Immortale lo era già da tempo: terzo a Pechino, secondo a Londra, primo a Rio. A Tokyo Nino Schurter aveva mancato il quarto podio olimpico per otto secondi appena. A Parigi, nel 2024, avrà trentotto anni, ma non è questo che conta per il fuoriclasse elvetico. Il primo dei suoi dieci Mondiali lo vinse nel 2009. Innamorato dell’Italia, d’estate passava le vacanze all’Elba con la sua famiglia, Nino ancora adesso viene spesso nel nostro Paese: suo fratello ha trovato l’amore a Massa Marittima, ha due bambini, un agriturismo e una scuola di bici. I loro genitori hanno preso casa in Maremma, ormai trascorrono in Toscana tutto l’inverno, e lui viene a trovarli tutte le volte che può.
Schurter ama le isole della Toscana ma il suo cuore è già impegnato. «Sono cresciuto fra le montagne, in una piccola città delle Alpi dove non c’è molto da fare se non godersi la natura. Per me la montagna è libertà: stare fuori tutto il giorno, arrampicarmi, andare in bici. Quando è tutto piatto mi annoio».
Non si è annoiato a Lenzerheide, dove è andato in scena un finale da film. L’anno scorso, dopo aver finalmente eguagliato il record di Julian Absalon di vittorie in Coppa del Mondo XCO a inizio della stagione, in Brasile, Nino ha avuto la possibilità di battere il record proprio a casa sua, a Lenzerheide. Si scontrò con Mathias Fluckiger, ma il destino aveva altri piani. Nino così ha dovuto aspettare un altro anno: la Coppa del Mondo tornava a Lenzerheide nella sua seconda tappa, domenica 11 giugno. Senza il campione olimpico di Tokyo, Tom Pidcock, e con Fluckiger che correva con una mano steccata, tutto diceva ancora una volta Nino Schurter. E infatti. Lo svizzero ha vinto attaccando e godendosi il lungo finale con il suo pubblico in delirio per un record che non sarà toccato per decenni. «Non c’era posto migliore di questo. Mi ci è voluto molto tempo per questa trentaquattresima vittoria. Non vedevo davvero l’ora che arrivasse questa gara, correre qui un’ultima volta a Lenzerheide era già abbastanza emozionante per me. Volevo dare il massimo e ottenere questa vittoria proprio qui».
Lenzerheide non ospiterà una prova di Coppa del Mondo nel 2024, perché il Canton Vallese ospiterà i mondiali del 2025 e dunque il prossimo anno sarà la sede svizzera di Coppa. Schurter ha detto che questa è stata la sua ultima volta a Lenzerheide perché ha intenzione di chiudere alla fine di quest’anno? O chiuderà dopo i Giochi di Parigi concedendosi un ultimo pezzo di storia? Il dubbio rimane.
Da bambino Nino ha provato molti sport diversi. Alpinismo, arrampicata, judo, sci alpino. Ha giocato anche a hockey, «ma il talento ce l’avevo per la bici e ho scelto di dedicarmi a questo». Non il solito calcio, «sono davvero scarso per qualsiasi sport dove ci sia una palla, di qualunque dimensione». Per quello in Svizzera hanno avuto il non plus ultra. Roger Federer, il Nino Schurter del tennis. «Federer è la faccia della Svizzera, la più importante personalità di tutto il Paese. In qualsiasi angolo del mondo mi capita di trovare qualcuno che lo conosce». Il talento ce l’hanno tutti e due. Quello di Nino è per la mountain bike. «Qualcosa ho cercato di prendere anche da Federer, il suo modo di comportarsi, il suo approccio, ma lui è una leggenda».
Quelli come loro non dovrebbero invecchiare. I quattro figli di Federer sono ormai grandi, la figlia di Schurter, Lisa, compirà otto anni ad ottobre. Insieme vanno a sciare, escono in bici. L’ultima passione di Nino è l’elicottero, sta imparando a guidare, e dice che volare è bellissimo. Persino senza mountain bike.














