Van der Poel domerà la sua mountain bike? L’olandese non inizia bene a Nové Město

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Mathieu van der Poel in ricognizione a Nové Město con la maglia dell'Alpecin-Deceuninck, team con il quale corre sia su strada che su mtb (credit: UCI MTB)
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Mathieu van der Poel, a Nové Město, ha fatto un buco nell’acqua: questa, purtroppo, è la dura verità. Chi se lo aspettava protagonista è rimasto deluso: specialmente dal momento che sono stati due errori “banali” a metterlo fuori gioco. Certo, quando si cade non lo si fa mai in modo “elegante”, ma non ci si aspetterebbe simili sbagli da un “Goat” come lui. Di cosa stiamo parlando? Se non avete visto la gara, vi facciamo un veloce riassunto della dinamica.

Durante il primo giro di lancio, sulla prima salita – una strada piuttosto ampia e battuta – MVDP risale fino all’altezza della ventesima posizione. In questa situazione, poteva permettersi il lusso di “rifiatare”, dato che era lecito aspettarsi una gara “di gruppo”, almeno all’inizio. Invece, l’olandese ha insistito in un sorpasso di troppo: qui, all’esterno dell’esperto Serrano, è incappato nella prima scivolata. Normalmente, questi sono inconvenienti che capitano: si risale in sella e via, specialmente per “inciampi” simili. E così ha fatto anche lui, seppur con una rimonta tutta da rifare, ma ampio margine per riuscirci. Dopo pochi secondi, però, alla conclusione del giro, le immagini indugiano su un atleta caduto nel fitto della boscaglia: è Van der Poel, di nuovo a terra.

Com’è potuto succedere?

In quella zona, proprio prima del rientro sul rettilineo d’arrivo, c’erano una serie di “doppi”: cunette da saltare via a coppie, o da copiare una a una. Proprio sulle ultime, il fenomeno olandese è arrivato “corto”: una situazione da cui non ha potuto salvarsi. Così, trovandosi col peso totalmente sbilanciato all’indietro in atterraggio, la rampa successiva lo ha “scalciato”, spedendolo a terra.

Lo abbiamo visto rialzarsi frastornato e amareggiato, oltre che dolorante. Barcollando, è risalito in sella e ha ricominciato a pedalare. Ci ha riprovato – anche se un po’ meno convinto – di nuovo dall’ultima posizione: ma dopo due giri ha dovuto arrendersi al troppo dolore.

E per il futuro che fare van der Poel?

Tutti vorremmo vedere di cosa è capace in mtb, specialmente dopo essere così maturato atleticamente. Tutti siamo ansiosi di assistere alla consacrazione, anche sulle ruote grasse, di un campione così totale. Tutti vorremmo vederlo “spuntare” l’ultima casella della vittoria che gli manca: il Mondiale XCO.

Il tempo, da questo punto di vista, è a suo favore: c’è tutto lo spazio per ristabilirsi e tentare l’assalto all’iride. Quello che c’è da capire è il reale motivo della sua caduta, oltre che il tempo di recupero previsto. Infatti, se MVDP riesce a “switchare” facilmente dalla bici da strada, a quella da ciclocross o da gravel, non si può dire lo stesso per la mtb. Nonostante l’eleganza e la “facilità” di guida dimostrata nei giri di prova a Nove Mesto, il ritmo e l’adrenalina della gara possono giocare brutti scherzi. Specialmente se si è oggetto di tutta l’attenzione mediatica specializzata, e se si è stati lontani dalle gare mtb per molto tempo.

Certi automatismi della competizione si perdono e si rischia di essere travolti dalla pressione: forse, l’eccessiva fretta è stato il motivo scatenante del patatrac. Il dato positivo che possiamo – e dobbiamo – evidenziare è quello dell’ottima condizione dimostrata: la prima rimonta è stata furibonda quanto rapida, e i tempi sul giro (anche se acciaccato) erano quelli dei primi.

Non ci resta che attenderlo, di nuovo, al via in sella alla mtb: la sua presenza può soltanto dare lustro al movimento cross-country. E ci auguriamo di poterlo vedere presto in azione, magari dando spettacolo, come gli riesce magistralmente in tutte le discipline pedalate.