
La Cape Epic è sempre stata un vero e proprio banco di prova per le novità tecniche. E quest’anno nessuna eccezione: anche stavolta tante particolarità, che non sono passate inosservate. La più sostanziosa riguarda senza dubbio la partecipazione di una fantomatica Mtb con ruote da 32”.
Nella terza tappa, la più lunga nella storia della gara (di addirittura 140 chilometri), il sudafricano Marc Pritzen e lo svizzero Felix Stehli, in gara per il team Honeycomb 226ers, hanno così conquistato una vittoria che va ben oltre il semplice risultato sportivo.
Il motivo? Le ruote da 32 pollici della bici di Stehli, capaci di attirare l’attenzione di tutto il paddock.
Primo successo di “spessore” delle 32 pollici
Più volte sul sito abbiamo trattato la materia analizzando la situazione di queste “maggiorate”, per ora forse ancora lontane dalla diffusione di massa, ma sempre più presenti nelle discussioni tecniche. Vederle vincere (inaspettatamente), e per di più in una tappa così impegnativa, rappresenta un passaggio chiave. In un contesto estremo come quello sudafricano, dove ogni scelta viene messa alla prova senza sconti e il fatto che non siano emersi problemi evidenti (tutt’altro!), rafforza ulteriormente il valore di questo risultato.

Da analizzare, però, non sono le sole ruote, ma anche altri dettagli. Sì, la geometria per forza di cose molto allungata di questa Stoll (allestita di tutto punto), ma anche e soprattutto la forcella.
Non le ruote, a stupire è anche la scelta della forcella
La bici di Stehli era equipaggiata con una forcella (che sembrerebbe essere Intend) a steli rovesciati, addirittura provvista di cartuccia Flight Attendant (di RockShox). La combinazione di sospensioni elettroniche e architettura rovesciata rappresenta sicuramente una scelta coraggiosa.
Da un lato, l’elettronica promette efficienza e adattabilità in tempo reale; dall’altro, la forcella upside-down punta a migliorare sensibilità e rigidità nella gestione degli impatti. Ma si tratta di sistemi “estremi” che fino a qualche giorno fa avremmo detto sicuramente non ideali per pedalare così a lungo e su trail simili.

A sorpresa, ma fino ad un certo punto, anche queste scelte “custom” così audaci non hanno presentato criticità. E in un contesto dove guasti e problemi tecnici sono all’ordine del giorno, riuscire a portare a termine (e vincere) una tappa così dura con una configurazione tanto elaborata è un segnale forte. Significa che certe tecnologie non sono più prototipi fragili, ma soluzioni pronte a confrontarsi con la realtà più estrema.
Il successo di Pritzen e Stehli diventa così dimostrazione concreta di come il futuro del mountain biking stia prendendo forma:
- Ruote più grandi;
- Sospensioni intelligenti;
- Soluzioni strutturali fuori dagli schemi.
E come spesso accade, ciò che oggi debutta nelle condizioni più dure potrebbe diventare, domani, il nuovo standard.














