Camera d’aria, tubeless e tubolari: sul piano teorico la bomboletta “fast” può agire su ogni tipo di sistema. Ma è davvero così funzionale? Che riesca a riparare una foratura nella stragrande maggioranza dei casi è innegabile, tuttavia intorno a questa soluzione aleggia ancora oggi una buona dose di scetticismo, più o meno fondata.

La risposta, riguardo la convenienza di questa soluzione, è solo una: dipende. In primis dal tipo di sistema utilizzato, ma poi anche dal tipo di utenza e dalle esigenze. Prima di iniziare con l’analisi, però, è bene spiegarne brevemente il funzionamento.
Con “Gonfia e ripara” e kit di riparazione “fast” si intendono bombolette monouso contenenti liquido riparante e CO₂, più o meno grandi a seconda del formato (per ruote 29er da Mtb almeno da 100ml), che possono essere fissate sul reggisella, sul telaio o riposte semplicemente in tasca. Nel caso di foratura la bomboletta (dopo averla agitata e scaldata tra le mani) va fissata alla valvola (tramite il “becco” o la prolunga di innesto) e azionata, tenendola il più possibile in verticale per evitare perdite “appiccicose”.

Per i tubolari il ‘Gonfia e ripara’ rappresenta l’unica opzione, in quanto non c’è altro modo per provare di ridare vita alla gomma bucata e ripartire. In caso di piccole perdite d’aria (fori da 3-4 millimetri di diametro) si riesce a “mettere una pezza”, mentre con i tagli c’è poco da fare, se non portarsi dietro “eroicamente” a tracolla un tubolare… Il discorso però, dato l’attuale inutilizzo (a differenza del passato…) dei tubolari, va spostato senza dubbio maggiormente verso Tubeless e coperture “clincher” (con camera d’aria), decisamente più in voga al giorno d’oggi.

Il ‘Gonfia e ripara’ sta acquisendo infatti una base di consensi sempre più ampia da parte dei biker, soprattutto tra chi si è avvicinato di recente al mondo della Mountain Bike (o della e-Mtb) ed è ancora in fase di apprendimento (ma sta attecchendo anche tra i più esperti). Negli ultimi anni le bombolette di “fast” sono comparse anche nel mondo dei professionisti: ad oggi infatti, soprattutto quando si parla di lunghe distanze, non è affatto inusuale (tutt’altro) trovare atleti alla partenza con bombolette di questo tipo legate alla bici.

Per la soluzione “clincher”, il discorso è molto simile a quello fatto con i tubolari. Se si fora per “pizzicatura” la bomboletta può riuscire a tappare, mentre quando si tratta di tagli importanti la situazione si fa più complessa. Tuttavia, data la scelta (o l’esigenza) di tenere le camere d’aria, il consiglio è di sostituire la camera, operazione che richiede qualche minuto (pochi, pochissimi per chi è pratico), ma che è del tutto definitiva. Con la bomboletta (a parità di spesa o quasi) infatti, anche in caso di riuscita, potrebbe essere richiesto di mettere ulteriormente mano nei giorni successivi. Se si vuole una protezione ulteriore, pur mantenendo la semplicità della soluzione “clincher”, è possibile comunque inserire liquido auto-riparante specifico nelle camere d’aria (con una procedura simile a quella per i tubeless) o acquistare camere già “latticizzate”.

E per i tubeless? Diciamo che per come sono concepiti il solo liquido tubeless dovrebbe essere sufficiente (ovviamente non per tagli superiori al mezzo centimetro), ma qualora non lo fosse il ‘Gonfia e ripara’ potrebbe fungere da “boost” e riuscire a rimettere in piedi la gomma. Per chi pedala senza velleità di competizione e magari fa anche dei giri piuttosto lunghi, è però sicuramente più opportuno portarsi dietro una camera d’aria. Se il problema è lo spazio o il peso, vi consigliamo camere d’aria in TPU (qui), ideali per i kit di riparazione.
Il ‘Gonfia e ripara’ resta comunque una valida opzione (velocissimo e piuttosto efficiente) per chi ama le classifiche e attaccare il numero dietro la schiena, indipendentemente dal proprio livello. Come per le bombolette di CO₂, il consiglio è però quello di fare attenzione allo stato (oltre alla qualità) del liquido e alla posizione della valvola (sempre in alto) al momento dell’erogazione, in quanto il gonfiaggio piuttosto “violento” potrebbe causare la solidificazione del liquido sigillante.
‘Gonfia e ripara’ proposto da Barbieri, dal dosaggio generoso e con tubo di raccordo.
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