Christian Hauser è un nome che suona familiare solo ai più appassionati della sua disciplina, ma presto sarà nelle orecchie di molti. Diciassette anni e prima esperienza alla Coppa del Mondo per il ragazzo significano una sola cosa: vincere. «Non me l’aspettavo, non me l’aspettavo proprio di vincere alla prima. Onestamente a Lenzerheide pensavo che mi sarei solo qualificato e invece».
E invece, dici bene. Avrai iniziato da piccolo e guardati ora.
«Ho iniziato da piccolissimo, avevo quattro anni. Mio papà mi ha portato a provare per divertirci insieme da qualche parte nelle mie zone in Trentino, e così è scattata la scintilla tra me e il Downhill. Non l’ho più mollato».
E adesso?
«Adesso ho trovato la mia strada, so cosa voglio fare. E so anche che posso puntare in alto».
Sei subito entrato in una squadra?
«In realtà no. Abbiamo continuato ad andare insieme, io e papà. Abbiamo preso bici sempre più prestanti e abbigliamento sempre più adatto. Ma sono entrato in una squadra solo a 12 anni che avevo già una certa esperienza, d’altronde lo praticavo già da 8 anni. A dirla tutta, sono entrato in quel team giusto per essere iscritto alla federazione così da poter disputare le prime competizioni».

È lo stesso team in cui sei ora?
«No no, adesso corro per la The Union. Si tratta di una squadra inglese. Mi hanno persino contattato loro. Non ho potuto dire di no, ci sono tanti talenti e da tutto il mondo. Australiani, neozelandesi o francesi come Antoine Pierron. Lui è forte ed è anche il fratello del mio idolo».
Amaury Pierron è il tuo idolo?
«Assolutamente sì. Lo ammiro, è di ispirazione per me. La sua forza è quello che più mi piace di lui: nonostante le cadute, gli infortuni e la sfortuna trova sempre il modo di rialzarsi e si dimostra ancora più forte, se possibile».
La The Union ti tratta bene.
«Direi proprio di sì. Mi hanno subito proposto di partecipare alle prove della Coppa del Mondo. Spero di renderli contenti, almeno per ora. Alla prima partecipazione, alla prima gara, sono arrivato primo. Mi davano per favorito ma io non pensavo proprio, io sono andato per divertirmi e ho vinto. Non mi ero mai misurato in una competizione del genere e adesso ho scoperto di esserne in grado. Cosa rappresenta per me la Coppa del Mondo? La porta attraverso cui arrivo al mio sogno: la maglia arcobaleno».
A Leogang sei stato meno fortunato.
«È andata così: quando abbiamo fatto la ricognizione e ci siamo scaldati era una bellissima giornata. Poi da un momento all’altro, mezz’ora prima della partenza, è venuto a piovere. Il tracciato era completamente diverso da come lo avevamo studiato, la pioggia lo aveva modificato. Sono scivolato, sono caduto e ho perso posizioni. Ho chiuso tredicesimo».
Magari sarai più fortunato a casa, in Val di Sole.
«Da piccolo ero quel bambino che quando c’erano le gare in Val di Sole faceva il tifo, tra pochi giorni sarò quello che per cui gli altri andranno a fare il tifo. Sicuramente sarà entusiasmante correre in Italia, spero che vengano parenti e amici ad incitarmi. Comunque non mi sento di essere giudicato come il favorito perché siamo in Val di Sole. È vero che sono quello che abita più vicino, ma la Black Snake lì non l’ho fatta molte volte».

Sei un tipo scaramantico? Hai qualche rito prima delle gare?
«Non lo definirei rituale, ma mentre mi avvicino a una partenza mi dico sempre che se sono già caduto allora andrà bene. Sai, in così tante prove sicuramente almeno una volta cadi. Sapere che sono già caduto mi fa pensare che al 90% non accadrà di nuovo e mi dà morale».
E riesci a conciliare Coppa del Mondo e scuola?
«Ammetto che è difficile conciliare scuola e sport a questi livelli. Studio a Bolzano in un istituto che propone il corso Olympia per gli sportivi. In pratica le assenze per motivi sportivi non sono contate. Ma quest’anno, proprio per la bici, tra una cosa e l’altra ho perso davvero tanti giorni. Anche se non mi contano l’assenza è comunque difficile seguire le lezioni e capire gli argomenti. Nonostante questo sento che i miei risultati mi stanno portando a ciò che voglio davvero e quindi dall’anno prossimo mi dedicherò ancora di più al Downhill».














