STORIE / A Castelveccana, dove i biker ucraini hanno trovato un’altra casa

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Oleksandr si stava allenando in Spagna quando scoppiò la guerra. «Ricordo quella mattina, quando mi sono svegliato. Ho letto notizie tutto il giorno». Quando guardi Oleksandr Hudyma, 20 anni, con la sua bella mtb appoggiata al fianco, è difficile credere alla malvagità del mondo. «I miei genitori sono in Ucraina, rimarranno lì perché è casa loro. Lavorano. Avevo un buon amico, ma qualche mese fa è morto a causa della guerra. Ha combattuto e ha dato la vita per l’Ucraina». Oleksandr è già campione europeo mtb, ma è anche uno dei cinque ragazzi che fino a qualche giorno fa avevano base a Castelveccana, non lontano da Varese. Sono tutti atleti della mtb, ragazzi che sognano come tutti gli altri i ragazzi del mondo. I loro sogni, però, hanno a che fare con l’Olimpiade, con Parigi, con la mountain bike, con la bicicletta. Ci sono big e giovani promesse. Sasha Hudyma, per esempio, candidato a un posto olimpico, atleta della KMC, ha scelto di fare il ritiro in Italia anziché in Sudafrica. La libertà sta in un colpo di pedale.

È il secondo anno che questi ragazzi ucraini fanno la preparazione sulle strade d’Italia. L’Ucraina è off limits. In Slovenia il freddo è troppo rigido, la neve ti brucia le mani, e andare in mtb diventa una tortura. L’intreccio in questa storia è merito di Luis Prataviera e di sua moglie Maura Maino. Due anni fa Luis mandò la figlia Caterina (che oggi è campionessa italiana MTB) in Calabria, per un campo estivo. La squadra era quella di Paolo Novaglia; da quelle parti c’era anche il ct della nazionale Ucraina, Misha. Nessuna storia strampalata: Misha disse che lui e i ragazzi facevano base in Slovenia, Maura lì invitò in Italia. “Perché non venite da noi?”. La casa di fronte a quella dei Prataviera era in affitto, il resto l’abbiamo già detto. Luis è un uomo gentile. Da ragazzo faceva canottaggio. «Vengo da Rio de Janeiro, nel 2001 sono arrivato in Italia. Il mio allenatore in Brasile mi disse di venire qui. Ho il doppio passaporto, i miei nonni erano veneti. Ho fatto gare mondiali, due volte le selezioni per le Olimpiadi. Una volta sono rimasto fuori per pochi millesimi. E’ un rimpianto, alla fine ho mollato. Però in Italia ho conosciuto mia moglie, anche lei faceva l’atleta». Luis fa il fisioterapista, e conosce il valore dello sport. Caterina, la prima figlia, ha grandi ambizioni: la mtb è il suo regno. Però anche Leonardo, il secondogenito, vuole fare il biker. La famiglia Prataviera è di quelle che fanno bene al mondo: dietro c’è la gentilezza degli spiriti buoni, dell’umanità come dovrebbe essere. Si aiutano: Maura prepara le torte, delle crostate alla frutta, e se serve qualcosa ci si dà una mano. La sera, a tavola, si parla di tutto. Anche della guerra.

Sasha Hudyma, altro possibile atleta Olimpico. Atleta della KMC, stessa squadra di Yana Belomoyna. Ha scelto di fare il ritiro in Italia anziché in Sudafrica

L’anno scorso piangevano, oggi la durezza dei tempi ha sostituito le lacrime. Oleksandr viene dalla parte occidentale dell’Ucraina. «La mountain bike per me è libertà, puoi andare ovunque. Quando mi alleno mi sento tranquillo. I miei sogni sono facili: essere il migliori del ciclismo mondiale, arrivare alle Olimpiadi». Le bici per queste settimane di preparazione le ha fornite Paolo. Novaglio è un imprenditore, ma soprattutto un grande appassionato di mtb. Con la sua squadra, la Carbonhubo, ha tirato su fior di campioni. Come Yana Belomoyna, che nel 2012 arrivò dietro a Jolanda Neff al Mondiale U23. Novaglio ha dato il suo aiuto procurando e mettendo a disposizione mtb di qualità per i ragazzi. Oleksandr Koniaiev viene da Kharkov, 35 km dal confine con la Russia. «I missili volano costantemente dal territorio russo. Quando scoppiò la guerra, ero con la squadra a un training, in Turchia. Mi svegliai alle 5 del mattino, mi chiamarono i miei genitori. Dissero che era iniziata una guerra, c’erano esplosioni ovunque, volavano razzi, i carri armati sparavano dalle finestre». Anche lui è uno dei ragazzi che vuole fare della mtb il suo futuro. «Il ciclismo è libertà. Libertà di guidare, libertà di comunicare con persone diverse, nazionalità diverse. Fai nuove conoscenze, emozioni, questa è la vita. Probabilmente è banale, ma sogno di partecipare ai Giochi».

In Ucraina fare sport sta diventando impossibile, lo è già. Soprattutto per i più giovani, i settori giovanili sono macerie, chi può fa qualcosa, ma è sempre più difficile. Sì, dice Oleksandr, «questa guerra ha cambiato notevolmente il percorso di questo sport. Ma queste sono piccole cose rispetto al fatto che questa guerra ogni giorno toglie la vita agli ucraini che vogliono semplicemente vivere nel loro paese». La guerra è entrata nelle case di questi ragazzi, e anche se sono passati mesi e mesi dall’inizio del conflitto, quelle sensazioni non hanno abbandonato più nessuno. Anche Anastasia Rubanenko, 18 anni, era in Turchia quando è iniziato tutto. «La guerra non ha interrotto la mia carriera sportiva, ma all’inizio ero moralmente esausta. Siamo venuti in Italia per allenarci, è un paese bellissimo con una cucina deliziosa, preferisco la pizza, mi piace la natura e il clima, la gente è amichevole». Il pensiero è però spesso da un’altra parte: «All’inizio delle ostilità i miei genitori erano al riparo, ma papà e tanti miei conoscenti sono entrati nella zona di guerra».

Maria Sukhopalova punta dritto a Parigi, è in forza alla Carbonhubo, lo stesso team di Caterina Prataviera

Il dolore e la gioia, la fatica e i sogni: tutto è tenuto insieme alla mtb. Lo sport è un veicolo straordinario di salvezza. Luis e la sua famiglia lo sanno. «Parliamo di allenamenti, di sport. Il loro tecnico dice che sotto la categoria juniores, in Ucraina, le altre categorie sono quasi sparite, i ragazzi non fanno più sport. È molto brutto. Loro sono stati qui, in Italia, ma hanno la testa lì». La più esperta del gruppo è Mariia Sukhopalova, lei arriva da Kharkiv, ha 20 anni, lei è stata lanciata dalla Carbonhubo. «La mtb per me è una parte importante della vita, e ovviamente adoro passarci il tempo, mi distrae molto dalla guerra, dai brutti pensieri. Sogno di diventare la numero uno e di vincere le Olimpiadi. Certo, i miei sogni sono molto grandi, ma lavoro duro per realizzarli».