Coppa del Mondo mtb: il primo bilancio da Mona YongPyong tra fango, caos e nuovi nomi

Mona YongPyong
Podio maschile della prova XCO di Coppa del Mondo a Mona YongPyong (credit: UCI MTB)
Tempo di lettura: 4 minuti

La Coppa del Mondo mtb è ufficialmente ripartita! E, se dal lato tech abbiamo avuto meno “carne al fuoco” rispetto alla prima tappa dello scorso anno, quanto a emozioni non si può certo dire lo stesso. La gara di Mona YongPyong si è trasformata in un inno ai giovani, alla tecnica di guida e alle sfide senza paura. Ripercorriamone i punti salienti in questa nostra consueta analisi.

Il fango e la corsa a piedi: dinamiche da ciclocross

Sì, sembrava di guardare una tappa di Coppa del Mondo di ciclocross. E no, i biker non erano impazziti: c’era semplicemente così tanto fango che non si stava in piedi. Il risultato? Tutti scendevano e correvano su per i tratti in salita, spingendo la bici a mano. Il tracciato di Mona YongPyong si è rivelato durissimo — con muri estremamente ripidi — benché molto largo e mediamente tecnico in condizioni di asciutto.

Tuttavia, la pioggia notturna non ha fatto sconti. Il tracciato è diventato impraticabile, annullando il grip delle gomme e facendo impazzire i box per mantenere le bici in funzione. Abbiamo assistito a lotte continue contro forature dovute a pressioni estremamente basse, cambi improvvisati di gomme e catene che non volevano saperne di agganciare i denti dei rapporti a causa dell’accumulo di detriti.

Mona YongPyong
Scatto dall’alto della prova XCC uomini Elite della tappa di Coppa del Mondo di Mona YongPyong (credit: UCI MTB)

Coppa del Mondo “falsata”? Non proprio…

Se su strada esistono i ventagli, le mosse di squadra e l’intervento delle ammiraglie, in mtb ci sono il fango, la pioggia e le scelte tecniche: alla fine vince sempre chi fa meno errori.

  • La gara femminile. Jenny Rissveds è fortissima e ha dettato legge nella prima parte, ma Sina Frei l’ha letteralmente surclassata con il ritmo e con la tecnica. Per la Frei si tratta, infatti, della primissima affermazione in un XCO Elite in Coppa del Mondo. La svizzera ha fatto la differenza sia nei tratti guidati che nella corsa a piedi. Dietro di lei, un’eccezionale Madigan Monroe ha soffiato in volata la terza piazza.
  • La masterclass maschile. Dario Lillo ha vissuto la giornata della vita, conducendo tutta la gara in testa, pennellando le linee con una calma imperiale e guidando la sua Giant da vero campione. Lo svizzero ha trionfato staccando Luca Martin e Charlie Aldridge di quasi due minuti.
  • La gestione mentale. Dietro i leader si è scatenato il caos, e le differenze si notano ancora di più in casi così estremi. L’approccio alla corsa a piedi, poi, ha fatto emergere differenze clamorose. Emblematica la crisi di Finn Treudler: il giovane talento, vittima di continui salti di catena, si è dimostrato forte ma “impaziente”, finendo per perdere totalmente il flow nel momento più critico.

Molti assenti di “spessore”

Questa Coppa del Mondo così giovane ci è piaciuta moltissimo. Non era affatto scontato conquistare i cuori degli appassionati fin dal primo giorno dell’era “dopo Nino Schurter”, complici anche tante assenze pesanti tra XCC e XCO. Tanti nomi nuovi sono saliti alla ribalta, ormai maturi e pronti a darsi battaglia. Allacciate le cinture: al loro rientro, i grossi calibri come Koretzky, Blevins, Boichis, Pidcock, Hatherly e Van der Poel dovranno sudare per sfidare questo nuovo volto della mtb.

Schurter
Nino Schurter: il ritiro a Lenzerheide 2025 (credit: UCI MTB)

Avondetto, Fontana e Berta: azzurri pronti a esplodere

La Coppa del Mondo è pronta a premiare la nuova generazione. E l’Italia c’è, con una fucina di talenti da far invidia a chiunque. In campo maschile, Simone Avondetto ha dimostrato un’ottima condizione chiudendo secondo nello Short Track, lanciando un segnale chiaro: è prepotentemente in cerca dell’affermazione definitiva sul gradino più alto del podio.

Altrettanto esaltante è stata la prestazione di Filippo Fontana, che ha tagliato il traguardo al sesto posto al termine di una clamorosa rimonta dalle ultime file. Il fango estremo lo ha letteralmente esaltato, premiando il suo infinito bagaglio di destrezza tecnica costruito sui campi da ciclocross e confermandolo come un vero rullo compressore per costanza e affidabilità.

Al femminile, le soddisfazioni azzurre portano la firma di Martina Berta, eccezionale quinta nel durissimo XCO sudcoreano. Una prestazione di spessore che la mette in luce in mezzo alle migliori e la fa apparire prontissima per una stagione che si preannuncia scoppiettante.

Frei
Sina Frei vince la sua prima prova XCO di Coppa del Mondo a Mona YongPyong (credit: UCI MTB)

News tech: “poche” novità, massima attenzione all’affidabilità

Se durante le prime due tappe della Coppa del Mondo 2025 avevamo osservato un notevole susseguirsi di innovazioni, a Mona YongPyong il focus dei meccanici si è spostato più sulla sopravvivenza dei mezzi che sulle rivoluzioni. Chi si aspettava un’uscita di massa delle chiacchierate ruote da 32″ è stato costretto ad attendere ancora, riponendo le proprie speranze nei prossimi appuntamenti. L’attenzione dei curiosi si è quindi concentrata sulla visione di quello che sembra essere a tutti gli effetti il nuovo prototipo di Scott Spark, utilizzato in gara dagli atleti del team Scott Sram.

Chi invece ha fatto debuttare con assoluto successo la propria nuova creazione è stata Specialized: la vincitrice Sina Frei ha lodato pubblicamente la leggerezza della nuova Epic, rivelatasi provvidenziale e capace di scaricare il fango pesante in modo eccezionale rispetto ai telai della concorrenza. A completare il quadro tecnico di questo fine settimana, non è mancata la consueta corsa alle gomme da fango, nell’XCO, e a quelle strette e scorrevoli nel format XCC, puntualmente abbinate a kit e vestiario spiccatamente aerodinamici per cercare di limare ogni singolo secondo utile.