Diego Rosa, ritorno alle origini: «Mi diverto in Mtb e sperimento la registrazione e il montaggio di video per YouTube»

Rosa
Diego Rosa in azione con la sua Specialized (foto: Mariano Bertoli)
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E’ un momento speciale per Diego Rosa, nuovo innesto del Taddei Factory Team, che ieri ha festeggiato i 34 anni. Dopo dieci stagioni tra i professionisti sulla bici da strada e l’ottimo sesto posto al campionato italiano marathon dello scorso anno, lo ritroviamo in sella ad una mountain bike, suo primo amore. Iniziamo con le domande.

Innanzitutto come stai?

«Tutto bene, grazie. Sono appena tornato dal lungo settimanale, circa 5 ore con 3.000 metri di dislivello. Anche in questo giorno di festa sono riuscito a trovare qualche ora per divertirmi in bici, senza togliere tempo alla famiglia. Sono felice».

Hai ottenuto sin da subito buoni risultati: un settimo e due ottavi posti di tappa in coppia con Domenico Valerio al debutto alla Andalucia Bike Race, subito seguiti dal quarto posto alla Bardolino Bike e dal terzo posto di domenica alla Rampichiana (vinte rispettivamente dai compagni Failli e Chiarini, entrambi ex pro della strada). Ti aspettavi di essere così brillante in questo avvio di stagione?

«Mi sono preparato bene, alternando allenamenti con bici da strada ad allenamenti dedicati alla tecnica con la Mountain Bike. Tuttavia non mi aspettavo di essere così brillante nelle prime gare, più brevi ed esplosive delle classiche Marathon».

Hai lasciato la Mtb nel 2011 dopo il mondiale di Chambery negli Under23 per dedicarti alla strada. Quanto sono cambiate le bici rispetto alla tua ultima stagione nel cross country?

«Le biciclette sono state stravolte: nel 2011, la mia ultima stagione in mtb, le bici erano tutte con sospensioni da 80 millimetri, guarniture triple, ruote con canali strettissimi, primi esperimenti di coperture tubeless e manubri da 56 centimetri. Quest’anno Cicli Taddei mi ha fornito una S-Works Epic Evo con sospensioni RockShox da 120 millimetri, guarnitura monocorona e reggisella telescopico. Una bella differenza, direi. Questa metamorfosi ha cambiato radicalmente la biomeccanica in sella e lo stile di guida, soprattuto in discesa. Un tempo si sovraccaricava l’anteriore per salire e lo si alleggeriva il più possibile per scendere, spostandosi con il corpo verso la ruota posteriore ed abbassando il baricentro. Ora, anche con l’aiuto del telescopico, il biker riesce ad essere più centrato sia in salita che in discesa, sprigionando più watt sui pedali e risparmiando energie fondamentali».

Per affrontare queste prime gare hai optato per scelte tecniche particolari o per montaggi standard?

«Non ho effettuato grandi modifiche al set-up originale della bici. Ho montato mousse all’anteriore ed al posteriore per cercare di girare con gomme più morbide possibile. Piano piano sto prendendo confidenza con le sospensioni, delle classiche RockShox. Al momento ho preferito non usare l’efficiente sistema Brain di Specialized, piuttosto complicato da tarare. Non appena troverò il giusto feeling con la bici inizierò con le microregolazioni, ma devo ammettere di trovarmi già molto bene».

Molti ex stradisti, su tutti Francesco Casagrande (attivo fino allo scorso anno) ed i tuoi attuali compagni Francesco Failli e Riccardo Chiarini, prediligono le lunghe distanze alle più brevi ed intense prove del cross country. Anche tu, nonostante un passato nella specialità olimpica, hai deciso di tornare per dedicarti alle gare marathon, più simili alle gare su strada. C’è un motivo in particolare?

«Il cross country odierno è molto spettacolare, ma richiede capacità tecniche che non permetterebbero ad un ex stradista di competere ai massimi livelli. Ricordo un prova di Coppa del Mondo nel mio ultimo anno da biker durata 2 ore e 45 minuti. Ora le gare di cross country durano al massimo 1 ora e mezza e sono molto più tecniche di un tempo, con rock garden e salti mozzafiato».

Stai seguendo le gare su strada? Chi vedi favorito per il Fiandre di domenica?

«Sto seguendo poco, eccezion fatta per la bellissima Milano-Sanremo. A conferma di ciò ti posso dire che domenica, al ritorno dalla Rampichiana, ho incrociato bus e ammiraglie di squadre pro’ e non sapevo se ci fosse stata Coppi e Bartali o Larciano. Per quanto riguarda il Fiandre di domenica sarò scontato: sarà l’ennesima sfida tra Van Aert e Van der Poel».

Nelle tue parole non si avverte nostalgia di quell’ambiente. E’ così?

«Confermo. Al momento non sento grande mancanza di quell’ambiente in cui sono stato immerso per dieci lunghi anni. Ho bellissimi ricordi, specialmente dei primi anni caratterizzati da grande entusiasmo e spensieratezza, ma era giunto il momento di cambiare aria. Devo ammettere di aver trovato nel fuoristrada un bell’ambiente, stimolante dal punto di vista sportivo e più conciliabile con gli impegni familiari».

Da qualche mese hai aperto il tuo canale YouTube, prime impressioni?

«Mi sto divertendo a registrare e montare video e credo sia importante per la visibilità di sponsor e team. Piano piano sto migliorando con la qualità dei filmati ed ho intenzione in futuro di portare recensioni di prodotti e contenuti legati al mondo della preparazione. Negli anni ho imparato molto a riguardo, sperimentando numerose metodologie di allenamento e nutrizione. Attualmente mi sto allenando seguendo le istruzioni di Michele Bartoli, già preparatore di mio fratello Massimo, e ne sto trovando grande giovamento».

Cosa vedi nel tuo futuro?

«Mi piacerebbe allenare giovani appassionati di ciclismo. Da qualche mese sto aiutando dei ragazzi Juniores ed Under23, tra cui mio fratello Luca che si trova al primo anno tra i dilettanti. Tuttavia per il momento il focus è sulla bici e la famiglia».

Prossime gare in programma?

«Sono contento dei risultati arrivati in questo primo mese di gare, ma per raccogliere a pieno i frutti della preparazione sto aspettando gare più lunghe ed impegnative, a me più congeniali. Il grande obiettivo di questa stagione è il campionato italiano marathon di luglio che si svolgerà a Telve, in Valsugana. I prossimi mesi mi serviranno per migliorare il colpo di pedale e prendere confidenza con la nuova specialità. Intanto questo fine settimana sarò in Toscana, a Cortona, dove spero di raccogliere un buon risultato per la squadra».