MONDIALI 2023 / Storia di Mathieu van der Poel e della sua bici preferita: la mountain bike (parte 2)

Van Der Poel
Mathieu van Der Poel alle Olimpiadi di Tokyo 2020 (ultima sua apparizione olimpica in mtb)
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Eravamo rimasti all’incredibile rimonta di van der Poel al debutto nella Coppa del Mondo 2017, a Nove Mesto. La domenica successiva, Mathieu voleva correre in Coppa del Mondo ad Albstadt. Ma c’era un problema: un accordo con gli organizzatori del Tour del Belgio. Soluzione: Roodhooft chiese agli organizzatori che Mathieu potesse abbandonare la gara dopo la tappa del giovedì. Loro acconsentirono, e aggiunsero scherzando: «Va bene, ma digli che deve vincere la tappa».


Per non saper né leggere né scrivere Mathieu li accontentò: vinse quella tappa a Moorslede, in volata davanti a Philippe Gilbert e Wout van Aert. Tre giorni dopo era tornato in modalità mountain bike: ad Albstadt, anche grazie a una migliore posizione di partenza, chiuse al secondo posto. Di nuovo a soli 26 secondi da Nino Schurter. Primo podio in Coppa del Mondo. Un mese dopo si piazzò quarto ai mondiali Marathon. L’anno dopo, nel 2018, è diventato campione olandese su strada, nel ciclocross e in mountain bike (Cross Country): non c’era mai riuscito nessuno. Ad agosto partì come uno dei grandi favoriti per gli Europei di Cross Country, ma si ritirò. Ha dovuto aspettare l’anno dopo per diventare campione europeo a Brno. Mentre nel 2021 c’è stata la delusione olimpica di Tokyo, con quella caduta rovinosa che gli ha lasciato in eredità pesanti problemi alla schiena. Tanto che suo padre, Adrie, gli ha consigliato spesso di lasciar perdere la mountain bike. Mathieu però non ci sente. «Delle tre bici è quella che ho scoperto più tardi ma è diventata la mia preferita. È la più divertente, almeno per allenarsi, e la più pesante. Ma quando riesci a domarla la soddisfazione è ancora maggiore. Dove abito è completamente piatto. Forse è per quello che mi piace tanto la mountain bike: è un modo per arrivare in posti stupendi che con la bici da strada sarebbero irraggiungibili. E poi mi piace la tecnica: salire e scendere». 


Grazie alle sue tre specialità (e non dimentichiamo il gravel), Mathieu ha affinato i suoi talenti. Ha una buona velocità, un’agilità decisamente superiore alla media, un’esplosività non comune, un’accelerazione folgorante. Il suo alto ritmo di pedalata ritarda l’affaticamento muscolare, e questo gli permette di essere ancora più veloce (vedi le sparate per portare davanti al gruppo Jasper Philipsen all’ultimo Tour de France). Con la pratica della mountain bike ha migliorato la sua resistenza fisica.


Oggi l’ambizione dichiarata di van der Poel è quella di vincere tutti e tre i mondiali, ma a ventotto anni è ancora indietro: ha vinto cinque volte nel ciclocross (e due volte da junior), su strada è fermo al mondiale juniores di Firenze, e in mountain bike al bronzo di Lenzerheide 2018. La sua è una forte ambizione, e visto il livello sempre crescente tutt’altro che facile da raggiungere, ma quell’idea è sempre viva. L’altro obiettivo è quello di rifarsi a Parigi della delusione patita a Tokyo: la strada per qualificarsi non sarà in discesa, ma un fuoriclasse come lui non può non puntare all’oro olimpico, quello che regala l’immortalità. È anche vero che alla sua età van der Poel sa che gli appuntamenti non sono ancora moltissimi. E conoscendo il senso di Mathieu per gli obiettivi che si pone, è difficile non ritenerlo uno dei grandi favoriti anche per i prossimi mondiali mtb. Nonostante non abbia potuto fare un allenamento specifico. È ancora lo stesso che aspettava due giorni la sua mtb in aeroporto, e che si perdeva tra le montagne di un’isola lontana e dopo poche ore arrivava davanti a tutti.

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