Braidot non riesce a pensare a Los Angeles 2028, sarà troppo tardi oppure no?

Luca Braidot in allenamento a Tokyo 2020. Foto Instagram @lucabraidot
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«Mi dispiace perché probabilmente era la mia ultima occasione olimpica, non riesco a pensare a Los Angeles». Dopo il quarto posto alle Olimpiadi Braidot non era soddisfatto, anzi. Era amareggiato, consapevole di aver commesso un errore (parole sue) che gli è costato la foratura e quindi il podio. Solitamente dopo una “sconfitta” (se così si può chiamare un quarto posto olimpico) si pensa al prossimo obiettivo, alla prossima chance.
Sono tanti i campioni olimpici che dopo una brutta Olimpiade hanno messo nel mirino quella successiva. Quattro anni di sacrifici per inseguire una nuova chance, ne sanno qualcosa anche Gianmarco Tamberi (che ha saltato Rio de Jainero per un infortunio) e Jury Chechi (che ha saltato i giochi di Barcellona, anche lui per un infortunio), ma non è solo una questione di forza di volontà, purtroppo. Per questo Luca Braidot non riesce a pensare a Los Angeles o, almeno, non ci è riuscito una volta finita la gara.

Braidot è uno dei ciclisti più forti del panorama mondiale da diversi anni a questa parte. Forse gli ultimi due/tre anni sono stati i migliori della sua carriera: podi e vittorie in Coppa del Mondo e gli occhi addosso da parte di tutti quando ci si gioca un Mondiale o un’Olimpiade. Luca però ha 33 anni e la carta d’identità biologica parla chiaro: nel 2028 avrebbe 37 anni. Sono tanti per quasi tutti gli sport, sembra anche nella mountain bike. Ma sembra o è effettivamente vero?

Purtroppo per lui, e per noi, è vero, anzi verissimo. Oggi nella top 10 del ranking mondiale ci sono due atleti sopra i 35 anni: Mathias Fluckiger e Nino Schurter. Per trovare il terzo ciclista sopra i 35 anni nel ranking bisogna scendere fino alla trentaduesima posizione di David Valero Serrano. Per trovare il quarto invece si deve scendere fino alla settantunesima posizione di Maxime Marotte. I dati, visti così, non sono incoraggianti. Ma invece alle Olimpiadi i ciclisti più “anziani” cosa riescono a fare?

A Parigi sono andati molto bene: sia Fluckiger che Schurter che Valero Serrano hanno chiuso tutti e tre nella top 10. Il primo in quinta posizione, il secondo in nona posizione ed il terzo in decima posizione. La storia però cambia andando a ritroso fino a Tokyo, nel 2021 nessun ciclista sopra i 35 anni è riuscito a concludere in top 10. A Rio invece la storia cambia, così come a Londra, ma quella era una mountain bike diversa. Anzi. Quello era uno sport diverso: otto anni fa non c’erano le tecnologie di oggi, ad esempio, sia per l’allenamento che per le gare. Non c’era la stessa idea di alimentazione e non c’erano altre mille cose che negli ultimi anni sono state introdotte/perfezionate nel mondo dello sport.

Ciò che ci dice questo sguardo alle top 10 delle Olimpiadi e al ranking mondiale è che vedere Luca Braidot a Los Angeles in azzurro non è semplice. I tre “moschettieri” presenti a Parigi sono delle icone della mountain bike e, forse, sono delle eccezioni. Nulla però può impedire a Luca di sognare di essere anche lui quell’eccezione, la qualità ha dimostrato, ancora una volta, di averla a Parigi. Inoltre i tempi cambiano, nulla potrebbe impedire ad un biker di essere più longevo oggi, magari iniziando a gestirsi già dal 2026 o dal 2027. Certo un podio è difficile, neanche il leggendario Schurter c’è riuscito quest’anno. Resistere anche all’avanzata dei giovani italiani non sarà semplice, ma Braidot ha sempre dimostrato di avere un talento innato nell’arrivare nella condizione giusta agli appuntamenti scelti. Un ultimo ballo olimpico non è impossibile se vorrà, ma la domanda è anche questa: vorrà dare tutto per la mountain bike anche nei prossimi quattro anni? La risposta la può conoscere solo Luca, forse oggi neanche lui.