direzione inattesa: lasciare temporaneamente la mountain bike per immergersi totalmente nel ciclismo su strada.
La scelta, però, è ben mirata e molto diversa da quella che sembra in apparenza. Hatherly non lascia la MTB per cambiare disciplina, ma per dominarla meglio al ritorno.

L’obiettivo di Hatherly è quello di uscire dalla comfort zone per diventare più forte
Nel ciclismo moderno, il talento puro non basta più. Serve completezza, adattabilità, visione. È su questo principio che si basa la scelta di Hatherly. Entrare nel WorldTour significa confrontarsi con un ecosistema completamente diverso: ritmi più lunghi, strategie collettive, gestione dello sforzo su scala molto più ampia. Un linguaggio nuovo, che richiede tempo per essere assimilato. Eppure, è proprio lì che si costruiscono gli strumenti per fare la differenza.
La strada, per Hatherly, non è un obiettivo finale, ma un mezzo. Un laboratorio dove sviluppare resistenza, lettura tattica e capacità di stare nel gruppo. Tutti elementi che nella mountain bike moderna pesano sempre di più.
Non è un caso isolato. Negli ultimi anni, il confine tra discipline si è fatto sempre più sottile. I corridori più vincenti sono spesso quelli capaci di muoversi tra mondi diversi, portando con sé competenze trasversali (giusto per citarne alcuni: Mathieu van der Poel, Tom Pidcock e Pauline Ferrand-Prevot). Hatherly si inserisce perfettamente in questa evoluzione.

Lasciare il proprio habitat naturale comporta inevitabilmente dei rischi. Il livello del WorldTour è altissimo, e il margine di adattamento non è scontato. Ogni gara è un banco di prova, ogni risultato una conferma, o un passo indietro. Ma è proprio questo il punto: accettare l’incertezza come parte del processo. Perché il vero obiettivo non è vincere subito su strada, ma tornare nella MTB con qualcosa in più.
Los Angeles 2028 nel mirino
Tutto converge verso un traguardo preciso: le Olimpiadi di Los Angeles 2028. Dopo il podio conquistato a Parigi, Hatherly non si accontenta. Il progetto è chiaro, quasi chirurgico: costruire un atleta più completo oggi per essere imbattibile domani.
Ogni chilometro su asfalto, ogni corsa nel WorldTour, ogni esperienza accumulata ha un solo scopo: arrivare al via della prova olimpica nella miglior versione possibile.

Un segnale per tutto il ciclismo
La scelta di Hatherly racconta qualcosa di più ampio. Il ciclismo sta cambiando, e con lui i suoi protagonisti. Le discipline non sono più compartimenti stagni. Si contaminano, si influenzano, si arricchiscono a vicenda. E gli atleti che accettano questa trasformazione sono spesso quelli destinati a lasciare il segno.
In questo senso, la scommessa di Hatherly non è solo personale. È il riflesso di uno sport che evolve e di un modo nuovo di interpretarlo.














