
Non chiamatelo solo ciclocrossista. Il neo-Campione Italiano élite ha dominato a Brugherio mettendo in mostra un bagaglio tecnico che profuma di mountain bike: nose–press funzionali, assetto centrale e una scelta gomme “controcorrente”.
Potevamo tirarci indietro dal fare due chiacchiere con lui? Ovviamente no. E allora, Filippo, raccontaci: quanta mtb c’è nel tuo ciclocross?
L’antefatto: biker, crossista o ibrido?
C’è modo e modo di vincere un Campionato Italiano. Filippo Fontana a Brugherio non ha solo staccato gli avversari, ma ha messo in mostra un’interpretazione della disciplina che ha fatto brillare gli occhi a tutti gli appassionati di tecnica.
A vederlo guidare, Filippo sfugge alle etichette: non è un crossista puro, non è solo un biker prestato ai prati. È un ibrido vincente. Mentre altri “subivano” il percorso, lui lo aggrediva con linee che tradivano chiaramente il suo DNA cross country: contropendenze affrontate senza sganciare il piede, ripidi in salita superati in sella e una gestione dell’anteriore aggressiva.
Abbiamo raggiunto Filippo al telefono, per farci spiegare cosa c’è dietro quella guida così distintiva.

“Effetto” Fontana: quando la mtb incontra il cross
La prima cosa che salta all’occhio è la naturalezza. Dove il crossista classico calcola, Fontana istintivamente agisce. È lui stesso a confermarci come le due discipline, nel suo caso, si alimentino a vicenda in un interscambio continuo di skill.
Cosa porta la mtb nel cross? La gestione dell’imprevisto e la confidenza sul ripido. «Penso sia legato agli anni di cross e allenamenti da bambino nei campi» ci spiega Filippo. «In certe situazioni, come le discese di sabbia in Coppa del Mondo (ad esempio Zonhoven), l’uso della bici da cross con un approccio da biker ti dà confidenza su terreni che magari non si trovano sempre, ma che fanno la differenza». Mentre altri esitano, il biker si butta dentro, forte di un’abitudine a gestire pendenze e fondi smossi che sulla bici “grossa” sono il pane quotidiano.
Cosa porta il cross nella mtb? La sensibilità estrema. Qui l’analisi di Fontana si fa interessante per chi pratica mountain bike: «Fidarsi di una gomma è una cosa che viene dal cross. Lì non ci sono sospensioni, non ci sono canali larghissimi. Impari l’economia della pedalata e a gestire la trazione in situazioni tecniche». Guidare una bici rigida su fondi viscidi insegna a “sentire” il limite del grip molto prima, una sensibilità che, riportata su una mtb moderna full–suspension, si traduce in una guida più pulita e meno dispendiosa.

La scelta tecnica: sdoganare il tubeless. Fontana dice sì
Nel mondo del ciclocross, dove il tubolare incollato è quasi un “dogma” religioso per via delle pressioni bassissime, Fontana ha corso una stagione controcorrente, utilizzando principalmente il sistema tubeless.
Una scelta che dimostra quanto la tecnologia delle coperture (nel suo caso Vittoria) abbia fatto passi da gigante in una disciplina in cui tutto dipende proprio dalle gomme. «Quest’anno ho usato principalmente tubeless, anche nel cross» conferma il neo-Campione Italiano. Il vantaggio non è solo nella praticità, ma in un feeling di guida che si avvicina sempre più a quello del tubolare, pur mantenendo la solidità necessaria per non stallonare in curva.
I numeri? Per un atleta di circa 60 kg, su un percorso veloce e tecnico come quello dell’Italiano, la pressione di riferimento è stata di 1.25 bar, sia all’anteriore che al posteriore. In condizioni di fango pesante o ghiaccio, si scende ancora, fino a 1.1 bar. Valori che richiedono una guida precisa per non distruggere il cerchio o la gomma.

Anatomia della curva: il “Nose-Press” non è esibizione
Un altro dettaglio che abbiamo notato è la posizione in sella. Nelle discese tecniche o nelle curve strette, Fontana resta molto centrale, caricando l’anteriore, invece di arretrare eccessivamente come vediamo fare ai più.
E poi c’è quel modo di chiudere le curve alzando il posteriore. Spettacolo? No, necessità. «Il nose-press? Non ci penso neanche, mi viene naturale» racconta. In spazi stretti, con una bici rigida, alzare la ruota dietro permette di chiudere la traiettoria in un fazzoletto, mantenendo velocità d’uscita senza dover mettere il piede a terra. È l’applicazione pratica della tecnica mtb alla velocità del cross.
Va bene Filippo, tu fai pure: noi ci godiamo lo show!
Futuro: il nuovo assetto Olympia
La chiacchierata si chiude con uno sguardo alla stagione 2026. Questa vittoria tricolore è il miglior biglietto da visita per il nuovo assetto del team: avete notato quanti cambiamenti in casa Olympia? L’arrivo di nomi importanti come Jacopo Billi, Mirko Tabacchi e Nadir Colledani, quest’ultimo (tra l’altro) quarto all’esordio con la nuova maglia, non ha certo bisogno di presentazioni.
Cross–country, marathon, ciclocross e e–bike: non manca niente giusto? Ne vedremo delle belle… ancora.















