Tokyo 2020 / Il volo d’oro del fenomeno Pidcock: tutto cominciò con una sconfitta contro una bambina

Tom Pidcock esulta con la "Union Jack" per la vittoria delle Olimpiadi di Tokyo 2020
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E poi c’è Pidcock, che troppo spesso dimentichiamo quando parliamo della new generation che ha messo sottosopra il ciclismo. Eppure lui sa fare tutto, sa vincere su qualsiasi superficie e in qualunque specialità. Soltanto l’anno scorso scardinava il Giro Under 23 e diventava campione del mondo U23 di cross country. L’anno prima aveva vinto il Mondiale di ciclocross fra gli Under 23. Quest’anno, professionista con la maglia dell’Ineos, ha vinto la Freccia del Brabante e ha perso (pare, sembra, boh) l’Amstel Gold Race da Van Aert in uno strano fotofinish che certamente non avrete dimenticato.

È lui il presente e il futuro del ciclismo inglese, adesso che Froome fa gruppetto con i velocisti e che Thomas cade una volta sì e l’altra pure. Tom non ha ancora 22 anni, li compirà venerdì: per festeggiare si è regalato la medaglia d’oro nella Mtb. Ha stroncato tutti i più grandi della specialità, lui che non arriva al metro e sessanta: però non ha complessi, e ti ubriaca con le acrobazie. Sa tagliare il traguardo in volo (lo ha fatto più volte) ma sa anche che l’importante è tagliarlo per primo.

Pidcock: il futuro della Gran Bretagna è nelle sue mani!

Cresciuto all’ombra della leggenda Wiggins, nella sua squadra, Tom non ha vinto sempre: il giorno della sua prima gara a batterlo fu addirittura una bambina. Fu lì, a sette anni, che si accorse che perdere non gli piaceva. Aveva cominciato a correre quando ne aveva tre, ed era così piccolo che sua madre gli doveva legare i piedi ai pedali con lo spago, perché non gli scappassero. Quando andava alle elementari, nella sua Leeds, si alzava due ore prima degli altri per allenarsi.

Non ha ancora dichiarato che corridore vuole essere su strada: ha vinto la Roubaix fra gli junior e fra gli Under 23, eppure non sembra proprio adatta al suo fisico. «Inutile parlare sulla carta. Geraint Thomas era uno da Roubaix eppure ha vinto il Tour de France».

Per tutti quelli che fanno strada e ciclocross, il cruccio è trovarsi in mezzo alla sfida eterna fra Van Aert e Van der Poel: «Quando faccio bene leggo che ci sono tre re del cross ma poi viene una gara così così e i re scendono di nuovo a due. Voglio solo provare a confermarmi al loro livello. Questa è la mia ambizione». Intanto ha tolto a MVDP il suo sogno più grande, quello di portarsi a casa l’oro della mountain bike. Ci dimentichiamo troppo spesso che c’è anche Pidcock, e che il più delle volte vince lui.