Celestino sul percorso olimpico: «Moderno e poco tecnico. Favoriti gli stradisti come Pidcock e Koretzky»

Celestino
In foto Mirko Celestino commissario tecnico della nazionale italiana di mountain bike
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A poco meno di due mesi dalla prova olimpica di Parigi 2024 la nazionale italiana, guidata dal commissario tecnico Mirko Celestino, è andata sul percorso francese per fare una ricognizione. Il ct non ha ancora svelato i nomi degli atleti (due uomini e due donne) che saranno i nostri portacolori a luglio in Francia. Al suo seguito, però, c’era un sestetto di bikers composto da Luca Braidot, Simone Avondetto, Juri Zanotti, Martina Berta, Chiara Teocchi e Greta Seiwald. Da questi usciranno i quattro ragazzi che disputeranno la prova dei Giochi Olimpici di quest’estate.

«In linea di massima è rimasto uguale al test event dello scorso anno – ci ha rivelato Celestino quando gli abbiamo chiesto le sue impressioni sul percorso pariginoCome nazionale ci eravamo già stati per una gara di prova con altre selezioni la scorsa estate. Devo dire che il tracciato non ha subito grandi modifiche, ci sono state solo piccole accortezze in alcune sezioni tecniche. Il percorso è tutto battuto e artificiale, con parecchi passaggi tecnici, ma tutti di media difficoltà. Nulla di estremo».

Celestino ha poi continuato spiegandoci che l’unica vera preoccupazione che avevano avuto i suoi ragazzi lo scorso anno è stata sistemata: «L’unico passaggio critico era un drop in cima che quasi tutti gli atleti lo scorso anno evitavano perché era insidioso e pericoloso. In quel passaggio era facile sbagliare, ma questo problema non c’è più. Il tratto è stato migliorato e in questi giorni lo hanno fatto tutti, anche gli atleti meno tecnici. Rispetto allo scorso anno hanno aggiunto un paio di sezioni con dei tronchi nel finale dei rock garden, ma di per sé è il percorso che conoscevamo già».

Avondetto
Il piemontese Simone Avondetto, 24 anni, torna a vestire la maglia di campione europeo dopo 2 anni (Foto FCI)

Il percorso sembra non presentare grandi insidie. La vera differenza, quindi, potrebbe farla il meteo: «In questi giorni abbiamo trovato il brutto tempo e questo ci ha permesso anche di provare il percorso da bagnato. I ragazzi hanno cambiato diverse volte i copertoni per testare su queste pietre, sui rock garden e sui passaggi più scivolosi il più adatto in caso di pioggia. Anche perché il terreno di per sé è bello compatto e non dovrebbe cambiare molto da bagnato. Ma abbiamo visto che passando un per un paio di giorni, c’erano dei punti in cui la bicicletta iniziava ad affondare. Quindi è sempre meglio essere preparati a tutto».

Il tempo potrebbe però essere anche un fattore in caso di grande caldo: «D’altro canto io ho corso diversi Tour de France e ricordo le alte temperature che si raggiungono in Francia nel mese di luglio. L’umidità e l’afa, visto anche l’orario in cui si corre e che sono gran parte dei tratti scoperti e senza ombra, potrebbero essere a loro volta dei fattori che fanno saltare il banco, come si è visto in Brasile».

Parlando degli avversari, Mirko non ha dubbi. Due sono i nomi da battere: «Tom Pidcock e Victor Koretzky sono gli uomini più adatti e quelli che maggiormente potranno fare la differenza su questo percorso. Il tracciato, infatti, è poco tecnico e con larghi tratti di scorrimento, dove bisogna spingere rapporti lunghi e avere tanta potenza. Due stradisti del loro calibro, quindi, non dovrebbero aver problemi a imporsi sugli avversari. Come in campo femminile vedo la Ferrand-Prevot favorita sulle altre».

Koretzky
Victor Koretzky vincitore della prova di Coppa del Mondo di Short Track ad Araxá e Nove Mesto (credit: UCI Mountain Bike Wolrd Series / Michael Cerveny)

Celestino, però, non esclude neanche Nino Schuster, probabilmente alla sua ultima Olimpiade, dalla lista dei favoriti: «Lui è uno di quei corridori che quando una gara gli piace o quando cerchia in rosso un appuntamento, come ci ha mostrato a Nove Mesto, difficilmente la sbaglia. Quindi non me la sento di escluderlo dal lotto dei favoriti».

In chiave azzurra, invece, il ct della nazionale non si sbottona: «I nostri ragazzi sono tutti contenti e hanno avuto buone sensazioni dal test. D’altronde si tratta di un percorso moderno, al quale ormai sono abituati ad affrontare. Anche se è servito a tutti un attimo di ambientamento. I nostri ragazzi, infatti, continuano a preferire i percorsi naturali a quelli artificiale. La motivazione? Banalmente perché sono quelli sui quali si allenano in Italia. Tutti corrono soprattutto nei sentieri vicino casa, mentre questi tracciati nuovi sembrano dei bike park».