Tokyo 2020 / La carica di Celestino: «Il percorso è adatto ai nostri. Ci faremo valere»

Mirko Celestino, commissario tecnico della nazionale italiana di Mtb, in una foto d'archivio
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Lunedì 19 luglio è il giorno in cui Mirko Celestino e la selezione azzurra di mountain bike partiranno per raggiungere il Giappone. Oggi il commissario tecnico della nazionale ha parlato in conferenza stampa prima del grande appuntamento delle Olimpiadi di Tokyo.

La loro trasferta olimpica inizierà nel segno della serenità: Luca Braidot, Gerhard Kerschbaumer, Nadir Colledani ed Eva Lechner sono atleti talentuosi e abituati ai palcoscenici più importanti, e la loro preparazione è scivolata via proficua e regolare. A Tokyo, insomma, la mountain bike azzurra vuole lottare per le medaglie.

Tuttavia, Mirko, questo intento almeno al maschile si traduce nel dover combattere con atleti come Pidcock e Van der Poel.

«Io capisco che se ne parli, sono dei fuoriclasse, ma la mountain bike esisteva prima ed esisterà dopo di loro. Sono forti, certo, ma ci sono tanti altri biker che non sono da meno. Anzi, hanno più confidenza con l’esercizio. Guardate Sagan a Rio…»

Ma lui ebbe anche molta sfortuna.

«È vero, non me lo dimentico, e auguro a tutti i partecipanti una gara fortunata. Ho tirato in ballo lo slovacco perché cinque anni fa se ne parlava con gli stessi toni che adesso si usano per Van der Poel e Pidcock. E poi è andata com’è andata. Questo per dire che a volte basta poco, anche una foratura, per mettere fuori gioco un campione».

A proposito di forature, il percorso come si presenta?

«Completo: salti, rock garden, sponde. Non ci sono salite lunghe, ma dei brevi strappi che richiedono potenza. Inoltre, essendo perlopiù artificiale, via via che la gara andrà avanti non dovrebbe usurarsi e scavarsi. Dovrebbe reggere, insomma».

Celestino, è adatto ai nostri?

«Direi proprio di sì, tra l’altro tutti e quattro i convocati lo conoscono, avendolo già affrontato sia nel test event che in varie ricognizioni. Possiamo fare una bella gara».

Preferiresti una gara asciutta o bagnata?

«Prenderemo quello che verrà. La pioggia e il fango, probabilmente, favorirebbero i nostri, ma allo stesso tempo renderebbero la corsa dannatamente dura. Se dovesse piovere copiosamente, io dico che alcuni tratti andrebbero fatti addirittura a piedi».

Celestino, scegliere gli azzurri è stato difficile?

«Relativamente. Luca Braidot e Gerhard Kerschbaumer sono delle garanzie. Il terzo posto se lo sono litigato Daniele Braidot e Nadir Colledani. Come termine ultimo avevo dato le prime due prove di Coppa del Mondo, Alpstadt e Nove Mesto. Ma poi ho dovuto aspettare ancora».

Perché?

«Per dare un’ulteriore chance a Daniele, che ha dovuto saltare quelle due prove a causa di un tampone positivo per un suo compagno di squadra e isolarsi in quarantena. Colledani era stressato, lo capisco, ma non mi sembrava giusto far fuori così Daniele».

Però alla fine hai scelto comunque Colledani.

«Sì, alla fine ho optato per lui. La vittoria nel campionato italiano testimonia il suo ottimo stato di forma. Ma si è comportato molto bene anche Daniele, che rimane comunque uno dei nostri migliori biker».

E al femminile, invece?

«Al femminile abbiamo Eva Lechner, un’altra garanzia. Il ballottaggio era con Chiara Teocchi, ma ho preferito affidarmi all’esperienza della Lechner. Un’atleta che nelle gare più importanti si esalta, come l’anno scorso ai mondiali di Leogang, quando chiuse al secondo posto dopo aver raccolto appena qualche piazzamento».

Quando inizierà la vostra avventura olimpica, Mirko?

«Partiremo lunedì 19 luglio, con noi ci saranno anche due meccanici e un massaggiatore, almeno nessuno dei ragazzi rimarrà sprovvisto d’assistente in caso di bisogno».

L’obiettivo rimangono le medaglie.

«Sì, al maschile siamo l’unica nazione insieme alla Svizzera che può contare su tre atleti. E al femminile abbiamo una come Eva Lechner, che in molti ci invidiano. Certo, i campioni al via non mancano, tanto al maschile quanto al femminile. Ma noi siamo l’Italia e non ho dubbi: ci faremo valere».