Manubri integrati e futuro: la soluzione di OPEN per una personalizzazione sempre più evoluta

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Linee perfette, maggiore rigidità torsionale e vantaggi aerodinamici. Ma per chi fa fatica a trovare il giusto set-up? Piano piano le aziende stanno allargando i propri orizzonti in questo’ottica di personalizzazione
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Negli ultimi anni il manubrio integrato è diventato un simbolo di eleganza e pulizia estetica. Un componente che unisce in un unico blocco piega e attacco, capace di regalare linee perfette, una maggiore rigidità torsionale e un vantaggio aerodinamico su carta importante.

Tuttavia, e più volte lo abbiamo detto, la sua natura “definitiva” (priva di possibilità di regolazione) ha sempre rappresentato il principale limite per chi cerca man mano la posizione ideale o desidera adattare la bici a esigenze diverse nel tempo.

Canyon tra i primi a muoversi verso la personalizzazione dei manubri

Oggi, però, questo scenario sta cambiando. Le case produttrici sembrano aver imboccato una nuova direzione, quella della personalizzazione e della manutenzione semplificata (e non più proponendo i due pezzi mascherati), con soluzioni tecniche che permettono di mantenere i benefici dell’integrazione senza rinunciare alla piccola capacità di regolazione. Il risultato è una generazione di manubri integrati sempre più “umani”.

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Il “dibattuto” manubrio di Canyon

Negli anni si sono susseguiti diversi esperimenti su questo fronte, poi entrati in commercio. Ricordiamo per esempio quello, per bici da corsa, di Canyon. Il suo manubrio da strada integrato offre la possibilità di modificare la larghezza della piega, un dettaglio tutt’altro che marginale, soprattutto proprio per una piega da strada (la larghezza ideale può dipendere dal “tipo” di bici su cui si monta il manubrio). Il tutto regolabile poi senza la necessità di smontare l’intero manubrio o di intervenire sull’impianto frenante e sul passaggio cavi.

L’ultima frontiera sul team in MTB arriva da OPEN

L’ultima novità arriva invece da OPEN, ed è forse ancor più interessante per i biker. In Mtb, infatti, decisamente più interessante è la lunghezza dell’attacco virtuale (spesso la larghezza ideale la si conosce a priori e rimane più stabile nel tempo). OPEN ha sviluppato un sistema di regolazione completamente inedito, presentato da qualche mese e per ora disponibile solo per manubri Gravel (ma speriamo presto anche per Mtb), capace di offrire una personalizzazione mai vista prima.

Il cuore del progetto è un meccanismo interno brevettato che consente di variare tramite piccoli spessori la lunghezza dell’attacco manubrio con incrementi di 5 millimetri, fino a un massimo di 15. Niente male: si tratta di un margine di regolazione spesso più che sufficiente.

Come per il discorso Canyon, anche stavolta queste regolazioni possono essere effettuate senza scollegare i tubi dei freni, un dettaglio che semplifica enormemente le regolazioni, la manutenzione e in sostanza riduce i tempi di intervento in officina.

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Quella di OPEN Cycle è una storia particolare. Azienda svizzera con sede principale a Basilea, è stata fondata da Gerard Vroomen (cofondatore di Cervélo e con una passato in 3T) e Andy Kessler (ex CEO di BMC). Sta arrivando anche in Italia, distribuita da 4 Guimp. In foto il loro manubrio, oggi in questione

Insomma, il futuro dei manubri integrati potrebbe essere questo. Sempre più sistemi dinamici e adattabili, capaci di offrire al ciclista (o al secondo proprietario, o alla seconda bici magari) il massimo, permettendo di usufruire della propria posizione ideale. Se fino a pochi anni fa l’integrazione era sinonimo di “definitivo”, oggi si sta trasformando in sinonimo di intelligenza, grazie a soluzioni che uniscono estetica, aerodinamica e adattabilità.

In fondo, come spesso ricordiamo, è il dettaglio a dover adattarsi al ciclista, e non il contrario.