Nino Schurter parteciperà alla sua quarta olimpiade da professionista. Alla sua prima esperienza (Pechino 2008) arrivò terzo. Quattro anni più tardi (Londra 2012) secondo è l’ultima (Rio 2016) primo. Di tutti i suoi rivali arrivati a podio assieme a lui in questi 13 anni, non c’è più nessuno.
Lo svizzero, sarà l’unico nella storia della Mtb a lottare ancora “forse” per una medaglia. Arriva da un buon buon quinto posto dal fango di Les Gets, ma in mezzo a tanti ragazzi molto più giovani di lui. Comunque vada, Tokyo 2020 per Schurter sarà un successo. Un successo perché sarà ancora lì tra i favoriti. Lui che ha iniziato a gareggiare in Mtb con percorsi del tutto naturali e gare di oltre due ore, a Tokyo 2020 (così come a Londra 2021 e Rio 2016), dovrà fare i conti con percorsi quasi del tutto artificiali e un’ora o poco più di gara.
L’esperienza sarà il vero asso nella manica di Nino Schurter
Una prova olimpica però è molto di più di una gara di Mtb dove bisogna fare i conti con le gambe, energie e tracciato. L’olimpiade è un vero e proprio stress mentale che gioca brutti scherzi a molti atleti (soprattutto giovani). Il fatto che molti corridori siano alla loro prima esperienza potrebbe essere un’arma a doppio taglio. Quando si lavora per un unico appuntamento in quattro anni (cinque in questo caso) il carico emotivo è una componente fondamentale che può determinare il successo o il fallimento di una competizione. Nino Schurter arriverà a Tokyo 2020 con un grande bagaglio di questa esperienza. Esperienza che potrà usare tutta fino alla fine in quella che sarà (con tutta probabilità) la sua ultima gara a cinque cerchi.














