Quanto racconta, dello stato di salute di una disciplina, la geografia dei suoi campionati del mondo? È la domanda al centro della riflessione pubblicata su Facebook da Massimo Panighel, presidente di Pedali di Marca e organizzatore del recentissimo Mondiale di Primiero 2026, che parte dalla frequenza delle assegnazioni iridate all’Italia per interrogarsi sulle prospettive della mountain bike Marathon. Un intervento che riconosce il valore degli organizzatori italiani e, allo stesso tempo, invita a guardare oltre il successo dei singoli eventi.
«Grande affidabilità o il sintomo di una disciplina in crisi?», si chiede Panighel. Il punto di partenza è l’assegnazione del Mondiale 2028 a Castro, in Puglia, ufficializzata dall’UCI in sostituzione di Città del Capo, in Sudafrica, inizialmente designata per ospitare la manifestazione. Un passaggio che aggiunge un nuovo appuntamento italiano al calendario della specialità.
Le assegnazioni italiane e gli interrogativi sul movimento
Dopo Primiero 2026, sono infatti previsti Castro 2028, Val Gardena 2030 e il Mondiale Marathon inserito nella rassegna multidisciplinare del Trentino 2031: quattro edizioni nell’arco di sei anni. Una concentrazione significativa, pur considerando la diversa cornice organizzativa dell’appuntamento del 2031.
Nella lettura di Panighel, questa continuità testimonia innanzitutto l’affidabilità del sistema italiano: competenze tecniche, qualità dei percorsi, capacità di accoglienza e collaborazione con i territori. Lo stesso organizzatore considera l’assegnazione a Castro una buona notizia per la Puglia e per il ciclismo del Sud, capace di portare un evento di questo livello oltre i contesti alpini più frequentemente associati alla disciplina.
La sua riflessione riguarda però soprattutto l’altro lato della questione: quanto la centralità italiana corrisponda a una difficoltà nel trovare alternative all’estero. Secondo Panighel, il ricorso agli organizzatori nazionali rischia di diventare la risposta alle fragilità di un movimento che, in altri Paesi, faticherebbe ad attrarre investimenti, sostegno pubblico e attenzione mediatica.
I dati da approfondire e il rapporto tra Elite e Master
È una preoccupazione che merita approfondimento, ma che la sola distribuzione dei Mondiali non permette di trasformare in una diagnosi definitiva. Per valutare l’eventuale crisi internazionale della Marathon servirebbe affiancare alle assegnazioni altri indicatori: numero e provenienza delle candidature, andamento degli iscritti, sostenibilità delle gare, investimenti degli sponsor e pubblico raggiunto. Il trasferimento dell’edizione 2028 dal Sudafrica all’Italia è un fatto; le sue cause e il suo significato per l’intera disciplina richiedono una valutazione più ampia.
Un secondo tema affrontato nel post è il rapporto tra attività Elite e partecipazione amatoriale. Panighel richiama il progetto di Primiero 2026, che ha riunito nella stessa località e nello stesso fine settimana i Mondiali Elite e Master. Una formula presentata dall’UCI come una novità per la manifestazione.
L’obiettivo descritto dall’organizzatore era costruire un evento condiviso, nel quale la partecipazione dei Master potesse contribuire alla sostenibilità complessiva e gli amatori potessero vivere il contesto della competizione iridata Elite. In questa prospettiva, la vicinanza tra le due componenti avrebbe un valore sportivo, economico e di coinvolgimento del pubblico.
Panighel critica quindi la separazione di sedi e date, che a suo giudizio potrebbe ridurre l’attrattività degli appuntamenti e indebolire il collegamento con la base. Su questo punto va però ricordato che nel giugno 2025 l’UCI aveva annunciato l’inserimento sistematico delle categorie Master nel programma dei Mondiali Marathon a partire dal 2029. Un’indicazione da tenere presente nel valutare le scelte sui prossimi calendari e l’effettiva continuità del modello sperimentato a Primiero.
Dai grandi eventi alla crescita della disciplina
La questione sollevata resta rilevante: quale rapporto costruire tra la gara di vertice e le persone che praticano la disciplina durante tutto l’anno? Riunire Elite e Master può offrire opportunità agli organizzatori e ai territori; misurarne i risultati, attraverso partecipazione, costi e ricadute, aiuterebbe a capire quanto questa formula possa sostenere lo sviluppo della Marathon.
Il contributo di Panighel porta così il dibattito oltre la soddisfazione per una nuova assegnazione. La capacità di organizzare un Mondiale e la capacità di far crescere una disciplina sono due aspetti legati, ma non coincidenti. Le prossime edizioni italiane offriranno anche l’occasione per valutarne il rapporto: quanti praticanti riusciranno a coinvolgere, quali risorse attireranno e quale continuità lasceranno ai territori una volta assegnate le maglie iridate.

















