Dieci anni di sviluppo, prototipi, test e vittorie nelle competizioni internazionali. Oggi Yeti Cycles, in occasione del lancio della nuova Enduro, LT, oltre a presentarcela, ha voluto ripercorrere le tappe di creazione di Sixfinity (lo schema di sospensione “punto di svolta” della propria gamma). Una tecnologia nata lontano dai riflettori, affinata attraverso l’esperienza maturata nelle competizioni di Coppa del Mondo, con “muscolari” (qui l’iridata di Richie Rude, destinata ad essere sostituita) ed elettriche, che oggi arriva su questo modello “tutto da pedalare”. Ma seguiamo le tappe.
La storia dello schema Sixfinity
Le radici di Sixfinity risalgono al 2016, quando gli ingegneri Yeti iniziarono a lavorare su un sistema capace di superare i limiti della celebre Switch Infinity. Dopo una lunga fase di sperimentazione, il progetto trovò la sua prima applicazione commerciale nel 2021 sulla 160e, la e-Mtb sviluppata specificamente per l’Enduro elettrico, dimostratasi subito vincente con successi nelle gare E-EDR e nei campionati mondiali. Successivamente la piattaforma è stata impiegata anche sul prototipo Downhill del team Yeti FOX Factory, contribuendo al ritorno del marchio ai vertici della Coppa del Mondo DH con numerosi podi.
L’esperienza accumulata nelle competizioni ha permesso di perfezionare una cinematica estremamente sofisticata, arrivata anche sulla “vincente” LTe. Il sistema Sixfinity utilizza infatti un esclusivo schema a sei leveraggi che consente di gestire in modo indipendente tre parametri fondamentali della sospensione: anti-squat, anti-rise e rapporto di leva. Questo permette agli ingegneri di adattare con precisione il comportamento della bici in funzione della disciplina, dell’escursione e persino del livello di assistenza elettrica, ottenendo il miglior compromesso possibile tra efficienza di pedalata, trazione e controllo in discesa.
Le caratteristiche
Uno degli aspetti distintivi della nuova piattaforma è la possibilità di personalizzare il comportamento della sospensione attraverso un flip chip che modifica la progressività su tre livelli (15%, 20% e 25%), consentendo al rider di adattare la risposta dell’ammortizzatore al proprio stile di guida. A questo si aggiunge una taratura specifica degli ammortizzatori sviluppata internamente da Yeti, frutto della stretta collaborazione tra reparto corse, sviluppo prodotto e ricerca.
Come detto, Sixfinity non rappresenta soltanto un’evoluzione della cinematica, ma coinvolge anche l’intero progetto della nuova “Endurona” da 160-170: LT. Ogni taglia del telaio viene infatti sviluppata con grande attenzione (dalla S alla XL), con punti di articolazione specifici per mantenere invariati equilibrio, geometria e comportamento dinamico indipendentemente dalla statura del ciclista. Anche i foderi posteriori variano in lunghezza a seconda della misura e possono essere ulteriormente estesi di 10 mm (con flip chip) per privilegiare stabilità e trazione.
Le novità dell’ultimo modello
La nuova piattaforma introduce inoltre numerose soluzioni pratiche, come il vano portaoggetti integrato nel tubo obliquo (The Cavity™), il supporto supplementare per accessori sul tubo orizzontale, la predisposizione nascosta per AirTag e Tile, il passaggio cavi completamente interno, il laminato di fascia alta di Yeti, progettato per massimizzare rigidità, resistenza agli urti e comfort.
Tre sono gli allestimenti, a partire da 7.400 euro, fino a versioni “a 5 cifre”. Non resta che aspettarla (insieme a questa versione di Sixfinity) sul campo, sicuramente, come da tradizione Yeti, in dotazione a grandi campioni.



















