Da Boichis all’azzurro Gualtieri: perché anche Red Bull-BORA punta sulla multidisciplina nel ciclismo

Adrien Boichis
Adrien Boichis sarà il nuovo dominatore delle scene offroad? (Credit: UCI MTB)
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La multidisciplina nel ciclismo rappresenta ormai la grande rivoluzione tecnica di questa epoca. Fino a qualche anno fa, infatti, il mondo della strada e quello del fuoristrada lavoravano a compartimenti stagni. I direttori sportivi dell’asfalto guardavano spesso con diffidenza chi sceglieva le ruote grasse, e viceversa. Oggi, invece, lo scenario è completamente cambiato. Questo approccio non è più una rara eccezione per pochi fuoriclasse, ma diventa una precisa strategia di sviluppo per le grandi corazzate del WorldTour.

Le recenti mosse di mercato del team Red Bull-BORA-hansgrohe confermano chiaramente questa tendenza. La squadra tedesca ha infatti deciso di ampliare con forza la propria scommessa sull’off-road. Per farlo, il team ha puntato direttamente sul proprio vivaio, ricalcando un modello ormai vincente.

La multidisciplina nel ciclismo e il nuovo Ranking UCI

A un primo sguardo superficiale, questo interesse verso il fuoristrada potrebbe sembrare un semplice calcolo matematico. Di recente, infatti, vi abbiamo spiegato come funziona il nuovo regolamento del Ranking UCI 2027 per mtb, gravel, ciclocross e pista. Dalla prossima stagione, i risultati dei Mondiali e delle Coppe del Mondo off-road porteranno punti preziosi anche alla classifica a squadre su strada.

Coppa del Mondo Pal Arinsal
Adrien Boichs, vincitore a Pal Arinsal nel XCO (Credit: UCI MTB)

Tuttavia, non bisogna fermarsi alla sola facciata degli ingaggi utili per scalare le classifiche. Una corazzata come Red Bull-BORA occupa già i vertici mondiali. Perciò, la formazione tedesca non ha certo bisogno di racimolare punti di sopravvivenza nei boschi. C’è molto di più da considerare. Questo nuovo sistema normativo offre infatti la spinta perfetta per intersecare gli universi della bici. Di conseguenza, crollano le vecchie barriere culturali e si valorizza il talento puro, ovunque esso nasca.

Dal modello Alpecin all’effetto Boichis: luci e ombre

In questa rivoluzione culturale, la struttura Alpecin-Premier Tech ha sicuramente fatto scuola per prima. Il team belga ha creato un cerchio magico dove strada, ciclocross, mtb e gravel convivono ad altissimo livello. Oggi, anche la formazione di Ralph Denk segue quella stessa scia. Inoltre, la squadra sfrutta una sinergia tecnica d’eccellenza: il ponte diretto con Specialized Factory Racing per l’attività fuoristrada.

Il francese Adrien Boichis rappresenta la prova vivente del successo di questo ecosistema. L’atleta transalpino divide infatti la sua stagione tra il WorldTour con Red Bull-BORA e la Coppa del Mondo con Specialized. Proprio nel 2026, Boichis ha vinto il Mondiale Élite di Short Track (XCC), dimostrando di poter eccellere su entrambi i fronti.

Nonostante ciò, questa doppia vita richiede ancora dei compromessi pesanti. A settembre, ad esempio, il francese ha dovuto chiudere in anticipo la sua stagione di mtb per correre su strada. Boichis ha lasciato i sentieri mentre lottava per vincere la Coppa del Mondo generale. Questo episodio dimostra quindi che l’equilibrio dei calendari resta molto delicato quando entrano in gioco gli interessi del WorldTour.

I nuovi innesti: la generazione che nasce nel fango

Queste sfide gestionali sono inevitabili, ma il progetto continua ad attirare i migliori giovani del mondo. I ragazzi vogliono infatti crescere senza abbandonare subito le ruote grasse. Proprio l’esempio di Boichis e il legame con Specialized hanno convinto tre nuovi talenti a firmare per Grenke-Auto Eder, il vivaio junior di Red Bull-BORA.

van der Poel
Mathiue van der Poel a Les Gets 2026 (credit: UCI MTB)

Il primo nome è quello dell’olandese Delano Heeren, diciassettenne già campione del mondo junior di ciclocross. Insieme a lui arriva il sedicenne belga Lars Peers, attuale campione europeo giovanile di mtb. Infine, spicca il sedicenne azzurro Matteo Jacopo Gualtieri. Nel 2026, il giovane italiano ha vinto il titolo tricolore Allievi su strada, nell’XCO, nell’XCC e nel Team Relay di ciclocross.

Questi innesti mostrano una fotografia nitida del ciclismo giovanile contemporaneo. Lo avevamo già notato analizzando il caso di Paul Seixas alla Roc d’Azur e la scuola multidisciplinare francese. Oggi, infatti, i talenti più cristallini nascono quasi sempre dalla mtb, dal ciclocross o da discipline esplosive come la bmx.

In conclusione, lasciare ai giovani la libertà di esprimersi su più terreni forma atleti completi, abili nella guida e mentalmente freschi. La multidisciplina nel ciclismo si conferma dunque la direzione giusta da seguire. Il fuoristrada, però, non deve trasformarsi in un semplice terreno di caccia per i giganti del WorldTour. Asfalto e sentieri sono ormai destinati a incontrarsi sempre più spesso: la vera sfida futura sarà farli correre davvero alla pari.