
I Campionati Europei XC, disputati sul Monte Tamaro, in Svizzera, hanno regalato all’Italia uno dei protagonisti assoluti della rassegna continentale. Juri Zanotti ha conquistato infatti una doppia medaglia d’argento, prima nello Short Track e poi nel Cross Country Olimpico, confermandosi ormai a livello dei migliori bikers del panorama internazionale.
Sul tracciato svizzero, tecnico e particolarmente impegnativo, il lecchese ha saputo tenere testa ai migliori interpreti della disciplina, raccogliendo i frutti di una stagione in continua crescita e presentandosi ora con grande fiducia ai prossimi Campionati del Mondo. Anche in ottica iridata, oltre che per farci raccontare in prima persona i quattro giorni da sogno, abbiamo intervistato Zanotti non appena tornato a casa.
Due medaglie d’argento in pochi giorni. Che Europeo è stato?
«Era uno degli obiettivi principali della mia stagione. Quando ho saputo che il Campionato Europeo si sarebbe corso a Monteceneri ho iniziato subito a prepararlo con grande attenzione. Per me quel posto ha un significato speciale, perché ho corso tanti anni da junior con il club locale (Velo Club Monte Tamaro, ndr) che organizza questa manifestazione. A inizio anno sognare un risultato del genere sembrava quasi andare oltre le aspettative, ma con il passare dei mesi e il raggiungimento di risultati importanti, dentro di me sentivo di potercela fare. In questa stagione sono cresciuto molto e sentivo di aver fatto uno step importante».
In Svizzera sono stati due giorni praticamente perfetti.
«Sì. L’intera settimana è andata nel migliore dei modi. Ci sono quei momenti in cui tutto si incastra perfettamente e bisogna essere pronti a cogliere l’occasione. Tornare a casa con due medaglie è una soddisfazione enorme».
Nella gara olimpica hai lottato fino all’ultimo con Charlie Aldridge addirittura per l’oro. Raccontaci un po’ le sensazioni.
«Fin dai primi giri mi sono sentito completamente in controllo. Ogni volta che gli svizzeri o Foidl acceleravano riuscivo sempre a restare sulle loro ruote e avevo ancora margine. Questa sensazione mi ha dato grande fiducia durante tutta la corsa».
Quando hai capito di potertela giocare per una medaglia?
«Molto presto. Sapevo che Aldridge stava bene, anche perché dopo aver avuto un problema tecnico è riuscito a rientrare rapidamente. Avevo pianificato di provare un attacco nei giri finali, perché penso di avere qualcosa in più in quella fase della gara, mentre lui possiede uno spunto finale molto importante.
I primi giri sono andati come me li aspettavo, ossia con un ritmo alto, ma non forsennato. Alla penultima ascesa ho provato a fare la selezione e siamo rimasti davanti in due. Ho tentato un secondo affondo, ma lui è riuscito a rientrare e nell’ultimo giro ha fatto la differenza. Ho cercato di recuperare fino all’ultimo metro, ma non avevo più energie sufficienti e nel finale ho accusato anche un po’ di crampi. Quindi sono arrivato al traguardo con una decina di secondi di ritardo».
Quanto ti ha aiutato conoscere così bene il percorso?
«Tantissimo. Su quel tracciato ho passato davvero tante ore ad allenarmi e conosco praticamente ogni metro. Negli anni ho visto tutte le modifiche apportate dagli organizzatori e penso che oggi sia uno dei percorsi più belli del panorama internazionale».
Potrebbe un giorno anche ospitare una tappa di Coppa del Mondo?
«Assolutamente sì. È un tracciato completamente naturale, senza sezioni artificiali, molto esigente sia in salita che in discesa. Non esiste un punto in cui si riesca davvero a recuperare. Serve una guida precisa, un ottimo setup della bici e tanta forza fisica. Chi non aveva il giusto assetto ha pagato con forature o con tantissima fatica sulle braccia. Secondo me rappresenta perfettamente quello che dovrebbe essere il cross country moderno. Tanto che tutti i miei colleghi che hanno corso lì per la prima volta sono rimasti impressionati e molti hanno detto che lo vorrebbero come tappa di Coppa».
L’Italia si è presentata senza alcuni uomini di riferimento, ma altri come te e Fontana avete comunque ottenuto risultati importanti. Ormai sembra che chi viene chiamato in Nazionale risponda sempre presente, riuscendo spesso a rendere meglio delle aspettative. Quanto è merito dell’ambiente che è riuscito a creare Celestino e come ha fatto?
«Con Mirko Celestino lavoriamo ormai da tanti anni. L’anno prossimo saranno addirittura dieci stagioni insieme in Nazionale. È riuscito a trovare il modo giusto di gestire il gruppo: sa quando bisogna essere seri e quando invece è il momento di alleggerire la tensione. Durante un weekend di gara cura ogni dettaglio: dalla gestione delle feed zone fino alle strategie, passando per piccoli particolari che spesso fanno la differenza. Tutto viene programmato con precisione e questo permette a noi atleti di concentrarci esclusivamente sulla gara. Secondo me è anche molto bravo con i più giovani, riuscendo sempre a trovare la parola o il consiglio giusto al momento giusto».
Il ct te lo aveva detto che puntava forte su di te per il Campionato Europeo?
«Sì. Quando ha diramato le convocazioni mi aveva detto chiaramente che sarei stato l’uomo di punta della spedizione e che avrebbe contato molto su di me, vista l’assenza di Simone Avondetto e Luca Braidot. Questa cosa mi ha fatto molto piacere, perché sentirselo dire dal proprio ct e sentire la fiducia è sempre un qualcosa di speciale. Quelle aspettative, però, non le ho vissute come una pressione, ma anzi come una motivazione ulteriore per dare il massimo».
Rimanendo sul tema fiducia. Se dopo la prima top ten in Coppa ci avevi detto che ti sentivi più leggero e liberato di un peso che ti portavi dietro da tempo. Questi due argenti cosa ti danno a livello mentale?
«Tantissima fiducia in me stesso. Già le prime top ten in Coppa del Mondo mi avevano dato consapevolezza, perché erano risultati che inseguivo da anni. Queste due medaglie aggiungono ancora più sicurezza. Dopo una settimana così hai ancora più voglia di allenarti e di migliorare. Cerco di conservare tutte le sensazioni positive perché possono fare la differenza anche nelle prossime gare».
Molti big hanno preferito saltare l’Europeo, per concentrarsi di più sul Mondiale. Tu invece hai scelto di esserci. Quanto e cosa può dare a chi, come te, ha corso in Svizzera con ottimi risultati (come ad esempio Frei o Aldridge).
«Io non ero nella posizione di poter rinunciare a questa opportunità. Avevo bisogno di ottenere dei risultati importanti e questo Europeo rappresentava una possibilità concreta di cambiare qualcosa nella mia stagione e forse anche nella carriera. Queste due medaglie resteranno per sempre nel mio palmarès e anche l’attuale stagione ha preso una piega diversa. Capisco perfettamente chi ha scelto un’altra programmazione, perché magari vede nel Mondiale un’occasione alla sua portata e si vuole concentrare tutta la preparazione estiva su quell’obiettivo. Per me la decisione giusta era fare l’Europeo e quanto raccolto mi ha confermato che avevo ragione».
Dopo queste medaglie, cosa ti aspetti dalla seconda parte della stagione?
«Molti degli obiettivi che mi ero prefissato sono stati raggiunti, quindi voglio affrontare le prossime gare con ancora più serenità e con l’idea di testare fino a dove posso arrivare e quali sono invece i limiti su cui devo ancora migliorare. Il tutto, ormai, senza più la pressione del risultato».
E per il Mondiale che ambizioni ci sono?
«Una top ten sarebbe già un risultato comunque straordinario, anche considerando il livello altissimo della competizione, ma ora che so di averla nelle gambe è un obiettivo che voglio pormi. Se invece dovesse arrivare una top five sarebbe davvero la ciliegina sulla torta di una stagione già molto positiva. A prescindere da tutto, già solo correre un Mondiale in casa sarà speciale. Ci sarà il pubblico delle grandi occasioni che farà il tifo per noi e voglio provare a sfruttare l’entusiasmo accumulato in queste settimane».
Dopo qualche giorno di riposo, come e dove riprenderai gli allenamenti?
«Purtroppo non ci sono i tempi tecnici per fare un altro blocco in quota e poi tornare giù. Quindi mi preparerò a casa, dove potrò anche recuperare un po’ di energia mentale. L’altura fatta prima dell’Europeo ha funzionato molto bene e adesso seguirò un approccio diverso, cercando di arrivare al Mondiale nella migliore condizione possibile».

















