Verso il Mondiale in Val di Sole: l’eredità di Les Gets tra l’ombra di VdP e l’ascesa di Boichis

Van der Poel
Van der Poel in azione a Les Gets davanti al campione italiano XCO Simone Avondetto (Credit: UCI MTB)
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Il tracciato di Les Gets ha emesso le sue sentenze, ma la sensazione è che la vera battaglia agonistica sia stata solo rimandata. A meno di una settimana dal Mondiale XCO in Val di Sole, la tappa francese di Coppa del Mondo ci lascia in eredità una griglia di partenza infuocata, gerarchie rimescolate e ritmi forsennati. Ecco cosa abbiamo osservato e cosa dobbiamo aspettarci in Trentino.

Van der Poel e il “falso mito” della lacuna tecnica

VdP dà l’idea di soffrire tecnicamente: ma è davvero così? Negli ultimi tempi, vedere Mathieu Van der Poel in MTB ha spinto molti a credere che il gigante olandese potesse aver perso quello smalto tecnico che aveva impressionato nella prima parte della sua carriera. C’è chi ha puntato il dito sull’evoluzione dei mezzi, chi sui percorsi sempre più estremi, chi su una concorrenza spietata. In sintesi: si mormorava che il nipote di Poulidor fosse diventato obsoleto per la disciplina.

van der Poel
Mathiue van der Poel chiude al decimo posto la prova XCC di Les Gets dopo un anno di assenza dalle gare di mtb (credit: UCI MTB)

I suoi ultimi risultati, tuttavia, rimettono le cose nella giusta prospettiva. La realtà è che Mathieu sembra in (leggera) difficoltà quasi esclusivamente nei tratti veloci: quelli in cui non ci sono ostacoli verticali da superare, ma dove è vitale fidarsi della tenuta delle coperture, tenere la bici bassa e dare angolo di piega. Non è un limite tecnico assoluto, ma una pura questione di feeling con la gara e con il mezzo, un’abitudine alla velocità sullo sterrato che fisiologicamente gli è mancata stando lontano dai campi gara off-road.

Inoltre, ci sono due dati interessanti che lo candidano prepotentemente al titolo iridato. Il primo è la spaventosa capacità di adattamento: dallo Short Track del venerdì alla gara XCO della domenica, Mathieu è parso un altro corridore. Pimpante, vigile, reattivo e in totale controllo. Il secondo fattore è ambientale: il percorso iridato della Val di Sole si adatta alle sue caratteristiche fisiche e di guida molto più di Les Gets.

Nota tecnica: abbiamo osservato una posizione in sella particolarmente “allungata”, che lo fa sembrare sempre molto basso e “seduto” rispetto ai rivali. Se è vero che le geometrie della sua Canyon Lux presentano quote distese, è altamente probabile che VdP abbia optato per una biomeccanica che non snaturi la sua posizione Road. L’unico vero ostacolo verso l’iride? La griglia di partenza. Lui stesso, in una lucidissima analisi post-gara, lo ha ammesso. Se a Les Gets partiva in seconda fila grazie alla P10 nello XCC, in Val di Sole lo vedremo agganciare il pedale dalla quarta o quinta fila. E rimontare, a queste velocità, è un’impresa titanica.

Adrien Boichis
Adrien Boichis sarà il nuovo dominatore delle scene offroad? (Credit: UCI MTB)

Adrien Boichis: il nuovo cannibale?

L’altro grande protagonista è Adrien Boichis. Stradista, biker, fuoriclasse polivalente. Guardandolo correre a Les Gets, sembrava di rivivere i tempi in cui un giovanissimo astro nascente (proprio Van der Poel) scuoteva il trono dell’affermato Nino Schurter. Il vecchio (si fa per dire) che cede il passo al nuovo.

Al francese forse mancano ancora le grandi affermazioni su strada, ma in MTB, oggi, ha dimostrato di essere il migliore. Forte, preparato, giovane ma tatticamente maturo, capace di disegnare linee e mostrare una confidenza sul mezzo che appartengono a una sola categoria di atleti: i fuoriclasse. La Francia, in generale, fa paura, supportata anche dalle ottime prestazioni di Luca Martin e di un Mathis Azzaro sfortunato, ma di diritto tra i papabili per il Mondiale.

Boichis
Adrien Boichis in azione a Les Gets (credit: UCI MTB)

Ritmo infernale: quando la tattica va in frantumi

La sola presenza di Van der Poel ha innescato una detonazione nel ritmo di gara. Pronti via, i rider sono partiti come treni. Non c’è mai stata, di fatto, quella classica fase di ricompattamento o rimescolamento dopo il primo giro. I primi cinque si sono stagliati nettamente fin dai primi chilometri: restava solo da definire l’ordine di arrivo.

Questo passo brutale ha pesato come un macigno sui corridori più “strateghi“. Un esempio su tutti è Bjorn Riley, naufragato nelle retrovie. Diverso il discorso per il nostro Luca Braidot, capace di assorbire il colpo e di orchestrare un recupero formidabile fino a centrare la top 10. Il ritmo forsennato ha costretto i tattici a impostare una velocità di crociera per limitare i danni, ma un’avvertenza è d’obbligo: le prestazioni di Les Gets potrebbero essere uno specchietto per le allodole. Molti top rider hanno probabilmente corso sotto pesanti carichi di lavoro, sfruttando quest’ultima rifinitura in vista del vero obiettivo in Val di Sole.

Flückiger
Mathias Flückiger in azione nella prova XCO del Mondiale di Crans-Montana 2025 (credit: UCI MTB)

Gli outsider e il rebus Hatherly

Chi sta vestendo l’iride in questi ultimi giorni è Alan Hatherly. A Les Gets è apparso opaco, lontano, sfuocato. Ma guai a darlo per sconfitto: un atleta capace di conquistare due titoli mondiali consecutivi rientra di diritto tra i favoriti. La sua difficoltà potrebbe essere pura pretattica figlia di allenamenti intensi.

Attenzione poi al duo di outsider infuocati: Mathias Fluckiger e David List. Con le sue ultime uscite, a cominciare dall’ottimo Europeo sul Monte Tamaro, Fluckiger si è ricandidato prepotentemente come il vero capitano elvetico nel “dopo-Schurter”. L’esperienza non gli manca. List, dal canto suo, è stata la mina vagante di Les Gets, eccellendo sia in XCC che in XCO. Se manterrà questa condizione, in Trentino sarà un problema per molti.

E gli italiani? Il potenziale c’è ed è pronto a esplodere sul terreno di casa. Restate sintonizzati sulle pagine di quimtbmagazine.it, perché a brevissimo pubblicheremo un focus tecnico totalmente dedicato ai nostri quattro azzurri Elite pronti a dare spettacolo in Val di Sole.