
La Cape Epic non è solo la gara a tappe in mountain bike più dura e prestigiosa al mondo, ma è anche un vero e proprio palcoscenico tecnologico per le riprese televisive. Al centro di questa imponente macchina mediatica c’è una leggenda assoluta delle ruote grasse: il tedesco Stefan Sahm. Già trionfatore della competizione in passato, oggi segue la corsa nel ruolo di “media” con un’e-bike, portando gli spettatori di tutto il mondo direttamente nel cuore dell’azione.
Scopriamo come funziona il sofisticato sistema di ripresa che utilizza e cosa significa veramente coprire questo evento dall’interno.
Stefan Sahm alla Cape Epic: da campione a “regista”
Stefan Sahm non ha bisogno di presentazioni per i veri appassionati di mtb. Il campione tedesco ha infatti vinto la classifica generale della Cape Epic per ben tre volte (nel 2007, 2008 e 2010) difendendo i colori del Team Bulls. Una dimostrazione di tenacia e resistenza che lo ha consacrato nell’Olimpo di questa disciplina.
Oggi, Sahm sfrutta la sua immensa esperienza agonistica per una nuova e affascinante sfida: la regia mobile. In sella alla sua e–bike, si occupa di riprendere in diretta la gara maschile, seguendo letteralmente a ruota i professionisti lungo i tracciati sudafricani.
Non bisogna farsi ingannare dall’assistenza del motore. Per stare al passo dei migliori al mondo sui terreni estremi della Cape Epic, l’allenamento tecnico e fisico di Stefan deve essere assoluto e impeccabile. La gara non fa sconti a nessuno, nemmeno a chi è alla guida di una e-mtb.


Il nuovo sistema giroscopico: tecnologia al servizio dello spettacolo
Per offrire immagini sempre più fluide e spettacolari, il setup tecnologico ha fatto un ulteriore salto di qualità . Sahm utilizza un nuovo sistema di ripresa sviluppato in stretta collaborazione con Bulls.
Si tratta di un avanzato dispositivo giroscopico stabilizzato unicamente sull’asse orizzontale, caratteristica ben visibile dalla presenza di due perni esterni. Questo sistema “indossabile” viene ancorato direttamente al petto del rider tramite un’apposita imbracatura. Il cuore del setup è una robusta piastra con finitura in carbonio, al cui centro sono alloggiate due action cam affiancate. Alle due estremità laterali della piastra si trovano i massicci motori cilindrici che gestiscono la compensazione dei movimenti. La qualità costruttiva del dispositivo è altissima, studiata appositamente per incassare le sollecitazioni delle pietraie africane mantenendo l’orizzonte perfettamente dritto.
Se volete farvi un’idea di come l’e-bike di Sahm sia corazzata e preparata per affrontare le durissime condizioni del Sudafrica, non perdetevi questo reel su Instagram.

La gestione delle batterie: una gara nella gara
Seguire i ritmi folli dei pro rider per tutta la durata di una tappa richiede una quantità di energia enorme, non solo umana, ma soprattutto elettrica.
Per poter coprire l’intera frazione senza il rischio di rimanere a secco, Stefan Sahm è costretto a portare con sé due batterie per la bicicletta. La strategia prevede che l’ex campione effettui un primo cambio rapido “al volo”, ma la logistica dietro le quinte è ancora più strutturata. Lungo il percorso, infatti, viene allestita una speciale “tech zone” dedicata esclusivamente ai media con pedalata assistita. Qui viene effettuato un ulteriore cambio di batteria, un pit-stop fondamentale che permette alla troupe mobile di seguire i corridori fino al traguardo senza perdere un singolo secondo della diretta streaming.
Il lavoro di Stefan Sahm e di tutto il team Media ci ricorda che dietro alle spettacolari inquadrature che ammiriamo da casa c’è uno sforzo immane. L’unione perfetta tra il manico di un ex-pro, le prestazioni di un’e-bike moderna e l’innovazione dei sistemi di stabilizzazione è il vero segreto che rende la copertura della Cape Epic unica nel panorama ciclistico mondiale.














