Coppa del Mondo, Luca Braidot pronto a ripetersi ad Andorra: «Adesso arriva il bello»

Luca Braidot, 32 anni, goriziano, due vittorie in Cdm 2022, la seconda proprio ad Andorra
Tempo di lettura: 3 minuti

Quella tra Luca Braidot e la gara di Vallnord è una lunga storia d’amore. Pensate che la prima apparizione ad Andorra, in Coppa del Mondo, risale al 2013, quando Luca era ancora tra gli Under23. Un legame, quello con questo percorso, che si è consolidato anno dopo anno, nonostante gli alti e bassi. Proprio a Vallnord, il goriziano ha conquistato la sua prima top10 in Coppa del Mondo, chiudendo sesto nel 2015 nella gara Eliminator. Nelle ultime edizioni sono arrivati altri ottimi piazzamenti, come il quinto e il sesto posto nelle gare XCC ed XCO del 2018. Nessuno, però, si sarebbe aspettato la vittoria dello scorso anno, arrivata solo sette giorni dopo Lenzerheide. Una doppietta che lo ha lanciato nell’olimpo della Mountain bike, dando inizio ad una lunga serie di risultati positivi tutt’ora ininterrotta. «Vincere regala emozioni indimenticabili. Confermarsi, però, è durissima. Fortunatamente questi successi sono arrivati al momento giusto. Solo con la maturità, infatti, si riescono a gestire pressioni di questo tipo».

Recentemente sei arrivato settimo al mondiale. Dopo il bronzo iridato dello scorso anno, la prova di Glasgow è apparsa agli occhi di molti come una sconfitta. Come giudichi la tua prestazione?

«Non posso, sicuramente, essere soddisfatto. Ho lavorato duramente per un risultato migliore, che però non è arrivato. La gamba non era quella dei giorni migliori e qualche piccolo errore tattico c’è stato: fin dai primi giri ho sprecato energie per chiudere buchi, che potevo prevedere ed evitare. Competere a questi livelli non è semplice, ne sono consapevole. Se non sei al 100%, ti trovi ad inseguire fin da subito. Di una cosa, però, sono certo: non è stata una vittoria, ma neanche una sconfitta. Solo sei, tra i migliori atleti al mondo, sono arrivati prima di me».

Con settembre, arrivano i percorsi di Coppa del Mondo che più ti piacciono: Les Gets, Snowshoe, Mont-Sainte-Anne. Prima, però, c’è Andorra. 

«Confermo, solo ora arrivano le gare migliori per le mie caratteristiche. Il percorso di questo fine settimana mi è sempre andato a genio: largo, con salite da affrontare di passo e discese tecniche. Inoltre, questa prova richiede una preparazione particolare per via dell’altitudine. In questa stagione ho già lavorato 60-70 giorni in quota, dunque parto avvantaggiato. Per ora sta andando tutto per il meglio, sono fiducioso».

Come ti sei preparato?

«Al ritorno dalla Scozia sono stato 5-6 giorni a Livigno, per recuperare ed abituare l’organismo alla minore pressione atmosferica. Noi italiani, per regolamento, non possiamo utilizzare la camera ipobarica, che simula le condizioni dell’alta quota. Per questo motivo, ad Andorra, dormirò nel Team Truck a circa 2.000 metri, a differenza degli altri che dormiranno in hotel a circa 1.000-1.200 metri di altitudine. Per poter essere competitivo anche stavolta, il percorso di avvicinamento che ho scelto era l’unico possibile».

Che condizioni ci sono, ad oggi, sui Pirenei?

«Ci aspettavamo la pioggia, che però, come successo a Glasgow, non c’è stata. Ci sono quasi 30 gradi e un gran sole. Le previsioni dicono che pioverà nelle prossime notti, ma non ne sono così sicuro. Qui piove davvero di rado: se così fosse, diventerebbe una gara inedita».

Hai già scelto l’assetto per la gara?

«Al momento il percorso è molto scorrevole e il terreno, come sempre, è asciutto e polveroso. Anche se dovesse piovere, però, non azzarderei nulla: cambierei solo set di gomme, passando dai ‘tuttofare‘ Vittoria Mezcal al modello Barzo, più sicuro con il bagnato. Per il resto il set-up sarà lo stesso di Glasgow, sospensioni incluse. Come avete visto, sto testando per RockShox il nuovo sistema elettronico con sistema di regolazione automatico. La data di lancio, anche per i componenti Cross Country, sembra essere vicina: al momento, però, non posso dire di più».