Gloria Scarsi sta vivendo la migliore stagione della sua carriera nel circuito di Coppa del Mondo di downhill. La biker italiana, portacolori di MS Racing, ha iniziato il 2026 conquistando due podi e un quarto posto nelle prime quattro tappe. A pochi giorni dall’appuntamento italiano di La Thuile, abbiamo intervistato l’atleta ligure con un doppio obiettivo: analizzare quanto raccolto finora e comprendere quali sono gli obiettivi per il resto del 2026.
Partiamo dalla preparazione invernale: cosa hai cambiato rispetto al solito?
«In realtà la preparazione fisica è stata molto simile agli anni precedenti. La vera novità è arrivata dal punto di vista tecnico. Ho cambiato meccanico e questo ci ha permesso di svolgere molti più test sulla bici da downhill. Abbiamo passato tantissime ore a lavorare sull’assetto, raccogliendo dati e cercando il miglior setup possibile».
Nel downhill, a differenza del cross country, il numero di gare durante l’inverno è limitato, soprattutto in Italia. Come ti sei avvicinata alla Coppa del Mondo?
«Per provare la sensazione di gara ho partecipato alla tappa di Lourdes della French Cup e poi mi sono allenata facendo tanti test cronometrati in Italia insieme ad altri rider di alto livello, tra cui Loris Revelli, con cui siamo molto amici. Utilizzare il confronto diretto con gli uomini è sempre un importante strumento di crescita».
La stagione è partita in Asia su un tracciato nuovo per tutti e tu sei andata subito a podio. Che sensazioni hai provato?
«Il percorso era molto adatto alle mie caratteristiche e iniziare su un tracciato con cui trovi un buon feeling è sempre importante per trovare fiducia. Era una pista tecnica, con tante pietre smosse e condizioni che cambiavano continuamente giro dopo giro. Mi sono divertita molto perché bisognava guidare con precisione e sensibilità».
La scelta di aprire il calendario fuori dall’Europa ha rappresentato una novità anche dal punto di vista logistico per il downhill. Come l’avete gestita?
«Per fortuna ero riuscita a visitare la Corea già un mese prima della gara. Non avevo visto il tracciato perché era ancora coperto dalla neve, ma conoscere il posto, il cibo e l’organizzazione ci ha aiutato tantissimo».
Dopo la sfortunata tappa francese, hai raccolto un quarto e un terzo posto tra Leogang e Lenzerheide. Quanto è stato importante ritrovare subito sensazioni e risultati?
«Assolutamente è stato fondamentale. Mi ha restituito molta serenità e fiducia, che sono due componenti chiave per performare».
Sei al tuo secondo anno con MS Racing Team, come ti stai trovando?
«Dopo un primo anno di rodaggio e i cambiamenti invernali, quest’anno io devo soltanto guidare. Il mio meccanico prepara tutto: analizza le telemetrie delle sospensioni e dei freni, mi mostra fotografie delle linee migliori da fare, i dati delle mie prestazioni e mi indica dove posso migliorare. A volte mi chiede cose quasi impossibili, ma è proprio questo che ci sta facendo fare un salto di qualità».
«Qui mi trattano davvero benissimo. Posso dire che siamo una famiglia. Rider e staff lavorano tutti con lo stesso obiettivo. Dal cuoco al fisioterapista, fino alle persone che seguono le linee in pista, tutti danno il massimo».
Domani si corre la prova downhill della Coppa del Mondo di La Thuile, che aspettative ci sono?
«Ci sarà tutta la mia famiglia che verrà a vedermi, quindi sarà sicuramente emozionante a prescindere dal risultato. Anche il percorso si adatta bene alle mie caratteristiche, perché non è un bike park, ma una pista costruita. Andremo lì per dare il massimo come sempre. Speriamo di riuscire a trovare quel qualcosina in più che fino a oggi è mancato, ma che sono sicura che c’è, per puntare al grande risultato».
Dopo questo inizio di stagione diventa inevitabile guardare anche alla classifica generale?
«Non mi piace fantasticare troppo sul futuro. Anche l’anno scorso ero ben piazzata e poi l’infortunio di Val di Sole mi ha penalizzata tantissimo. La caduta e la frattura di entrambe le caviglie mi hanno impedito di conquistare la Top 10. Quest’anno riuscirci sarebbe già un grande risultato. Però, in questo momento nella mia testa c’è prima di tutto la voglia di riuscire a vincere una gara».
Secondo te, cosa ti manca per centrare la tua prima vittoria in Coppa del Mondo?
«L’esperienza sicuramente. Mi confronto con atlete che gareggiano nel downhill da dieci anni. Io sono soltanto alla mia terza stagione in questa disciplina e sto imparando quanto anche una sola frenata possa fare perdere secondi preziosi. Quando avrò assimilato completamente questi dettagli, penso che saremo pronti per vincere».
Nella tua squadra c’è una tua connazionale che una tappa in Coppa l’ha già vinta (due anni fa in Francia). Che rapporto hai con Eleonora Farina? Come ti aiuta la presenza di un’atleta così esperta come lei?
«Con Ele abbiamo un bellissimo rapporto. Siamo compagne di stanza, passiamo tutto il giorno insieme e ci aiutiamo a migliorarci a vicenda. Prima e dopo ogni gara. Guardiamo insieme le GoPro, analizziamo le linee e ci confrontiamo continuamente. Questo rende il lavoro molto più semplice».
Manca più di un mese, ma lo sguardo è già rivolto anche al Campionato del Mondo in Val di Sole.
«Ho già fatto un sopralluogo lungo sul percorso per prendere confidenza e raccogliere dati. Correndo in Italia sarebbe bellissimo riuscire a vincere davanti al nostro pubblico, anche se arriveranno tutte al 100% e il livello sarà altissimo. Anche più che una normale tappa di Coppa».
Il feeling con la temutissima Black Snake, però, non è proprio dei migliori
«Decisamente no, non ho un grande rapporto con questa pista perché nei primi due anni una volta sono caduta e l’anno scorso mi sono rotta entrambe le caviglie. Però nel complesso è un tracciato che mi piace: è lungo, fisico, molto tecnico e richiede una preparazione accurata».

















