Test Schwalbe Romy: l’anello di congiunzione che rinforza la gamma Radial

Schwalbe Romy Radial
Schwalbe Romy Radial: eccolo qua, montato sulla nostra bici in fase di test!
Tempo di lettura: 4 minuti

Il panorama delle coperture da mountain bike, si sa, è in continua evoluzione, ed è proprio in questo scenario che Schwalbe presenta il nuovo Romy Radial. Noi di MTB Magazine abbiamo avuto l’opportunità di metterlo alla prova in anteprima, portandolo al limite sui nostri trail di riferimento. Ma prima di addentrarci nei dettagli del nostro test, facciamo un piccolo passo indietro: cosa significa esattamente “tecnologia radiale” e perché sta cambiando le regole del gioco?

La “rivoluzione radiale”: come funziona?

Negli pneumatici mtb convenzionali, i fili della carcassa sono posizionati diagonalmente, con un angolo di circa 45 gradi. Nelle coperture radiali di Schwalbe, invece, questa disposizione viene rivoluzionata adottando un angolo notevolmente più ampio. Il risultato pratico? A parità di pressione dell’aria, l’area di contatto con il terreno aumenta del 30%. Questa innovazione strutturale si traduce in un grip nettamente superiore, in una maggiore ammortizzazione degli urti e in un livello di sicurezza e controllo che apre una nuova dimensione nelle prestazioni off-road.

Schwalbe Romy Radial
Il nuovo Schwalbe Romy Radial ha una tassellatura “intermedia” tra l’aggressività della Magic Mary e la scorrevolezza dell’Albert

Romy: la promessa “a scatola chiusa” di Schwalbe

Sulla carta, Schwalbe posiziona il Romy Radial come un versatile tuttofare, lo pneumatico ideale per massimizzare il divertimento in ambito trail e allmountain. Il design del battistrada è studiato per essere equilibrato: i tasselli pronunciati posizionati sulle spalle sono progettati per garantire un maggiore grip in curva e un controllo totale. Al contempo, il battistrada centrale presenta tasselli ravvicinati e scanalature poco profonde per assicurare ottime doti di scorrevolezza e un’elevata durata.

Un dettaglio non da poco è l’impegno ambientale del brand tedesco: per la produzione del Romy Radial (come per oltre il 70% della sua gamma), Schwalbe utilizza nerofumo ricavato dal riciclo di vecchi pneumatici. Questa scelta permette di risparmiare ben l’80% di emissioni di CO2 rispetto all’utilizzo di nerofumo convenzionale. Inoltre, in tutte le versioni PRO, viene impiegata gomma naturale proveniente dal commercio equo e solidale.

Il nostro test sul campo: nè carne nè pesce o piatto perfetto?

Veniamo al sodo. Per questo test abbiamo optato per una configurazione decisamente aggressiva: Romy Radial in versione Gravity Pro, mescola Soft e sezione da 2.5 pollici montata sia all’anteriore che al posteriore (in setup mullet).

Iniziamo dal montaggio. Il primo impatto in officina è stato più che positivo. La gomma si è rivelata estremamente facile da montare, anche utilizzando gli inserti (sì, per non farci mancare nulla abbiamo voluto provare anche questa combinazione).

Schwalbe Romy Radial
Ecco il nostro “strumento” da test: e-bike da enduro per mettere adeguatamente sotto stress gli Schwalbe Romy Radial

Cosa aspettarsi? Qui su MTB Magazine conosciamo bene la tecnologia radiale: abbiamo già spremuto a dovere Magic Mary, Shredda e Albert in versione R. L’interrogativo principale era capire dove si collocasse questo nuovo Romy. Analizzandone le caratteristiche, si propone come l’anello di congiunzione tra l’aggressività del Magic Mary (super trazione, tenuta granitica e buon rotolamento) e l’efficienza dell’Albert (buona trazione, buona tenuta ma super rotolamento).

Prima di provare il Romy, il salto tra queste due gomme era netto, ora abbiamo una chiara opzione intermedia. Ma il rischio delle vie di mezzo è noto: finire per non eccellere in nulla. Sarà andata così?

Come si comporta – davvero – sui trail?

La nostra risposta è chiara: dipende da come guidate, ma…

Siamo partiti togliendo dalle nostre ruote un Magic Mary Radial (e prima ancora un Albert), quindi avevamo quel feeling di guida stampato nella memoria muscolare. Ma, appena entrati nel single track, il Romy ha confermato di essere il perfetto ponte tra i due mondi.

È una gomma che invita alla velocità, scorre in modo eccellente e sopporta frenate molto decise. Quando si imposta la curva, aggredisce bene l’ingresso, ma richiede un po’ di malizia in percorrenza. Rispetto al “binario” del Magic Mary, il Romy tende a scivolare un pizzico di più, avvicinandosi al comportamento in curva dell’Albert. Tuttavia, la perdita di aderenza non è mai brusca: la gomma ti avvisa, per poi riprendere grip e rimetterti in controllo. È come se ti dicesse: “Ehi, sei entrato un po’ troppo forte, frena meglio prima e poi lascia scorrere”. Non è uno pneumatico on-off, tutt’altro: semplicemente, premia uno stile di guida un po’ più pulito e ragionato rispetto alla prepotenza che perdona il Magic Mary.

Il tutto con un plus: quello di essere estremamente versatile.

Trazione e comfort sono efficaci? In salita, la trazione è decisamente un gradino sopra rispetto all’Albert. Anche utilizzando l’e-Mtb in modalità Boost, la bici resta composta ed efficace, scaricando a terra i watt senza fastidiosi strappi o perdite di aderenza. Sullo scassato vero, la struttura radiale fa la differenza, trasudando compostezza e filtrando le asprezze del terreno in modo magistrale.

Schwalbe Romy Radial
Al posteriore non lascia alcun dubbio in sospeso: trazione e controllo al massimo livello

Il nostro verdetto finale

Il vero punto forte del Romy è proprio la sua natura “intermedia”. La scorrevolezza è nettamente superiore al Magic Mary, eppure tollera bene anche una guida non chirurgica, tenendo la traiettoria con precisione, persino sul bagnato. Abbiamo notato che la doppia configurazione in mescola Soft ci è sembrata leggermente più “sostenuta” rispetto alle altre radiali testate: è un chiaro sintomo della sua vocazione da allrounder, costruita per macinare chilometri e durare nel tempo.

In definitiva, non è una gomma rilegata al solo ambito gravity (dove comunque si difende benissimo, trovando il limite prima in noi piloti che nei tasselli), ma spazia con autorità dall’all-mountain, al trail, fino all’enduro. Scorre, fa divertire e, soprattutto, non si fora praticamente mai: la struttura Gravity Pro si è rivelata una cassaforte contro le sollecitazioni più cattive.

Non era un compito facile rinnovare e ampliare una gamma già di enorme successo, ma dopo questo test possiamo dirlo con certezza: Schwalbe ha fatto centro un’altra volta.

Vuoi saperne di più? Ti invitiamo a visitare il sito ufficiale Schwalbe!