
Il conto alla rovescia è ormai terminato. Da oggi (mercoledì 26) a domenica 30 agosto la Val di Sole ospiterà i Campionati del Mondo MTB 2026, riportando l’evento iridato in Trentino cinque anni dopo l’edizione del 2021. Sul circuito di Daolasa di Commezzadura l’Italia si presenta con una Nazionale ambiziosa e con diversi atleti capaci di puntare alle posizioni che contano.
Alla vigilia dell’appuntamento abbiamo parlato con Mirko Celestino, commissario tecnico della Nazionale Italiana di MTB, per fare il punto sulla condizione degli azzurri, sulle scelte effettuate al momento delle convocazioni e sulle aspettative per un Mondiale che l’Italia avrà il privilegio di disputare davanti al proprio pubblico.
La selezione arriva dopo una stagione lunga e particolarmente intensa, nella quale gli azzurri hanno raccolto risultati importanti, ma hanno dovuto anche gestire programmi differenti, infortuni e un calendario molto fitto. Celestino, però, vede un gruppo coeso e pronto per affrontare l’appuntamento più importante dell’anno.
Partiamo dalle impressioni. Come arriva l’Italia al Mondiale MTB in Val di Sole?
«Ci sono atleti che quest’anno hanno confermato la propria condizione e soprattutto la capacità di preparare bene gli appuntamenti importanti. Da Avondetto a Zanotti, passando per Corvi e Berta, sono tanti i ragazzi che hanno risposto presente nei momenti chiave della stagione. Sicuramente abbiamo vissuto una stagione di Coppa del Mondo molto impegnativa e alcuni hanno preferito, in determinati momenti, rimanere più tranquilli e lavorare pensando agli obiettivi principali».
Abbiamo visto diversi nomi importanti saltare l’Europeo, programmato probabilmente troppo vicino al Mondiale.
«Il calendario, con il Campionato Europeo collocato poche settimane prima del Mondiale, ha costretto diversi atleti a compiere scelte precise. La gestione e il recupero delle energie sono stati fondamentali dopo una prima parte di anno molto dispendiosa. La stagione è iniziata molto presto e per qualcuno era necessario anche staccare un po’. Arrivare al Mondiale nelle condizioni migliori conta molto più che continuare a gareggiare senza sosta».
Questo ha però costretto a differenziare la preparazione tra i vari membri della Nazionale.
«Sì, ma in questi anni abbiamo visto come ormai generalmente ognuno si prepara a modo suo, seguendo quello che crede sia più giusto per sé. Ognuno ha le proprie location dove andare in altura per trovare le corrette sensazioni: chi predilige Livigno, chi Sestriere e chi invece preferisce rimanere vicino casa. Ad esempio Zanotti ha “allungato la fatica” fino all’Europeo ed è poi rimasto a casa per l’avvicinamento al Mondiale. Altri hanno invece preferito saltare la prova Continentale e andare in altura subito dopo i Campionati Italiani».
Uno dei temi principali riguarda inevitabilmente le scelte effettuate per comporre la Nazionale. In una stagione dove molti sono andati forte, quanto è stato difficile selezionare gli atleti per un Mondiale in casa?
«Abbiamo la fortuna di avere un movimento italiano sempre più numeroso e competitivo. Proprio per questo bisogna fare delle scelte. Il Campionato del Mondo non deve essere una gara alla quale si va semplicemente per fare esperienza, soprattutto per i più giovani: l’esperienza si può costruire in altre competizioni. Alla prova iridata deve andare chi lo merita. Il Mondiale è già di per sé una gara molto stressante, con tanta pressione e tensione legate alla manifestazione. Per questo abbiamo convocato gli atleti che hanno veramente dimostrato qualcosa di importante e che si sono meritati questa possibilità».
Il Mondiale si aprirà con la Team Relay. Francia e Svizzera tra le avversarie più pericolose.
«A livello maschile la Francia è veramente molto forte, anche nelle categorie giovanili, ma paga un po’ a livello femminile. La Svizzera è, come sempre, la rivale più temibile. Noi però arriviamo da un argento europeo e ci teniamo tantissimo a fare bene. Corriamo un Mondiale in casa e con la squadra che abbiamo vogliamo provare a giocarci le nostre possibilità fino in fondo. Nella Team Relay l’obiettivo è quello di puntare all’oro».
In Val di Sole troveremo diversi atleti che per vari motivi in mountain bike quest’anno hanno corso poco/nulla, ma che possono comunque dire la loro: van der Poel, Pidcock, Hatherly, Koretzky, Blevins e Maxwell. Cosa ne pensi?
«Sì, soprattutto Mathieu e Tom, nelle singole apparizioni stagionali che hanno fatto, hanno dimostrato che hanno la gamba per far bene. Val di Sole, d’altronde, è un percorso adatto alle loro caratteristiche e in generale ad atleti come loro che hanno la gamba potente. Mathieu ha anche già vinto in passato, quindi sa come si fa. Noi cercheremo di fare la gara anche su di loro, come accade quando hai questi grandi nomi alla partenza».
A livello di singoli, da chi ti aspetti qualcosa tra i tuoi ragazzi?
«Parlare di Simone Avondetto, Martina Berta e Valentina Corvi è quasi scontato. Sono atleti sui quali come Nazionale riponiamo importanti aspettative. Però ho visto molto bene anche altri ragazzi. Juri Zanotti viene da un doppio argento europeo, Fontana ha fatto diverse gare a ridosso dei migliori, Bassignana tra gli U23 ha raccolto risultati importanti. Ovviamente sono tutti ragazzi che non ambiscono alle medaglie, ma possono sicuramente ben figurare. La cosa importante è essere realisti e andare oltre il piazzamento, ma valutare la prestazione di questi ragazzi. D’altronde, in un Mondiale basta veramente poco per cambiare completamente il risultato».
Anche tra gli Junior abbiamo un gruppo di atleti molto interessante. Chi credi possa esprimersi meglio in questa settimana?
«In queste ultime settimane ho visto andare molto bene Paolo Costa, che ha vinto recentemente in Italia. Tra le ragazze, invece, Giorgia Pellizotti sta facendo una stagione molto solida. Al secondo anno nella categoria potrebbe farci una sorpresa».
Una domanda sulle condizione di Luca Braidot è obbligatoria. Come sta e come arriva a questo grande appuntamento che lui ha cerchiato in rosso da tempo?
«Luca ha ovviamente tanta esperienza e vedrete che in Val di Sole riuscirà a trovare la condizione giusta per dire la sua. D’altronde, ha ormai una certa età e deve centellinare le energie puntando le fiches su determinati appuntamenti. Braidot è comunque sempre stato molto bravo a preparare i singoli appuntamenti e questa settimana si farà trovare pronto».
Come dicevamo prima, nelle due prove regine della domenica (le gare XCO) abbiamo due nomi grossi che nel recente passato sono già saliti su un podio mondiale e che quest’anno hanno dimostrato di poter ambire anche al bersaglio grosso.
«Sicuramente sono due ragazzi intelligenti, che sanno di avere i numeri per togliersi delle soddisfazioni in questa settimana e che hanno lavorato bene quest’anno per arrivare nella miglior condizione in questa fase della stagione. Nella loro testa hanno entrambi in mente il risultato che vogliono: l’oro e la maglia iridata. Allo stesso tempo sono bravi a non mettersi più pressione di quanto serve e noi dobbiamo aiutarli in questo. Sono due ragazzi molto diversi e con modi differenti di esprimersi: Martina più solare e chiacchierona, Simone più introverso e chiuso, ma quando salgono in sella sanno entrambi il fatto loro».
In questi anni l’Italia sembra essere cresciuta prima di tutto come gruppo, oltre che come singoli. Quanto conta avere un ambiente così per i ragazzi?
«Il nostro punto di forza è proprio l’unione del gruppo. Durante l’anno i ragazzi arrivano da squadre diverse e sono avversari, poi quando ci avviciniamo ad appuntamenti come Europei e Mondiali dobbiamo riuscire a creare affiatamento tra tutti. Il nostro compito è anche quello di togliere pressione e responsabilità agli atleti. Quando indossi la maglia azzurra e vieni convocato per un Mondiale è normale sentire qualcosa in più».
Cosa dirai ai ragazzi in questi giorni e come proverai a unire ancora di più il gruppo?
«Noi cerchiamo di fargli capire soprattutto che devono divertirsi. Nell’ultima settimana non puoi cambiare la preparazione di un atleta: rischi solamente di fare danni se trasmetti pressione o tensione. Bisogna parlare con i ragazzi, capire il loro stato d’animo e cercare di costruire il gruppo migliore possibile».
La prova iridata torna in Italia dopo cinque anni (l’ultima volta sempre in Val di Sole nel 2021). Quanto può incidere il pubblico italiano?
«Cambierà tanto. Il pubblico della Val di Sole è spettacolare e riesce sempre a fare la differenza. Abbiamo già vissuto tutto questo nel 2021 e sappiamo quanta carica possa trasmettere. Per noi e per gli atleti sarà un motivo di orgoglio. Sicuramente ci sarà anche una responsabilità maggiore, perché tutti vorranno fare bella figura davanti al pubblico italiano, ma penso soprattutto alla motivazione in più che potremo ricevere».


















