Tokyo 2020 / Luca Braidot: «Partenza fondamentale, Schurter e Flückiger gli uomini da battere»

Luca Braidot è pronto per Tokyo 2020: con la maglia azzurra punta a inserirsi nella lotta per le posizioni di vertice
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Sembra davvero un viaggio in un’altra dimensione spazio-temporale e, in fondo in fondo, lo è. Sembra quasi “Ritorno al Futuro” e Luca Braidot, alla seconda Olimpiade della sua carriera, non sarà a bordo di una Delorean ma della sua magnifica Santa Cruz Blur. Il 30enne friulano, insieme a quimtbmagazine descrive il laborioso, maniacale e costruttivo percorso di miglioramento che l’ha portato fin qui. Una continua corsa in avanti, appunto, ricerca mirata di futuro verso un sogno a cinque cerchi.

Luca Braidot, ecco le Olimpiadi: ci siamo! Come stai?

«Sto bene, la preparazione è andata bene e ho portato a termine gli allenamenti al top e mi sento pronto».

Nel test event del 2019 hai concluso in terza posizione, migliore degli italiani in una gara velocissima. Quanto conta aver visto il percorso dalla prima fila? Che dettagli sei riuscito a carpire?

«Sicuramente conoscere il percorso è un vantaggio. Però tutti gli atleti più forti comunque c’erano, anche se in realtà mancavano Mathieu Van der Poel e Tom Pidcock. Come anche è successo a Rio, ci abbiamo provato, abbiamo fatto i nostri test e abbiamo provato tutti i settaggi delle bici e abbiamo un’idea su come si potrebbe svolgere la gara: se sarà una gara veloce oppure no. Probabilmente sarà una gara veloce e abbastanza strutturata su gruppetti».

Luca Braidot in azione al campionato italiano Xco a Bielmonte (foto: Alessandro Billiani)

Dal punto di vista tattico, pensi che sia importante andare subito all’attacco e cosa ripeteresti dell’ottima prestazione fatta due anni fa?

«Diciamo che secondo me è un percorso dove si sta bene non in primissima posizione, visto che la gara la faranno altri atleti e non saremo lì a lottare. Il meglio sarebbe stare nelle prime tre-quattro posizioni. Bisognerà partire bene e stare nel primo gruppetto. Non starà a noi fare la gara, staremo sulle ruote e giocare al meglio le nostre carte».

Pidcock e Van der Poel sembrerebbero i fenomeni da battere, ma non hanno potuto ancora vedere il percorso: inciderà questo fattore?

«Secondo me gli uomini da battere saranno Nino Schurter e Mathias Flückiger. Dopo Van der Poel e Pidcock, sono fortissimi, ma Nino e Mathias hanno dedicato l’anno a questa gara e non saranno gli stessi che hanno affrontato in Coppa del Mondo a maggio».

Luca Braidot: il clima quanto potrà incidere?

«È un clima abbastanza simile al nostro, a meno che non si parli di Livigno o di montagna. Clima molto umido e molto caldo».

A Rio concludesti in settima posizione. Un paio di giri davanti a tutti a tirare e un finale un po’ condizionato. Cosa cambieresti e manterresti di quel giorno?

«A Rio purtroppo ho avuto dei problemi fisici durante la gara: ho preso una botta e ho avuto dei crampi nel secondo giro. Ho corso per un giro e mezzo in difficoltà. Sarà una gara completamente diversa, su un percorso completamente diverso ed è molto difficile da dire».

Con quale bici correrai a Tokyo e su quale componente hai lavorato maggiormente?

«La bici è la stessa che ho usato durante la stagione. I settaggi li avevo provati con l’Olympia a Tokyo e avevo le stesse identiche forcelle. Il cambio della bici non influisce sui settaggi, sulle forcelle e sulla pressione delle gomme. Non penso che sarà un problema».

Luca Braidot si può lottare per le medaglie?

«Alle Olimpiadi i risultati ovviamente sono i tre posti sul podio e si deve partire per quello. È una gara di un giorno, dove può succedere di tutto e quindi l’obiettivo rimane quello di provare a prendere la medaglia».