Una notizia che scuote il panorama gravity internazionale: Warner Bros. Discovery (WBD) Sports e l’UCI hanno annunciato ufficialmente che il 2026 sarà l’ultima stagione dell’Enduro all’interno dell’attuale struttura di Coppa del Mondo.
Una decisione forte, che segna la fine di un’era iniziata oltre un decennio fa con le prime Enduro World Series, ma che apre le porte a riflessioni profonde su cosa sia diventato – e cosa debba tornare a essere – l’Enduro in mountain bike.
Cosa cambia nel calendario agonistico dell’Enduro
Le motivazioni comunicate dietro questa scelta sono molto chiare. L’Enduro possiede caratteristiche uniche e una comunità che necessita di un approccio su misura. Secondo gli organizzatori, il format ha bisogno di:
- Maggiore flessibilità operativa
- Spazio per l’innovazione
- Un focus più forte sulla partecipazione e sul coinvolgimento diretto degli appassionati
Questi elementi si sono rivelati difficili da incastrare nei rigidi schemi televisivi che oggi regolano discipline come il Cross Country e il Downhill.

Il baricentro delle competizioni ai massimi livelli si sposterà interamente sui Campionati del Mondo UCI di Enduro ed E-Enduro, che dal 2027 diventeranno gli eventi di punta assoluti per la disciplina. I prossimi appuntamenti chiave per l’assegnazione della maglia iridata sono già fissati:
- 16-18 ottobre 2026, Finale Ligure (Italia): il Mondiale si correrà nella Finale Outdoor Region, portando i migliori rider in quella che è universalmente riconosciuta come la casa spirituale dell’Enduro.
- Stagione 2027, Alta Savoia (Francia): l’Enduro e l’E-Enduro saranno parte dei super Mondiali di ciclismo, con i tracciati del Grand Massif e Morillon pronti a incoronare i nuovi campioni.
Nel frattempo, per mantenere vivo lo spirito amatoriale, si sta lavorando all’integrazione di eventi collaterali Enduro Open durante alcuni weekend selezionati delle WHOOP UCI Mountain Bike World Series.
L’Enduro non muore, cambia (di nuovo) pelle
Mettiamo subito le cose in chiaro: la fine della World Cup non è assolutamente la fine dell’Enduro.
Da disciplina nata per la condivisione, per il puro divertimento di guadagnarsi la discesa pedalando in compagnia e per l’elevato livello tecnico, l’Enduro continuerà ad avere un seguito enorme. Le aziende del settore continueranno a investire, a sviluppare MTB dedicate sempre più capaci, e le bike area avranno sempre reti di sentieri specifici da farci esplorare.

Tuttavia, è innegabile che il filone delle gare competitive cambierà forma e metodo. La ricerca esasperata della prestazione pura in stile Downhill ha forse allontanato l’Enduro dalla sua essenza originale: l’avventura, la creatività e la passione viscerale per il riding, dove il viaggio – e persino il trasferimento pedalato – contano tanto quanto il risultato del cronometro. Svincolato da certe logiche, l’Enduro avrà ora la libertà di evolversi alle sue condizioni.
Dite la vostra: qual è la direzione giusta?
Siamo davanti a un bivio cruciale per il nostro sport. Da una parte si perde la vetrina mediatica di un circuito stagionale strutturato come la Coppa del Mondo; dall’altra si recupera la libertà di far crescere l’Enduro slegandolo da logiche televisive che, forse, non gli appartenevano fino in fondo.
Vogliamo aprire il dibattito e leggere i vostri pensieri nei commenti. Perché in fondo, l’Enduro è sempre stato anche questo: arrivare in cima a un trail col fiatone, fermarsi un attimo a discutere delle traiettorie e lanciarsi in discesa.














