Manubri larghi: i pro’ non la pensano tutti allo stesso modo

Manubri larghi
Manubrio più largo significa più leva, ma non per forza migliore guidabilità (credit: @piperalbrecht)
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Esiste davvero una misura perfetta per il manubrio? No, e anche guardando la Coppa del Mondo, la risposta sembra essere sempre più chiara. Se c’è infatti una lezione che arriva osservando i professionisti, è che sulla larghezza del cockpit non esiste una regola assoluta, nemmeno ai massimi livelli.

Senza dubbio negli ultimi anni la tendenza generale è andata verso misure sempre più ampie (qui un approfondimento). Nel mondo maschile è ormai normale vedere manubri di circa (o anche oltre) i 74-75 centimetri, mentre anche tra le ragazze si superano frequentemente i 70 centimetri (qualche informazione per gli integrati). Una scelta che nasce dall’evoluzione stessa dei tracciati: circuiti più veloci, tecnici e aggressivi, dove avere maggiore leva dà controllo dell’anteriore.

Manubri larghi
Bjorn Riley, promessa Scott, adotta un manubrio piuttosto stretto, e spesso lo si vede anche impugnare le manopole nella parte più interna (credit: @piperalbrecht)

Eppure, basta guardare più attentamente la griglia di partenza per capire che il tema è molto meno scontato di quanto sembri. A Nove Mesto, ad esempio, uno dei grandi protagonisti del weekend, Bjorn Riley pedalava (come da abitudine) su un manubrio nettamente più stretto rispetto alla media del paddock, probabilmente non oltre i 70 centimetri. Una scelta controcorrente che conferma quanto il feeling personale resti ancora centrale anche in un’epoca dominata dalla ricerca esasperata della performance, ma anche dell’aerodinamica.

Il tema diventa ancora più interessante osservando il mondo Marathon. Qui, nonostante le bici siano sempre più vicine a quelle del Cross Country olimpico, la tendenza verso manubri larghissimi appare generalmente meno estrema. Anche tra gli specialisti delle lunghe distanze continuano infatti a vedersi configurazioni relativamente compatte, spesso al di sotto delle misure oggi considerate “standard”.

Manubri larghi
Nino Schurter per tutta la sua carriera ha utilizzato manubri piuttosto stretti. Anche nell’era 29er mai sopra i 68 centimetri

Ad occhio, ad esempio, atleti come Wout Alleman o Lukas Baum sembrano utilizzare cockpit che non superano determinate larghezze. Una scelta probabilmente legata alle preferenze degli atleti (e non sempre alla loro “stazza”). Meno centimetri, per alcuni, può significare minore stress muscolare o maggiore sicurezza nei tratti tecnici.

La verità è che la larghezza del manubrio resta uno degli aspetti più personali dell’intero set-up. Non esiste una misura magica valida per tutti. Altezza, apertura delle spalle, stile di guida, mobilità e persino sensibilità dell’anteriore influenzano enormemente la scelta finale. Anche in un ciclismo sempre più standardizzato dal punto di vista tecnico, il manubrio continua a rappresentare uno degli ultimi spazi dove il feeling personale riesce ancora a prevalere sulle tendenze del mercato.