Ci sono storie che nascono da una classifica e altre che riescono ad andare ben oltre il risultato finale. Quella vissuta da Chiara Gualandi alla HERO Südtirol Dolomites 2026 appartiene senza dubbio alla seconda categoria. A raccontarcela è Marzia Lucianer, giornalista e appassionata di mountain bike, che attraverso una vicenda fatta di sogni, errori, delusione e solidarietà ci ricorda perché lo sport continui a emozionare ben oltre il cronometro e il podio.
La HERO Südtirol Dolomites è una di quelle gare che devi fortemente voler fare. Va preparata, va studiata, va pianificata. L’edizione 2026 ci ha consegnato una storia che va ben oltre le classifiche ufficiali, ricordandoci che lo sport è, prima di tutto, una straordinaria e spietata scuola di vita. È la storia di un possibile podio svanito, di una solitudine amara e di un abbraccio che scalda il cuore.
Quando ti presenti alla partenza della HERO, sul tracciato da 60 chilometri con ben 3.000 metri di dislivello, sai già che non ci sarà spazio per i compromessi. Se le gambe girano e le prime sensazioni sono positive, devi solo stringere i denti, metterci la testa e pedalare. Ed è esattamente quello che stava facendo Chiara Gualandi. La giovane atleta del Team LeeCougan, alla sua primissima esperienza tra le guglie dolomitiche, stava interpretando la gara della vita. Superata Arabba, Chiara si trovava lì, nel cuore pulsante della corsa, a ridosso delle migliori. Era in piena lotta per la seconda e terza posizione, subito dietro la maglia tricolore e battistrada, una strabiliante Claudia Peretti.
Poi, il buio improvviso. In un attimo, la favola sportiva si è trasformata in un incubo silenzioso. A causa di un malinteso con il personale addetto al percorso, tratto in inganno dal flusso degli atleti uomini che la precedevano, Chiara è stata indirizzata erroneamente verso il tracciato maschile. Nessuno si è accorto che quel dorsale apparteneva a una donna in lotta per il podio. Una svolta a sinistra anziché a destra. Mezz’ora di salita infinita e durissima, con il cuore in gola, credendo di aver perso il buon ritmo, non vedendo più le avversarie. E poi il dubbio, che metro dopo metro, si faceva più reale nella mente. Non era un calo di forze ad averla allontanata dalle prime. Era l’errore. Fatale, ingiusto.
«Non si sono accorti che fossi una donna e perciò mi hanno indirizzato a sinistra quando invece avrei dovuto andare a destra… Mi si è frantumato il cuore. Ero già così preoccupata per la durezza della mia prima HERO, trovarmi a pezzi dopo aver visto sfumare una prestazione così promettente per una svista mi ha distrutta», ha detto Chiara Gualandi.
C’è un aspetto dello sport professionistico di cui si parla troppo poco: la solitudine dell’atleta quando i riflettori si spengono e i giochi sono compromessi. Se i comunicati ufficiali hanno parlato di “ottime indicazioni sul potenziale futuro dell’atleta“, le parole sincere di Chiara rivelano una ferita più profonda. Una volta capito l’errore, si fa spazio nella mente un vuoto pesante. Una verità nuda che evidenzia quanto possa essere doloroso investire mesi di sacrifici per poi vedersi scivolare tutto dalle mani per una disattenzione.
Oggi Chiara si confessa “abbastanza a pezzi“. Le medaglie conquistate ai Campionati Italiani Marathon, alla Vuelta Ibiza BTT, alla Granfondo dell’Argentario e alla Valle dei Vini dei mesi scorsi sembrano lontane, e la Foresta Nera (dove il 26 luglio sarebbe prevista la quinta prova della HERO UCI Marathon World Cup) per ora resta sospesa. Non ci sono gare in programma. C’è solo il bisogno, profondamente umano, di fermarsi, respirare e ricostruire i pezzi di un cuore sportivo colmo di mestizia.
Ma dall’amara delusione emerge la bellezza più pura dello sport, quella solidarietà femminile che trasforma le avversarie in sorelle di fatica. Claudia Peretti, che ha dominato questa quarta tappa dolomitica della HERO 2026 con il tempo eccezionale di 3h53’48”, ha tagliato il traguardo da regina e, subito dopo i festeggiamenti per la sua vittoria, ha cercato Chiara.
Non è stato un gesto formale. Claudia quel dolore lo conosce bene, avendolo vissuto sulla propria pelle per un errore analogo lo scorso anno, perdendo la maglia di campionessa italiana marathon a Borno. Si è avvicinata alla giovane collega, l’ha stretta a sé e l’ha consolata. In quel gesto c’è tutta l’essenza dello sport: la consapevolezza che oggi tocca a me vincere, ma domani potrei essere io a terra. Un messaggio, il suo, pieno di umanità.
Le lacrime di oggi non devono coprire i dati tecnici di ieri. Fino ad Arabba, Chiara Gualandi stava tenendo il passo delle prime in classifica. E i risultati dei mesi scorsi non sono un caso, sono certezze. Claudia Peretti ha dimostrato che dagli errori del passato si costruiscono i trionfi del presente. Chiara Gualandi ha il talento, la grinta e la classe per fare esattamente lo stesso percorso. Questa HERO le ha tolto una medaglia, ma le ha consegnato la consapevolezza di essere una grande. Ti aspettiamo in sella, Chiara.















