A pochi giorni dal via della Coppa del Mondo 2026, abbiamo raggiunto Valentina Corvi (vincitrice lo scorso anno della classifica generale XCO U23), che mentre era in viaggio verso la Corea del Sud, durante lo scalo obbligato a Zurigo, l’azzurra ci ha raccontato sensazioni, preparazione e obiettivi della nuova stagione di Coppa che vedrà un debutto insolito per il massimo circuito internazionale.
Un inizio carico di incognite: tra jet lag, una nuova destinazione e un percorso tutto da scoprire; ma anche di grande entusiasmo per un 2026 che può segnare un ulteriore salto di qualità nella sua carriera, dopo un anno già ricco di soddisfazioni.
Com’è andata la tua preparazione invernale?
«È stato un inverno abbastanza diverso rispetto agli anni passati. Ho scelto di non fare ciclocross e questo mi ha permesso di lavorare in modo più strutturato, con blocchi di allenamento più mirati e moderni. Ho cercato di costruire una base più solida, sia dal punto di vista aerobico che della forza. Sono stata spesso in Spagna, dove ho potuto aumentare il volume grazie al clima favorevole, senza le limitazioni dell’inverno. Questo mi ha aiutato a lavorare con continuità e a prepararmi meglio per una stagione lunga e impegnativa come quella che mi aspetta».

In questi primi mesi hai corso soprattutto su strada. Cosa ti aspetti e quanto pensi ti possa aiutare questo corso diverso di avvicinazione alla Coppa del Mondo?
«È stata un’esperienza davvero molto importante. Ho avuto la possibilità di correre due gare a tappe World Tour (come la Setmana Ciclista Volta Femenina de la Comunitat Valenciana e la Vuelta a Extremadura Femenina, ndr) con il team Canyon SRAM e per me è stato un grande passo avanti. Non è solo una questione di condizione fisica, ma anche di esperienza: stare in gruppo, gestire ritmi elevati e confrontarmi con atlete di altissimo livello mi ha insegnato tanto. È un tipo di gara diversa, ma proprio per questo molto formativa».
Come ti trovi con il team Canyon SRAM?
«Mi trovo molto bene. È un ambiente molto professionale, ma allo stesso tempo familiare. Mi hanno dato tutto quello che serve per crescere, sia a livello tecnico che personale. Ho imparato tanto, anche grazie al confronto con bikers più esperti come Jenny (Rissveds) o Luca (Schwarzbauer), e penso di essere nel posto giusto per continuare a migliorare. In più mi ha permesso di correre anche su strada e quindi migliorarmi come atleta a 360°. Credo che due anni fa non potessi fare scelta migliore di questa».
Quali sono i principali benefici per una biker di correre anche su strada?
«Sicuramente ti dà uno sforzo più costante e prolungato, quindi lavori molto sulla resistenza e sulla capacità di tenere ritmi alti per tanto tempo. Questo è qualcosa che poi torna utile anche nella mountain bike. Inoltre, migliora molto la frequenza di pedalata e la gestione dello sforzo. Un altro aspetto fondamentale è quello tattico: su strada impari a leggere meglio la gara, a posizionarti, a capire i momenti chiave. Sono dettagli che fanno davvero la differenza quando torni a correre in MTB».

In questi mesi ti abbiamo vista presente a sole due gare XC, che sensazioni a pochi giorni dalla prima tappa di Coppa del Mondo?
«Sono abbastanza soddisfatta. Non ho fatto tantissime gare, però nelle occasioni che ho avuto sono riuscita a essere competitiva e a stare con atlete di alto livello, per di più gareggiando tra le elite. Questo mi dà fiducia, perché significa che il lavoro fatto in inverno sta andando nella direzione giusta. Ovviamente c’è ancora tanto margine di miglioramento e non mi aspetto di essere già al massimo della forma questo weekend, anche perché la stagione è lunga e i momenti più importanti arriveranno più avanti. Le sensazioni, però, sono positive. L’obiettivo è partire con una buona condizione e poi crescere nel corso delle settimane, cercando di arrivare al top nei momenti chiave del calendario».
Correre in Corea è una novità assoluta per tutti, cosa ti aspetti da questo nuovo percorso?
«È una situazione completamente nuova per tutti, quindi sarà interessante vedere come ognuno reagirà. Il viaggio è lungo e il jet lag può influire molto, così come l’ambiente e le condizioni locali. Allo stesso tempo sono curiosa, perché non sono mai stata in Asia e mi piace anche l’idea di scoprire posti nuovi. Sarà una sfida non solo sportiva, ma anche di adattamento».
Cosa ti mette più in difficoltà o ti spaventa quando affronti una gara in un posto nuovo?
«Più che il percorso in sé, che possiamo studiare nei giorni precedenti, direi tutto quello che sta intorno alla gara. Non sapere com’è il cibo, l’ambiente, la cultura o anche semplicemente l’organizzazione può creare un po’ di incertezza. Sono aspetti che magari sembrano secondari, ma in realtà possono influire sulla prestazione. Allo stesso tempo, però, sono anche le cose che rendono queste esperienze stimolanti».

Qual è il grande obiettivo della stagione 2026?
«Il principale obiettivo sono ovviamente i Campionati Mondiali in Val di Sole, anche se tutto il mese di agosto in generale, con anche gli Europei all’inizio, sarà un periodo delicato. Correre in casa è qualcosa di speciale e rappresenta una grande motivazione. Ci saranno anche altri appuntamenti importanti durante la stagione, ad esempio giugno è ricco di tappe anche con il debutto XC in Coppa a La Thuile. Insomma, sarà una stagione ricca di gare importanti, ma il Mondiale in Italia è sicuramente l’evento cerchiato in rosso sul calendario».
Cosa rappresenta per te il Mondiale in Val di Sole? E dopo il bronzo dello scorso anno, che forse ha lasciato un po’ di amaro in bocca, punti questa volta al metallo più pregiato?
«Sicuramente correre in casa in Mondiale è qualcosa di davvero speciale. Il Val di Sole è già una tappa iconica per noi italiani, con un pubblico incredibile e un’atmosfera unica. Pensare di correre lì un Campionato del Mondo con la maglia azzurra è emozionante anche solo a immaginarlo. Sarà sicuramente un’esperienza intensa, a prescindere dal risultato. Dopodiché non posso negare che, per quanto sia stato un risultato importantissimo, il bronzo dello scorso anno un po’ mi ha bruciato. Anche perché quando si arriva a questi eventi per puntare alla vittoria, anche un terzo posto può non soddisfare al massimo. Però rimane un traguardo importante e che aumenta la voglia di rifarmi in questa stagione».
Dopo i risultati dello scorso anno senti più pressione?
«Sicuramente ho più consapevolezza rispetto al passato, perché so cosa posso fare e cosa posso raggiungere. Ovviamente mi sono fissata degli obiettivi importanti, ma cerco di non farmi condizionare troppo dalle aspettative esterne. Spero che gli sforzi fatti in questi anni diano i loro frutti, ma al momento mi concentro soprattutto sul lavoro quotidiano e sul percorso che sto facendo. Le pressioni fanno parte dello sport, ma è importante gestirle nel modo giusto».














