MONDIALI 2023 / XCO, Flückiger, i criceti e l’arte della mountain bike

Fluckiger
Mathias Fluckiger in azione
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Essere Mathias Flückiger non dev’essere semplice. Nasci in Svizzera, che ha otto milioni di abitanti e una superficie che è due volte scarse quella della Toscana: quante probabilità ci sono che due anni prima a 250 km da casa tua sia venuto al mondo uno che dominerà il tuo sport per vent’anni? Essere Mathias Flückiger e avere scelto la mountain bike nell’era di Nino Schurter è un’esperienza paragonabile a quella di chi ha giocato a tennis negli anni di Roger Federer, o di chi ha sciato quando scendeva Alberto Tomba. Frustrante, ma sfidante.

Flücki le ha provate tutte: strada, ciclocross, ma il cross country gli ha preso il cuore come nessun’altra disciplina. Professionista dal 2010, nonostante fosse regolarmente tra i primi 6 della Coppa del mondo, per vincere la prima gara di Coppa ha dovuto aspettare il 2018, a Mont Sainte-Anne: aveva quasi trent’anni. 

E soltanto nel 2021 è riuscito finalmente a uscire dal cono d’ombra di Schurter: prima in Coppa del Mondo, poi al campionato svizzero a giugno. Convocato per i Giochi di Tokyo, nel XCO è arrivato davanti a Schurter ma dietro a Tom Pidcock: medaglia d’argento. Poche settimane, ai mondiali di Val di Sole, ancora argento: e quel giorno è stato Schurter ad andare sul podio con la maglia arcobaleno. 

L’anno dopo molto peggio: era in testa alla classifica di Coppa nello Short quando è risultato positivo allo zeranol e sospeso dalle competizioni. Distrutto da una decisione che ha sempre considerato ingiusta, Flückiger ha presentato ricorso. A dicembre, la Camera disciplinare svizzera per lo sport ha revocato la sospensione, ritenendo che il risultato del test allo zeranolo non potesse essere considerato positivo. «Da un secondo all’altro, tutto era sparito. Tutto ciò che io, la mia famiglia e il mio team avevamo costruito e raggiunto. Il mio mondo è crollato il 18 agosto 2022. Ho attraversato di gran lunga il periodo peggiore della mia vita», ha raccontato prima di tornare alle gare, nel marzo di quest’anno.

Flückiger in lacrime dopo l’arrivo del Mondiale in Val di Sole

Essere Mathias Flückiger non è mai semplice. Ha lavorato a lungo con il suo avvocato, Thilo Pachmann, e con un consulente scientifico, Matthias Kamber. «Per poter tornare liberato come atleta, devo raccontare la mia storia e presentare fatti importanti sul caso. Il mio punto non è giudicare o condannare. Voglio dimostrare che il mio caso è diventato un caso di doping mentre non sarebbe mai dovuto diventarlo».

Nei mesi in pausa dalla sua vita, le ha pensate tutte. «Non sapevo se avrei mai voluto tornare allo sport di alto livello. Le competizioni non erano solo molto lontane, erano inesistenti per me. Durante quel periodo, ho vissuto giorno per giorno. Contava solo il momento. Non c’era futuro, solo il presente».

Al suo fianco suo fratello Lukas, biker come lui. I suoi genitori, Franziska e Fritz. I suoi nipoti Emely e Lenny. E la sua compagna Lisa Locher, che ha lasciato il suo lavoro di insegnante per affiancarlo. «Quello che è successo a me può succedere a qualsiasi atleta svizzero. Non deve esserci un secondo destino come il mio. Ecco perché spero che ci sarà un’indagine indipendente sul mio caso, da cui si trarranno le dovute conclusioni. Voglio solo fare quello che amo di più: andare in mountain bike».

Ralph Näf, il suo allenatore, vede la pandemia come momento di svolta per Mathias, «penso che lo abbia aiutato, la pausa dalle corse gli ha dato l’opportunità di scendere dalla ruota del criceto. Si è calmato di più e, soprattutto, si concede più riposo. Ora ha entrambi i piedi per terra. E lavora in modo ancora più coerente rispetto a prima».

La vita è tornata, e anche gli ostacoli. Quest’anno Mathias ha vinto il titolo svizzero, si è presentato alla gara di Coppa in casa, a Lenzerheide, come uno dei favoriti. Ma mercoledì 7 giugno, due giorni prima dello short track, una stupida caduta in allenamento gli ha lasciato una lesione ai legamenti del pollice sinistro. E pochi giorni dopo è successo qualcosa di molto più atroce. «La notizia della morte di Gino Mäder mi ha colpito molto duramente e ha fatto passare in secondo piano il resto. Posso lamentarmi io per una gomma posteriore difettosa?».

Per il pollice è stato necessario un intervento chirurgico, con l’intento di salvare il mondiale. Sei settimane a correre dietro all’obiettivo della vita. Ma in fondo non è quello che facciamo tutti?

«La mountain bike per me significa passione e perfezione. Andare in bicicletta è una specie di arte: sono costantemente alla ricerca della bici perfetta, del setup ottimale, di nuove conquiste tecniche e della sensazione di libertà e fluidità sui sentieri». Essere Mathias Flückiger è tutto quanto.